venerdì 18 aprile 2014

Recensione - The Iron Queen (ma più in generale della trilogia)

The Iron Queen (The Iron Fey, #3)The Iron Queen by Julie Kagawa
My rating: 4 of 5 stars


The Iron



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-Life wasn't perfect, but it was as perfect as it could be at the moment. I had a place in the world. I wasn't alone.-

English version:

Yesterday I asked a friend if she was willing to meet me in these days of Easter holiday. I responded with a "I hope I’ll manage"; now we have to take the little number as in supermarkets to meet people? Should I consider her a friend? This is difficult for me, really.

Meghan is fortunate, however, in my opinion. Puck is the friend that everyone should want. One of those who puts his feelings into a corner to make the other happy, of those with whom you spend the evenings, that never lets you down, that will always heart you. I have not ever seen, unfortunately. Precisely for this reason I would tend to be




But in this regard are fought: why am I sided with Puck as a love interest, if he is almost perfect as a friend? Maybe I should not be a puckiano. But anyway, I <3 Robin Goodfellow .

Although I love everything about winter, from Christmas to snow, from frost to Tir Na Nog (well, that after reading the trilogy), for me Puck is the character of excellence. And thanks to him that I attribute to the novel four stars because I feel that for me it is worth more three than four.

Not considering the first time I read The Iron King, because in that case I did not like it, I noticed that, as far as I'm concerned, the trilogy is going down. The first volume is the most beautiful (in all senses), the second keeps on the same level, but the third decreased.

TIK is lovable because the reader, like the protagonist, discovers all the legends and customs and places and fairy creatures of Nevernever, and this results in a path of surprise and fairytale adventures. I liked less, in fact, the last fifth of the book, about twenty- five chapters, because it concerns more precisely the theme of the series: the new kind of fairy creatures. It is no fault of the author nor the book, it's my fault. On the other hand, I loved Meghan staying in the frozen lands of Tir Na Nog and their meetings with the fairy figures.

The Winter's Passage : adorable, just as it foresees the achievement of the lands of the Winter Queen Mab.

TID is a good result: the initial tenure at the Court of Winter has been a source of interest for me, added to continue the story line about a certain memory of the protagonist. I found glitches and minor inconsistencies, but the phrasing of the Kagawa, which characterizes her writings, made the story work for me.

For TIQ it did not happen. As I have written already, thanks to Puck and the narrative style of Julie I have given four starlets (and also to even out the other entries in the series, okay).
Basically I got bored during the reading of this book. Maybe it's the period, maybe it's just the book, or rather the evolution of the story, that 's not for me.
What is certain is that in broad terms the conclusion is the right one for the first trilogy of this series. The one fairer and more obvious -even given the title. One of the problems of the books, accordingly, is its being rather predictable. The mystery surrounding the identity of the second antagonist is mounted as if, when revealed, promised sparks; on the other hand is not so surprising. I thought it was Twig, at first, though! ;) ( It is not, anyway).
Some events are vaguely confused, others are more fun, but they failed to touch my soul. You can tell that this is caused by the fact that now the Winter, in its forms, is not touched by the path of the characters, nor the Summer (although I would be interested less in this case). Indeed all the classic legends of fairies disappear gradually to give way to a set of rules, characteristics and behaviors of this new inedited breed of fairies created by the author. Therefore I say that is not the fault of the book if I did not like it, but mine. Or at least in part.
Still the true meaning of the title of the second book eludes me, as well as certain choices made by some of the characters, but the whole saga let read itself well and is able to maintain the interest to continue reading. Even more than the next novel is told from the point of view of Puck. And this gives me the certainty that I will appreciate more of The Iron Queen.

And then off to the next faery adventure!

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Versione italiana:

Ieri ho chiesto ad un'amica se era disposta ad incontrarmi in questi giorni di vacanza pasquale. Mi ha risposto con un "spero di riuscire"; adesso bisogna prendere il numerino come nei supermercati per incontrarsi? Devo considerarla un'amica? Questo mi è difficile, in verità.

