venerdì 27 aprile 2012

#22Glenn Close & Meryl Streep



Ieri sera avevo proprio voglia di riguardarmi il film “La carica dei 101 versione in “carne e ossa”, in cui la Cruella de Vil (in italiano Crudelia de Mon) è interpretata dalla brava Glenn Close. Anche altri interpreti, che quando ero più piccolo non avevo riconosciuto, hanno recitato un pellicole che ho visto. Gaspare e Orazio sono, rispettivamente, Hugh Laurie il dr. House dell’omonimo telefilm, e Mark Williams Arthur Weasley di Harry Potter. Joan Plowright, che dà il volto al personaggio di Nilla, ha partecipato a “Balto”.

Trovo che Cruella de Vil, come Glenn Close, sia davvero una donna molto tosta e dura, piena di fascino.  Mi pare quindi giusto affiancarla a un’altra donna tremenda nel suo essere ricca di charme, Miranda Priestley che nel film “Il diavolo veste Prada” è interpretata dal Meryl Streep. Credo che mi piacerebbe vedere un film in cui le due attrici, soprattutto se nei panni di questi due personaggi, si conoscono e si frequentano.

 
 Mi pare che abbiano già lavorato in due film insieme, tra cui “La casa degli spiriti” tratto dal romanzo della scrittrice cilena Isabelle Allende; dovrò vedermelo.
Le due figure femminili, simili nello stile, hanno una caratteristica differente: se la prima si impone con urli e violenza, alla seconda basta uno sguardo per intimidire e ottenere ciò che vuole.


<<Sarebbe come indossare il cane di Anita! Ah, ah, ah!>> Cruella de Vil


  

martedì 24 aprile 2012

#21Recensione



<<Le mie grandi sofferenze in questo mondo sono state quelle di Heathcliff, e le ho viste e vissute tutte fin dal principio; il mio pensiero principale nella vita è lui. Se tutto il resto morisse, e lui rimanesse, io continuerei ad esistere; e se tutto il resto continuasse ad esistere e lui fosse annientato, l'universo si trasformerebbe in un completo estraneo: non ne sembrerei parte. – Il mio amore per Linton è come il fogliame nei boschi: il tempo lo cambierà, ne sono consapevole, come l'inverno cambia gli alberi. Il mio amore per Heathcliff somiglia alle rocce eterne che stanno sotto quegli alberi: una fonte di piacere ben poco visibile, ma necessaria. Nelly, io SONO Heathcliff! Lui è sempre, sempre, sempre nella mia mente: non come una gioia, non più di quanto io lo sia per me stessa, ma come il mio stesso essere. Quindi non parlare più di separazione: non è possibile.>> 



 
Ho letto informazioni in internet del libro “Io sono Heathcliff”, esordio dell’autrice italiana Giusy Duffrè, dopo aver finito e gradito pienamente il romanzo “Cime tempestose” di Emily Bronte. Mia breve recensione sul libro di Emily pubblicato su aNobii:

- Wonderful Heights -
E' proprio un libro bellissimo. Al momento non ho troppe parole per descrivere la mia ammirazione nei confronti di Cime Tempestose e di Emily Bronte, se non che questa storia è da leggere perchè un pò commuove, per la storia in generale e per le condizioni di Heatcliff che lo hanno portato a essere così perfido e combattivo ma ostinato a raggiungere il suo amore e Catherine.

