martedì 4 settembre 2012

#69Recensione: Lost in Italy di John Peter Sloan





Sarà capitato più o meno a tutti di dover ascoltare noiose e pesanti lezioni distribuite da insegnanti non proprio idonei a questo mestiere, e che grazie a loro la materia d’oggetto sarebbe conosciuta maggiormente senza la loro presenza. A me di sicuro sì, e non mi sono mai riserbato di farlo presente alla mia famiglia con numerose e rumorose lamentele. Al liceo ho più o meno sempre avuto qualche problema, qualche disagio, con la lingua inglese. E lo posso affermare senza problemi: secondo me, e non ho neanche scoperto l’America o l’acqua calda, una persona che parla una lingua, per poterne parlare fluentemente un’altra deve trovarsi circondato da persone madrelingua, deve cioè essere completamente assorbito dall’ambiente; non di certo studiare a memoria due o tre parole per il compito in classe scolastico. Mi sono così ripromesso di partire per un viaggio in un paese di lingua inglese – a Londra, dove sono già stato, o in America – non appena avrò tempo libero da impegni pressanti quali la scuola. Però prima mi dedico alla lettura di romanzi e racconti in edizione originale che di sicuro si comportano come dice il detto: uniscono l’utile al dilettevole… E non so mai bene quale sia l’origine di questo circolo vizioso: leggo libri in inglese per imparare la lingua, o imparo la lingua per leggere libri in edizione inglese/americana? E’ un po’ lo stesso.
E inoltre, anche le lezioni a carattere vagamente scolastico, talvolta, possono risultare divertenti e interessanti. E questo è proprio il fulcro della presente recensione – sì, è una recensione.
In viaggio per il mare, circa a metà strada, in un autogrill ho trovato il libro di un comico di Zelig Circus di origine inglese ma che abita in Italia, John Peter SLOAN. Il volume, che mostra in copertina un frammento della bandiera del Regno Unito, un titolo curioso “LOST IN ITALY” e la foto, nella striscietta removibile, dell’autore, ha incontrato l’interesse di mia mamma, sempre preoccupata per la mia assimilazione della lingua straniera. E poi conoscevo già John per la sua partecipazione al famoso cabaret milanese e per la sua conferenza-presentazione del libro alla Fiera del Libro di Torino dello scorso maggio, alla quale ho assistito in parte. Al confronto con altri manuali della stessa lingua che mia  mamma ha preso in considerazione, questa ha decisamente vinto (anche grazie alla mia insistenza). Sterili, più o meno, volumi contenenti fitte informazioni in inchiostro blu, che tanto e tristemente mi hanno ricordato il mio libro scolastico di grammatica, che pure contiene dettagli ovvi, letto esattamente così com’è dalla mia insegnante. Vabbè, questo è tutt’altra cosa. Di sicuro non credo che lo si possa leggere senza possedere già una base di conoscenze della lingua, non è così completo, ma l’ho trovato buono nell’integrare e delineare le regole e distinguere i frequenti casi di ambiguità, come quel bastardo di GET. Il tutto è proposto in forma ironica e divertente perché, come dice l’autore comico, divertendosi si impara meglio. Se si aggiunge, poi, che John parte dal racconto della sua stessa vita ed esperienza per elargire gli insegnamenti, allora il prodotto non può che essere buono, no? Solo un paio di cose mi hanno lasciato perplesso. La prima è la traduzione dalla frase d’esempio di inglese in italiano, in cui cambiano a volte i segni di interpunzione; se è possibile, perché non tradurre esattamente alla lettera? E poi, non condivido quello che dice sugli anziani in Italia, che sono differenti da quelli inglesi; molto dipende anche dallo stato di salute, e io ne so qualcosa! 
In definitiva, lo consiglio a che vuole rinfrescare il proprio inglese.

{♣♣♣♣ stelle}

Autore: John Peter Solan
Casa Editrice: Mondadori
Giudizio: Promosso
Voto: 4
-Stile: 3
-Contenuto: 3 1/2
-Piacevolezza: 4

2 commenti: