domenica 24 giugno 2012

#46Recensione: Green di Kerstin Gier





Finalmente il momento è arrivato, il momento in cui ho terminato una trilogia che mi è piaciuta molto. Sto parlando della Trilogia delle Gemme dell’autrice tedesca Kerstin Gier, e il libro che ho appena finito di leggere è, ovviamente, “Green”, il terzo capitolo. E’ quindi il caso che una volta per tutte elenchi i punti positivi e quelli negativi di questi romanzi, senza rimanere troppo nel vago, dato che questa è l’ultima opportunità. Devo prima precisare che durante la lettura di Green mi sono sentito di mettere in dubbio il voto che ho dato al libro di mezzo, “Blue”; ovvero non sono più stato molto sicuro del mio apprezzamento nei confronti di queste letture. Di solito non mi accontento facilmente, sono un lettore esigente, voglio che ogni aspetto e ogni ambito siano spiegati, descritti e costruiti molto bene. Evidentemente alcuni di questi aspetti, mentre proseguivo la storia con il terzo volume, mi sono sembrati trattati in modo per me non così soddisfacente e perciò mi sono chiesto se l’autrice si fosse comportata allo stesso modo con gli altri due libri. Red non mi è piaciuto molto, quindi posso affermarlo, non ha soddisfatto la mia sete di lettore. Ma a Blue ho attribuito un voto decisamente alto, e proprio per questo mi sono sentito insicuro su questa decisione. Avrò dato il voto che ritengo giusto? Sinceramente quando ho chiuso il tomo ero molto felice di aver appena concluso una buona lettura; trovo infatti che una grande componente che influisce nel voto è la piacevolezza. Sì, ho trovato Blue piacevole. Allora così non è stato per Green? Mi impegnerò adesso a spiegare meglio, facendo collegamenti con gli altri due capitoli.

Red è un libro abbastanza introduttivo, e si sente perciò l’esigenza di conoscere meglio i personaggi e le dinamiche tra loro. Così, allo stesso modo, i rapporti di due personaggi che sono sbocciati tra queste pagine, non sono ancora saldi del tutto. Anche la vicenda dei viaggi nel tempo, fattore dominante, preme l’interesse del lettore. Chiari sono, però, il carattere adolescenziale della narrazione, grazie al fatto che avviene nella prima persona di Gwendolyn, la protagonista, e lo stile ironico e immediato, studiato e scorrevole. Man mano che ho proseguito nella lettura, ho apprezzato i rapporti famigliari – che pure verranno stravolti, come si scoprirà – e l’affetto d’amicizia. Cose che non ho apprezzato, invece, sono state diverse. La prima riguarda lo stile: se la scrittrice riesce così bene risultare divertente, perché non proseguire in questo senso? Perché inserire solo qua e là qualche battuta e frase ironica? Il libro sarebbe stato migliore se ne avesse aggiunte molte di più. Allo stile si affianca il carattere della protagonista, un’adolescente comune – ma non troppo, come scoprirà - e determinata. Il suo punto forte è questo, si considera una ragazza normale con una bella famiglia e un’amica fedele. Nel corso dei libri mi è risultata sempre più simpatica. Un altro aspetto negativo è la  povertà di eventi: la ragazza protagonista e l’altro viaggiatore nel tempo non fanno altro che pochi giretti nel passato per incontrare quello *stronzo* dello pseudo conte di Saint-Germain; sono presenti anche alcuni “salti” incontrollati di Gwendolyn. Ma tutti sono brevi, la descrizione dell’epoca passata è un po’ minore a quello che un lettore esigente si aspetta, e terminano proprio nell’attimo migliore, nel punto di maggior pathos. Uffa! Poi uno dei viaggi incontrollati, mi pare il secondo, avvenuto all’interno della sua casa, mi ha lasciato un dubbio. Negli Annali viene detto che una ladra nel lasso di tempo del salto ha rubato qualcosa ed è sfuggita, ma non mi pare che venga mai spiegato cosa, e poi Gwenny non ha preso nulla. Per l’idea originale su cui è basata la trilogia mi sono sentito di dare un voto medio con l’aggiunta di un più, simbolo della marcia in più che ho presupposto questi romanzi avrebbero rivelato.