Meghan è fortunata, invece, a parer mio. Puck è l'amico che tutti dovrebbero volere. Uno di quelli che ripone in un angolo i propri sentimenti per rendere felice l'altro, di quelli con cui trascorri le serate, che non ti abbandona mai, che ti vorrà sempre bene. Io non ne ho mai visti, purtroppo. Proprio per questo io tenderei a essere

TEAM PUCK! =D

Ma a riguardo sono combattuto: perchè parteggio per Puck come interesse amoroso, se è l'amico quasi perfetto? Forse non dovrei essere un puckiano. Ma comunque, I <3 Robin Goodfellow.

Nonostante io ami tutto quello che riguarda l'inverno, dal Natale alla neve, dal gelo a Tir Na Nog (beh, questo dopo la lettura della trilogia), per me Puck è il personaggio per eccellenza. E' anche grazie a lui che attribuisco al romanzo quattro stelle, perchè sento che per me ne vale più tre che quattro.

Non considerando la prima volta che ho letto The Iron King, perchè in quel caso non mi era piaciuto, ho notato che, per quanto mi riguarda, la trilogia è in discesa. Il primo volume è il più bello (in tutti i sensi), il secondo si mantiene sullo stesso livello, ma il terzo è in calo.

TIK è amabile perchè il lettore, proprio come la protagonista, scopre tutte le leggende e le usanze e i luoghi e le creature fatate del Nevernever, e questo risulta in un percorso di sorpresa e di avventure fiabesche. Ho gradito meno, in effetti, l'ultimo quinto del libro, cinque capitoli su venticinque, perchè riguarda più precisamente il tema della serie: il nuovo tipo di creature fatate. Non è colpa dell'autrice nè del libro, è colpa mia. In compenso ho adorato la permanenza nelle lande gelate di Tir Na Nog e gli incontri con le figure fatate.

The Winter's Passage : adorabile, proprio in quanto prevede il raggiungimento delle terre d'Inverno della regina Mab.

TID è un buon seguito: l'iniziale permanenza alla Corte dell'Inverno è per me stata motivo d'interesse, aggiunta al proseguire della linea narrativa riguardante un certo ricordo della protagonista. Ho trovato difettucci e piccole incongruenze, ma il periodare della Kagawa, che caratterizza i suoi scritti, ha fatto funzionare la storia per me.

Per TIQ non è andata così. Come ho già scritto, grazie a Puck e allo stile narrativo di Julie ho attribuito quattro stelline (e anche per uniformare alle altre entrate della saga, va bene).
Fondamentalmente mi sono annoiato, nel corso della lettura di questo libro. Magari è il periodo, magari è proprio il libro, o meglio l'evolversi della vicenda, che non fa per me.
Quello che è certo è che a grandi linee è la conclusione più giusta per la prima trilogia di questa serie. Più giusta e più scontata -dato anche il titolo. Uno dei problemi del libri, quindi, è l'essere piuttosto prevedibile. Anche il mistero che circondava l'identità del secondo antagonista viene montato come se, quando svelato, promettesse scintille; invece non è poi così sorprendente. Io pensavo che fosse Twig, inizialmente, però! ;) (Non lo è, comunque).
Alcuni avvenimenti sono vagamente confusi, altri più divertenti, ma che non sono riusciti a toccarmi l'anima. Si può dire che questo è causato anche dal fatto che ormai l'Inverno, nelle sue forme, non è più toccato dal percorso dei protagonisti, nè l'Estate (anche se mi interesserebbe meno). Invero tutte le leggende classiche delle fate scompaiono via via per lasciare il posto a un complesso di regole, caratteristiche e comportamenti propri di questa nuova inedita razza di fate ideata dall'autrice. Perciò dico che non è colpa del libro se non l'ho gradito, ma mia. O almeno in parte.
Ancora mi sfugge il vero senso del titolo del secondo libro, così come certe scelte effettuate da alcuni personaggi, ma nel complesso la saga si fa leggere bene ed è in grado di mantenere vivo l'interesse per proseguire con la lettura. Ancor più che la prossima novella è narrata dal punto di vista di Puck. E questo mi dà la certezza che la apprezzerò di più di The Iron Queen.

E allora via, verso le prossime avventure fatate!



