lunedì 30 luglio 2012

#60! Recensione: Shadowhunters - Le origini - Il Principe





E’ come un sogno che ti insegue, come un tè bevuto a merenda, come una carezza delicata di un guanto di seta. E’ come la voce suadente di una rosa che recita parole romantiche, potenti ed eleganti. E’ questo l’effetto di un lavoro ben riuscito, il frutto di impegno, dedizione, riflessione e talento. E queste prerogative la scrittrice americana Cassandra Clare, per quanto mi riguarda, può affermare, con vanto, di possederle. Perché per me i suoi libri sono un buffetto sull’anima, una medicina placebo dall’effetto praticamente sicuro, nonostante la consapevolezza. I suoi scritti mi conquistano come una dominatrice vestita sadomaso con una frusta in mano insegue il compagno dominato. La similitudine, credo, è abbastanza fedele alla realtà, solo che il rapporto tra me i romanzi della Clare è di pure affetto. Affetto e devozione. Sono affezionato alle sue storie e devoto a lei, che è una grande narratrice e una romanziera esemplare. Come ho scritto nella recensione al libro della scrittrice che ho letto precedentemente, il suo stile è una poesia in prosa, ammaliante, elegante e affascinante; e, a volte, quasi esclusivamente nei libri ambientati in epoca moderna, anche sexy. Ogni nuova uscita della Shadowhunters Saga rappresenta una garanzia di estremo diletto e godimento letterario. Provo profonda stima per Cassandra Clare – soprattutto per i suoi romanzi, ma anche per i suoi pensieri. Una volta, sono capitato quasi per caso nel sito dell’editore americano della Clare, Simon & Schuster, e, leggendo l’intervista che viene posta a tutti gli autori pubblicati in quella casa, ho scoperto due cose che condividiamo. Quando le viene chiesto in quale luogo lei vorrebbe essere, risponde: Londra; da quando ci sono stato in vacanza qualche mese fa ci voglio ritornare, senza dubbio. Inoltre, sempre una cosa che ci rende simili, lei si sente ossessionata dall’Inghilterra Vittoriana. Questo potente interesse mi è cresciuto con la lettura di quello che forse è il mio romanzo preferito, il capolavoro della scrittrice inglese Emily Bronte, Cime Tempestose.

Alla domanda riguardo a come è giunta a scrivere Clockwork Princess, lei fornisce questa risposta:
<<I’ve always been obsessed with Victorian England. I read all the Sherlock Holmes stories when I was about eight. I've always wanted to write a book set in that place and time, and I also knew I wanted to write a companion series about Shadowhunters that would function as a prequel to City of Bones. When I decided to combine the two ideas, the Clockwork series was born.>>

Può sembrare, al termine della lettura, che il romanzo precedente fosse più bello e avvincente. Ma a un’analisi più attenta, si riesce a riconoscere il vero valore della storia appena terminata. Se “L’Angelo” si è rivelato più ricco di avvenimenti e scene d’azione, atmosfere più oscure e gotiche, scenari e azioni energiche e potenti, che fanno si che la storia si consumi come una sorsata di Coca-cola nella gola di un assetato, “Il Principe” vede una narrazione più riflessiva, corredata dalle evoluzioni dei rapporti tra i personaggi, tra relazioni sentimentali, famigliari e affettive, che riempono gran parte delle pagine destinate alla ricerca di quel gran villain di Mortmain, pacata ma determinata. I comportamenti e gli atteggiamenti di questi personaggi che si muovono nell’isola umida e piovosa di vari decenni fa, prevedono un contrasto tra il modernismo tipico dei Nephilim, i cacciatori di demoni, e l’apparente creanza unita ad aplomb, riconducibile a dei gentiluomini, a delle donne di buona famiglia e a dei servitori fidati ben inseriti nella corte della regina Vittoria.  
Lo stile poetico, suadente, attento alle riflessioni, ha l’effetto di creare una dipendenza, positiva, non come la polverina di cui deve fare uso il povero Jem, al lettore più affezionato – come me. E non è per niente conveniente dimenticarsi delle innumerevoli citazioni di opere letterarie di cui il libro è costellato, siano esse spiegate o inserite con discrezione, per le quali è necessaria, se si vuole godere al massimo del romanzo, una buona preparazione letteraria, scolastica o esclusivamente personale. Non mi pare esagerato affiancare questo libro a opere, capolavori mondiali, anche se italiani e senza tempo, come “La Divina Commedia” poema rimato del poeta fiorentino Dante e “Il Nome della rosa”, romanzo intenso dello scrittore Umberto Eco. Entrambi gli esempi, sono estremamente ricchi di citazioni, riferimenti colti, nozioni dottrinali, che permettono una sicura rilettura dissimile dalla precedente. In questo le tre opere si rassomigliano.
Ognuno dei personaggi ha i suoi segreti oscuri, che solo grazie al prezioso aiuto degli amici possono debellare. Ed è in queste eventualità che si riscopre il senso di affetto profondo che unisce i protagonisti – che ricordo con affetto – in un unico collage appassionato e assolutamente imperdibile. Non posso non consigliare una serie così strepitosa, ricca e preziosa ai lettori armati di desiderio di storie di valore, perché essa donerà sollievo allo spirito, qualche sussulto, un po’ di sorrisi e tanta, tanta passione.    

{♠♣♥♦ stelle}

Autrice: Cassandra Clare
Casa Editrice: Mondadori
Giudizio: Promosso
Voto: 5
-Stile: 5
-Contenuto: 5
-Piacevolezza: 5

ps: ringrazio la Mondadori per avermene fatto dono.

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