Blue supera in gran parte queste lacune. Magari, come ho scritto nella recensione dedicatagli, questa idea dipende dal fatto che ero maggiormente abituato ai personaggi e alle vicende. Lo stile mi è parso più divertente, anche se mai troppo, e gli eventi mi sono sembrati avvenire con un certo dinamismo, con scioltezza. E finalmente l’evento principale non è più l’incontro con quel *merdoso* dello pseudo conte, anche se, come è ovvio, resta la figura dominante. Anche l’ambientazione storica fa qualche passo in avanti e uno scorcio della vita di quel tempo viene offerto al lettore. Inoltre alcuni misteri e intrighi legati al primo capitolo, vengono risolti. Mi è parso chiaro che i restanti sarebbero stati spiegati nel romanzo finale. Proprio per questo ho pensato che Green sarebbe potuto essere o molto bello o molto brutto, a seconda del valore delle rivelazioni contenute tra le sue pagine. Parlerò ora di Green.
Non capisco il perchè del colore viola.
Ho iniziato questo libro con un gran sorriso proprio perché in cuor mio mi aspettavo tante sorprese e pulsazioni squilibrate dovute alle rivelazione, alle scoperte e alle soluzioni ai misteri. Devo subito precisare che almeno due di queste scoperte mi hanno lasciato un attimo scioccato, soprattutto l’ultima, che mai mi sarei sognato - e il signor Bell dovrebbe sfruttare l’idea. Ok, so che molti non sanno chi sia, e questa è una battuta stupida, ma avevo proprio voglia di scriverla. Questi due motivi di shock – si immagini una dama che muove il ventaglio per darsi aria e pochi attimi dopo finge di svenire. Sì, sono rimasto veramente colpito – insieme allo stile, bello e ironico, ma che purtroppo non raggiunge certi vertici da me desiderati, e allo sfondo, personaggi, rapporti tra loro e i viaggi nel tempo, contribuiscono a donare al libro una certa possibilità di apprezzamento. Solo che non ci si può aspettare chissà quali sorprese (a parte quelle due di cui ho accennato) e un maggior numero di vicende, ma soprattutto di descrizioni avrebbero migliorato di certo il tutto. La verità relativa al cronografo, elemento importantissimo su cui ruota la serie, non è così imponente, cioè, a parte che il lettore, come i personaggi, l’avevano già capito fin da Red, non emoziona e mi ha portato a chiedermi una cosa. Perché i due beniamini continuano a incontrare nel passato il conte? Poi mi sono risposto che ci sono certi idioti, i Guardiani, che glielo impongono. Ma sono proprio idioti questi guardiani. Si nota già da Red che sono dei fanatici idioti; tutto il loro impegno, quasi completamente inutile. Vabbé. Si scopre poi questa cosa sul conte, allora i due viaggiatori nel tempo, con amici, presenti, e parenti passati, cercano una soluzione. Quello che mi ha lasciato insoddisfatto è il fatto che le scoperte le fanno in pochissimo tempo dopo due libri in cui avrebbero potuto giungere allo stesso risultato. E poi la soluzione, mi è parsa imperfetta, un po’ campata in aria, per usare un’espressione leggermente colorita. Alla fine funziona e Gwendolyn e Gideon possono finalmente coronare il loro sogno d’amore. In certe condizioni… Sì, col senno di poi, posso affermare che la scrittrice ha saputo rendere bene il tutto, inserendo quasi perfettamente qualche elemento assurdo nella trama. Un’ultima cosa a cui non so trovare risposta: Gwendolyn avrebbe potuto neutralizzare il conte, prima che lui facesse una certa cosa. Tanto lei, nella sua condizione…
Certo è vero che alla fine tutto si risolve per il meglio. E nell’ultimo capitolo, l’Epilogo, una sorpresa davvero… sorprendente (quella di cui ho accennato prima)! Per non creare un gioco di parole, potrei scrivere “da far contrarre le labbra in un sorriso e gongolare tra sé”. Magari non ha colpito gli altri lettori, ma me sì, molto!
Si può dire che questa sia la recensione di tutta la trilogia intera, trattando dal primo volume, che ho trovato meno riuscito, al secondo, secondo me il migliore, al terzo, una buona, anche se non ottima, conclusione a una bella saga. Sì, ora lo scrivo con sicurezza: Kerstin avrebbe potuto rendere le cose decisamente migliori. Consigliato anche a chi piace Londra.  E la mia prossima lettura sarà “In verità è meglio mentire”. Chissà che non lo trovi migliore.

Autrice: Kerstin Gier
Casa Editrice: Corbaccio
Giudizio: Promosso
Voto: 4 ¼
-Stile: 4 1/4
-Contenuto: 4 1/4
-Piacevolezza: 4
                   

2 commenti:

  1. Ho letto la recensione con un occhio mezzo chiuso, lo ammetto, perché non ho letto Green e non desidero spoiler :D Sono contento che, in fondo, questa saga ti sia andata, nel bene e nel male, a genio :)

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    1. Avrai capito che cerco di inserire meno anticipazioni possibili nelle mie recensioni! Comunque sì, non è una saga quasi perfetta, ma è molto carina e mi sento di consigliarla. :)

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