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giovedì 3 aprile 2014

Recensione - Un gioco da ragazzi (Small Steps)

Small Steps (Holes, #2)Small Steps by Louis Sachar
My rating: 3 of 5 stars


Small Steps è il romanzo spin-off di Holes, ma sfortunatamente ne è decisamente inferiore. Più crudo, ma meno brillante. Ugualmente coinvolgente, ma meno epico.
Gli amanti di Holes dovrebbero leggere questo libro, ma con la consapevolezza che non regge il confronto. Sono piacevoli, comunque, i riferimenti a Campo Lago Verde e a tutto quello che vi è correlato.
Il protagonista nel corso della storia studia economia, materia che devo affrontare io in questo periodo (in questo semestre universitario): i casi della vita!
Il titolo italiano non è adatto, e sarebbe stato meglio tradurre quello originale, così come tradurre i brani delle canzoni, per tutti quei lettori, dai dodici anni in su (secondo Il Battello a Vapore), che non sono abbastanza afferati con l'inglese; e bisogna annotare alcuni errori lungo il testo.
Dunque, per me sono circa 3.5 stelle



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Recensione - The Iron Daughter

The Iron Daughter (The Iron Fey, #2)The Iron Daughter by Julie Kagawa
My rating: 4 of 5 stars


The dark, mirrored walls reflected a strange party back at us: a cat, two elf-boys, a girl in a slightly tattered gown, and a monstrous black man with glowing red eyes. I contemplated how strange my life had become, but [...]

Despite a certain number of flaws, I really enjoyed this novel. It's very impressive, especially in the ending, which I loved. That's all, until The Iron Queen.
Great work, Julie.



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domenica 16 marzo 2014

Recensione - Il Diario del Vampiro: La Lotta

The Struggle (The Vampire Diaries, #2)The Struggle by L.J. Smith
My rating: 3 of 5 stars

Bisogna ricordarsi che questa saga di quattro libri è stata pubblicata negli anni Novanta, perciò l'esiguità della trattazione non deve stupire troppo. Magari può non essere gradita, ma non deve stupire.

Quattro anni fa, nello stesso periodo, lessi il primo capitolo de Il Diario del Vampiro, trovandolo deludente ma comunque gradevole. Questo secondo romanzo è un pochino più piacevole, anche se più corto. Le descrizioni sono ridotte all'osso, tanto che talvolta certe azioni o comportamenti risultano un poco fuori posto. Inoltre mai una volta che ci siano citazioni di libr, film o quant'altro che andasse di moda in quel periodo, qualcosa che potesse far assaporare l'atmosfera di quegli anni. Se non altro non c'è la possibilità che parole tipo walkman vengano modificate in ipod, come nel caso di Kissed by an Angel di Elizabeth Chandler, del 1995 (che io non ho letto, ma leggendo recensioni ho scoperto ciò). Il finale, poi, in linea con lo svolgimento della vicenda è velocissimo, non si riesce neanche a gustarlo. In un attimo succede quella cosa che sapevo sarebbe successa grazie agli spoilers da Wikipedia e che aspettavo con attesa, e poi Stefan, il coprotagonista, che è il personaggio più PIATTO della storia (tanto che sembra che Elena sia innamorata di un ragazzo che solo lei si immagina), cambia totalmente e tira fuori le unghie e... finisce il libro.
Poi il fatto che tutti a Fell's Church guardino Stefan come un terrorista senza prove evidenti mi pare un pò eccessivo... ma tant'è.
La traduzione italiana è veramente penosa; sono sicuro che se li leggessi in inglese gradirei maggiormente.
In futuro leggerò il seguito e poi l'ultimo libro della saga. Gli altri, che sono compresi nella mia edizione omnibus, li eviterei, dato che sono stati aggiunti per cavalcare la moda vampiresca del 2009 e non perchè la Smith avesse veramente desiderato scriverli.

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Recensione - The Lying Game series

The Lying Game (The Lying Game, #1)The Lying Game by Sara Shepard
My rating: 5 of 5 stars

Per certi aspetti è meglio di Pretty Little Liars, anche se per certi altri no, e quindi PLL sarà sempre -credo- la serie migliore di Sara Shepard.
Questo libro intriga in modo pazzesco da subito e la voglia di continuare la lettura è tanta. I capitoli, a differenza di PLL, sono tutti scritti secondo il punto di visto di una persona, con l'intrusione della gemella, non ci sono però POV multipli. Questa è una caratteristica che differenzia sostanzialmente dall'altra serie perchè lo story-line è continuo e non frammentato. Perciò credo che l'impegno nella scrittura debba essere maggiore (anche se poi il risultato è minimamente migliore in PLL).