Perciò mi sono interessato e quando ho saputo dell’effettiva uscita nelle librerie ho deciso che l’avrei letto. E così eccomi a dare un commento.
Innanzitutto bisogna recare il merito all’autrice di aver fatto suoi, e quindi rielaborato con passione e interesse, i personaggi e le ambientazioni di un libro che è veramente bellissimo; già la premessa dello stesso forte apprezzamento che ci accomuna mi fornisce un buon motivo per intraprendere un viaggio all’interno del suo racconto. Alcuni hanno espresso un pregiudizio nei confronti di un’interpretazione o seguito di un’opera precedente e affermata, ma io penso che se il risultato è buono, può risultare un tributo all’opera originaria. Cosa che purtroppo in questo caso non è avvenuta. Mi dispiace dirlo, soprattutto perché sembrava promettere bene, ma non mi è piaciuto. E pensare che fin dal trailer ispirava un sacco. Fin dal prologo nulla sembra spiccare per costruzione o brillantezza. La caratterizzazione dei personaggi e la loro introspezione psicologica è molto scarna, e forse ciò è dovuto alla brevità della narrazione. Poi i dialoghi sono banali e patetici e allo stesso modo si accompagnano in questa storia miserella. Ogni tanto si ravvisa qualche frase poetica, qualche pensiero carino, ma non basta a sollevare il racconto a una piacevolezza migliore. La trama è semplice, ma se trattata in modo diverso sarebbe stata una buona lettura. Il finale francamente non l’ho neanche capito bene.
Leggendo le scene riguardanti la tenuta Wuthering Heights mi sono venute alla mente le sensazioni provocate da Cime Tempestose, perciò proseguivo con un sorriso. Si può così dire che, per certi versi, Io sono Heathcliff brilli di luce riflessa, la luce che si propaga dal classico inglese. Spero comunque che la scrittrice sappia migliorarsi.


 

Titolo: Io sono Heathcliff
Autore: Desy Giuffrè
Editore: Fazi
Numero di pagine: 250 circa
Prezzo: 9,60€
Data d'uscita: uscito nel 2012
Trama: Elena Ray è una ragazza ricca e viziata, la sua apparente superficialità nasconde però le tipiche sofferenze adolescenziali. Damian Ludeschi è un affascinante ladro di strada, amante del pericolo e romantico sognatore, incapace di accettare l’abbandono del padre e di assecondare i voleri di uno zio violento e avido di potere. Le loro vite sembrano non avere nulla in comune, se non fosse per un’antica maledizione che lega entrambi alla vecchia tenuta conosciuta con il nome di Wuthering Heights, e ai loro storici proprietari: Catherine Earnshaw e il suo amato Heathcliff. Abbiamo imparato a conoscerli e ad amarli nel classico senza tempo Cime tempestose, che ha fatto palpitare tanti cuori, e ora li ritroviamo come spiriti disposti a tutto, anche ad appropriarsi delle vite dei due giovani protagonisti pur di avere una seconda possibilità di vivere il loro sfortunato e triste amore.
Non sarà il destino a decidere per loro, ma il segreto custodito nell’epitaffio di una tomba, che dà vita al sequel fantasy di una delle storie più amate della letteratura inglese: «Le rocce ne saranno custodi. La brughiera prigione. Finché una Figlia di Sangue non giungerà per ridare il sale alle loro ossa. E la terra non griderà più i loro nomi».

2=** 

lunedì 23 aprile 2012

#20! Recensione


Recensione di “Red”, primo capitolo della Trilogia delle gemme, della scrittrice tedesca Kerstin Gier. Ho già tre libri letti di cui dovrei scrivere la recensione o almeno un breve commento, ma parto con questo, che è l’ultimo finito in ordine cronologico.

 
[Titolo: Red
Autore: Kerstin Gier
Editore: Corbaccio
Numero di pagine: 330
Prezzo: 16,60€
Data d'uscita: uscito nel 2011

