giovedì 22 marzo 2012

#9Recensione


Ho terminato ieri la lettura di un libro che mi è stato regalato per il compleanno (a gennaio). Si tratta di “Assassin’s Creed. Rinascimento”, tratto dal celebre videogioco, e scritto da un autore che si firma Oliver Bowden; sarà forse italiano? Non so…
Dovrebbe essere il primo di una trilogia, e questa cosa l’ho scoperta alla fine, prima pensavo che fossero tre libri stand-alone, cioè una saga formata da capitoli autoconclusivi e semi-slegati tra loro. A questo punto, però, non credo proprio che mi procurerò gli altri. Il perché nel mio commento.

Titolo: Assassin’s Creed. Rinascimento
Autore: Oliver Bowden
Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 405 
Uscita: uscito nel 2010

Trama: Firenze, 1476. Il giovane Ezio Auditore ha visto giustiziare il padre e i fratelli in seguito alle accuse montate dalla famiglia dei Pazzi. Scopre così di discendere dalla detta degli Assassini, la cui unica missione, da secoli, è distruggere l'Ordine dei Templari, dove militano proprio i Pazzi. Da quel momento e per anni, Ezio si aggira per l'Italia, silenzioso e invisibile, per uccidere i nemici cui ha giurato odio eterno. Ma la sua guerra ha anche un altro e più importante obiettivo: recuperare un misterioso Codice che potrebbe dare a chi lo possiede un potere incommensurabile.
Basato sul celebre videogioco Ubisoft "Assassin's Creed", il primo, appassionante libro si una serie epica, che al fascino della storia unisce la suspance del Thriller.

Recensione: Non so se consigliare questo libro. Forse a coloro che hanno già avuto l’occasione di conoscere i protagonisti per mezzo del videogioco, potrebbe piacere. Per gli altri potrebbe rivelarsi una delusione. La copertina, che mostra un protagonista che ostenta arroganza e determinazione, sullo sfondo di una città quattrocentesca, è mediamente carina, ma non di certo bella, anche perché la risoluzione è digitale; è una scena tratta proprio dal videogioco. La scrittura non tarda a rivelarsi imprecisa e piatta, con periodi lunghini e che non incidono; col tempo o migliora o ci si abitua, so solo che, anche se continua a non essere delle migliori, non procura più troppo fastidio. Un altro aspetto negativo legato alla narrazione è che troppo spesso questa narrazione si risolve in raccontato, cioè tutto è detto in qualche frase e si passa all’argomento successivo, senza creare empatia con il lettore. Tutto è veloce, ma non per questo più scorrevole o interessante.
Fin dal prima capitolo si capisce con chi si ha a che fare: il protagonista Ezio Auditore, capo bulletto di una banda di teppistelli, non trova nessuna fatica nel saltare dal tetto di un edificio a un altro, e così suo fratello. Cioè, quando scopre di essere un Assassino, impara solo la sottile arte dell’uccidere senza rimorso. Sì, perché l’abilità è evidente che la possiede già prima (prima anche dell’estenuante allenamento che nel libro viene raccontato in due righe), mentre ora, una stilettata, un “requiescat in pace” e via, si passa al prossimo. Il grande gruppo degli Assassini, che è composto da quattro gatti e due magnaccia donne, una delle quali è la l’antenata della monaca di Monza, ha un ruolo ben preciso, come si può immaginare dal nome: uccidere i nemici, per il bene del mondo. Non dirò chi sono i nemici, ma solo che per Ezio ne esiste uno solo, finché non è morto. Infatti si passa da un: “Devo uccidere Vieri!”.
Poi:”Devo uccidere Francesco!”.
“Il mio massimo scopo è uccidere Jacopo!”  Ad un certo punto Ezio afferma che gli Assassini devono uccidere solo se strettamente necessario, e lo fa appena dopo aver tagliato la gola a una guardia che sta solo facendo il suo lavoro e che potrebbe togliere di mezzo semplicemente tramortendola. Bah…
 Quando in una città sono tutti morti, è ora di andare in un’altra, così si arriva a Venezia, poi Forlì, poi di nuovo Firenze e Venezia, e infine Roma. Beh, non racconto nulla di Roma, la cui narrazione riguarda il capitolo 28. Do solo un consiglio: chiunque voglia avventurarsi nella lettura di questo libro, legga solo fino al capitolo 27, perché l’ultimo è confuso e osceno! Praticamente arrivato al capitolo ventisettesimo, ero pronto a dare tre stelline a questo libro, ma ora gliene do solo due tirate. La lettura si rivela infatti, nonostante sia piena di difetti e mancanze e caratteristiche che la rendono mediocre, abbastanza scorrevole. Inoltre, cosa che mi è piaciuta molto, i personaggi, almeno la maggior parte, sono figure veramente esistenti e che hanno davvero compiuto le gesta narrate; quindi qui queste gesta storiche sono finalizzate alla causa degli Assassini. E’ abbastanza divertente riconoscere queste informazioni in quella che per certi versi è un manuale di storia romanzato. Ad esempio, Caterina Sforza ad un certo punto rivela a Ezio, che l’Assassino Niccolò Machiavelli l’ha aiutata a governare il piccolo stato di Forlì. Infatti, Machiavelli ha scritto un libro, come rivelerà il suo personaggio stesso in seguito, che si intitola “Principe”, e fornisce istruzioni di governo. Penso che un lettore capisca meglio queste cose dopo averle studiate a scuola, di conseguenza consiglio di leggerlo dalla quarta superiore.  
I personaggi che mi sono piaciuti maggiormente, per il loro carisma, sono Caterina Sforza e Rodrigo Borgia, il futuro papa Alessandro VI (anche se quest’ultimo mi ha fatto cambiare idea nell’ultimo capitolo). Mi ha lasciato perplesso il fatto che Bianca, la figlia di Caterina, sia d’accordo con la madre sull’aver ucciso il padre. Cioè, boh…
Concludo aggiungendo un passaggio che mi è piaciuto e mette in mostra il lato intraprendente ed energico di Caterina Sforza (attenzione, ha un significato erotico):

-         Lo baciò sulla fronte, poi, all'inizio con una certa titubanza, sulle labbra. "E se c'è niente che io possa fare... per accelerare la vostra guarigione... non avete che da dirlo." La sua mano cominciò a scivolare dolcemente sotto il lenzuolo finché trovò la sua meta. "Oh", mormorò e sorrise. "Mi sembra di aver già conseguito un successo... un po’."
"Siete una gran donna, Caterina Sforza."
Lei rise. "Se dovessi scrivere la storia della mia vita, tesoro, lascerei di sasso il mondo." -  

L’ultima battuta mi piace particolarmente.

2**

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