Never Have I Ever (The Lying Game, #2)Never Have I Ever by Sara Shepard
My rating: 4 of 5 stars


Per il mio pensiero riguardo al libro, vedi il commento a Two Truths and a Lie.
:)



Two Truths and a Lie (The Lying Game, #3)Two Truths and a Lie by Sara Shepard
My rating: 4 of 5 stars



Mi da proprio fastidio segnare solo quattro stelle a un libro di Sara Shepard, però non mi ha conquistato come gli altri capitoli delle due saghe della scrittrice. Lo stesso vale per Never Have I Ever (libro secondo di questa serie).


View all my reviews Hide and Seek (The Lying Game, #4)Hide and Seek by Sara Shepard
My rating: 4 of 5 stars



Io sono stupido perchè tendo a farmi più spoilers di ogni sorta e così la lettura si impoverisce. Però con la saga PLL, pur sapendo gran parte della storia, mi è piaciuta molto (almeno i volumi dal primo all'ottavo, degli altri non sapevo nulla -fiuu). Leggere questi capitoli, invece, pur piacevoli che siano, mi da un pò di noia. Questo quarto volume è più bello del secondo e del terzo, e le rivelazioni sono scioccanti ed è come se fosse una specie di rinnovamento, che me lo porta proprio sotto il primo libro, per gradimento. Però ci sono momenti di noia, eh sì. Per ora la saga PLL è imbattibile. E di sicuro le prossime saghe della scrittrice le leggerò man mano che i volumi usciranno, così da evitare spoilers che mi guastano il tutto (sgrunt).


Cross My Heart, Hope To Die (The Lying Game, #5)Cross My Heart, Hope To Die by Sara Shepard
My rating: 4 of 5 stars



Sembra che il precedente capitolo abbia infuso nuova linfa alla storia, perchè questo non è stato per me troppo noioso, ma più lucido e diretto. E' certo che la The Lying Game saga è più soft di quella di Pretty Little Liars, e io non posso che preferire la seconda. Però è ugualmente una buona serie di libri, e riprende temi e riflessioni molto importanti.

Seven Minutes in Heaven (The Lying Game, #6)Seven Minutes in Heaven by Sara Shepard
My rating: 5 of 5 stars



Non so, definirei questo libro commovente. Decisamente il migliore della saga. <3
-°-°-

Dopo essermi ripreso dall'aver terminato la saga, posso scrivere un commento un pò più sostanzioso.
I libri migliori sono il primo e l'ultimo, e questo sesto è il più bello in assoluto. Gli altri, dal secondo al quinto, potrebbero essere ben più intriganti, però fanno procedere la storia tra vita quotidiana e sospetti e minacce. Forse se Sara avesse accorpato il secondo col terzo e il quarto col quinto, sarebbe venuta una tetralogia impeccabile, però va già bene così.
E' una storia così intensa, profonda, ricca di sentimento e pervasa da lirismo. Però il colpevole lo si intuisce dal terzo libro, grazie ai vari indizi lasciati lungo il percorso.
Devo riferire due difetti, che per me avrebbero alzato un pochino il livello già spaventosamente alto. Primo: perchè Emma non pensa mai, neanche una volta, al padre naturale? Io fossi nella sua condizione mi interesserei di certo.
Secondo: il corpo di Sutton sarebbe potuto essere trovato alla fine del quinto libro, durante lo scherzo a base di seduta spiritica, che ha preso luogo proprio dove la ragazza giaceva, invece che casualmente da un passante; e poi, visto che lei è uno spirito e la seduta -anche se per burla- dovrebbe richiamare gli spiriti... una svolta così sarebbe stata fantastica.
Per il resto non mi viene nient'altro da dire. Se non che è il primo libro che mi spinge a piangere; cosa che ovviamente non ho fatto, perchè -dai- non mi pare il caso, ma il senso è quello.




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