Trama: Gwendolyn Sheperd è un'adolescente dei nostri giorni. Ha sedici anni e abita in una grande casa nel cuore di Londra con madre, zia, prozia, nonna, sorella, fratello e cugina. La sua è una famiglia un po' speciale, perché si tramanda un gene che permette di viaggiare nel tempo. Come se non bastasse, Gwendolyn ha pure la dote personalissima di vedere - e parlare - con gli spiriti dei morti Il primo a rendersi conto della straordinaria caratteristica ereditaria della famiglia era stato il conte di Saint Germain, un antenato vissuto nel XVIII secolo che, dopo approfonditi studi sull'argomento, aveva creato la società dei "Guardiani" votati alla custodia del segreto e del "cronografo", strumento fondamentale che permette ai viaggiatori di muoversi senza troppi rischi in altre epoche. 12 sono i viaggiatori nel tempo, aveva scoperto il conte, nati in diversi periodi storici e legati ciascuno a una pietra preziosa e a una nota musicale. L'obiettivo era di raccogliere una goccia di sangue di ciascuno di essi nel cronografo, per chiudere il cerchio e svelare così il segreto dei segreti, un mistero di cui solo lui è a conoscenza. Forse la pietra filosofale? Forse l'immortalità? Ma in che modo Gwendolyn è coinvolta, qual è il suo ruolo all'interno dei guardiani? E che cosa ha a che fare con lei l'affascinante ma freddo Gideon? E la cugina Charlotte sembra improvvisamente avercela con lei? In un susseguirsi di colpi di scena e di sorprese, di avventure e di smarrimenti, la nostra eroina scoprirà .molte cose di sé, della sua famiglia e del mistero che avvolge i guardiani del tempo. Ma molte cose restano ancora da scoprire.]


Red rappresenta per me una delusione. Secondo le recensioni di altri lettori, questa avrebbe dovuto trattarsi di una lettura superba, avvincente o quantomeno ben congegnata, arricchita di ironia che desse un tocco umoristico irresistibile. Mi dispiace, ma per me non è stato esattamente così. Innanzitutto, mi è parso che la traduzione non fosse proprio ottima, ma magari è così anche l’originale… comunque si trovano frasi non proprio corrette (nel senso che può mancare una preposizione o è un parlare un po’ libero). Accanto a queste, ce ne sono anche di divertenti, ma non quante o quanto mi sarei aspettato. Si tratta di un capitolo introduttivo alla storia, ma viene effettivamente detto poco: una loggia segreta dedita a segreti esoterici – da come se ne è parlato mi ha fatto un po’ schifo -, un cronografo importante, dei gene-portatore. Non ci sono scene accattivanti o veramente affascinanti da spingerti con intenso interesse nella lettura. Il rapporto tra Gwendolyn e Gideon, che in seguito prevedibilmente (nel senso che si sono già poste le basi) diventerà qualcosa di passionale, proprio in quanto è un proemio, è appena accennato. Il tema dei viaggi nel tempo è veramente complesso e difficile da gestire, e non penso che l’autrice ci sia riuscita appieno, ma probabilmente verranno apportate sistemazioni in forma di scoperte e conoscenze nei volumi successivi. La presenza di questi fantasmi mostriciattoli, non mi è piaciuta, Kerstin avrebbe potuto renderla meglio. E cosa più importante, i viaggi nel tempo nelle epoche storiche, non sono descritti in chissà che modo, e mi aspettavo di visitare ampiamente i periodi intorno a quello vittoriano, che mi piace molto. Devo ammettere che la vicenda di Lucy e Paul mi ha interessato parecchio, perciò continuerò la lettura dei prossimi libri, ma di certo non con le stesse aspettative, e chissà che proprio per questo non avrò piacevoli sorprese.Una lettura di svago.
La copertina non è troppo inerente al contenuto, se non in senso metaforico; magari il cancello rappresenta il transito tra un secolo e un altro. Il titolo, più inerente, è proprio brutto, piuttosto sarebbe stato meglio darlo in italiano, visto che quello originale è tedesco e non inglese.

[…] Poi prenderemo il treno per Southampton. Il Titanic salperà mercoledì per il suo viaggio inaugurale. >>
Lei rise. […]
Lui era così felice di vederla ridere di nuovo che la baciò un’altra volta. << Stavo pensando… sai che il comandante di una nave in alto mare ha il potere di celebrare i matrimoni, vero, principessa? >>
<< Mi vuoi sposare? Sul Titanic? Sei matto? >>
<< Sarebbe molto romantico. >>
<< Certo, iceberg a parte. >> Gli posò la testa sul petto e nascose il volto nella giacca. << Ti amo tanto >>, mormorò.
<< Mi vuoi sposare? >>    
<< Sì >>, rispose con la faccia sempre premuta contro il suo petto. << Ma solo se sbarcheremo al più tardi a Queenstown. >> […]

E’ una coincidenza che abbia letto questo brano nel prologo il 16 aprile, due giorni dopo il centesimo anniversario della tragedia del Titanic. L’ho riportato perché mi sento toccato dalla tragedia.


 3+***  

martedì 17 aprile 2012

#19 Fateful - Titanic


Fateful

Ho appena preso in libreria il libro di Claudia Gray “Fateful” ispirato dalla tragedia della nave. Devo premettere che della scrittrice ho letto due libri, i primi due della quadrilogia di Evernight, che non mi sono piaciuti quasi per niente. Però, Fateful mi ispira tantissimo, ed è il libro che, tra tutti quelli che ho comprato e letto, ho voluto maggiormente.Questo perché la vicenda del Titanic è notoriamente molto triste e toccante, e voglio rivivere un’altra storia d’amore che ha come sfondo la nave, l’oceano, e sì, anche il dramma. Chissà quale dei personaggi, immaginati dalla scrittrice, sopravvivrà e chi no; ho grande interesse a saperlo. Penso, poi, che sia bene leggere questo libro, come tutti riguardanti la nave, maggiormente in questo periodo, visto che è caduto da poco il centesimo anniversario del naufragio. L’unica cosa che mi sconcerta è l’elemento dei licantropi: spero proprio che si tratti di una pacchiana vicenda sovrannaturale, ma che invece sia del sale che ha lo scopo di condire il tutto. 
Per quanto riguarda la copertina trovo che la Mondadori, sempre attenta e precisa, stavolta abbia optato una scelta sbagliata: se l'immagine originale, con la ragazza sulla barca e il titolo in carattere e ornamento che ricorda quello marittimo, quella italiana, privata di queste preziose caratteristiche, risulta quasi banale e vuota, per non parlare del titolo, nello stesso carattere della saga di Evernight, qui davvero brutto orrendo; anche la luna fa quasi schifo e dove in una c'è l'iceberg, nell'altra ci sono tipo dei raggi lunari, mah; e il vestito? di due stoffe diverse, il primo sembra più raffinato; anche i colori e i chiaro-scuri del primo nel secondo sono inesistenti. Quasi quasi mi stampo quella originale e la uso come sovracopertina. 
A questo punto, posso dire solo che se la scrittrice mi deluderà nuovamente, e questa volta sarebbe ancora peggio, vado in America e mi faccio risarcire del costo del libro. ;)  

Originale                                                                       Italiana
 


#18Recensione


Recensione del libro “Switched” dell’autrice americana Amanda Hocking.


[Titolo: Switched. Il segreto del regno perduto
Autore: Amanda Hocking
Editore: Fazi
Numero di pagine: 380
Prezzo: 12,00€
Data d'uscita: uscito nel 2012

Trama: Wendy Everly sa di essere diversa dalle altre ragazze, ha scoperto di possedere un potere oscuro che le permette di influenzare le decisioni altrui, un potere segreto che non può rivelare a nessuno. La scuola della piccola cittadina di provincia in cui si è trasferita con la famiglia, le sta stretta, il rapporto con la madre è conflittuale, tutto sembra insopportabile finché una notte si presenta alla finestra della sua stanza il misterioso e affascinante Finn, da poco in città. L'arrivo di Finn sconvolge il mondo di Wendy. Questo strano ragazzo possiede la chiave de suo passato.]

Recensione: Questo libro mi è stato regalato per il compleanno a gennaio; ringrazio chi me l’ha regalato. Secondo le recensioni che avevo precedentemente visto in rete, non doveva essere un gran bel libro, e infatti anche per me è stato un po’ faticoso leggerlo, finché non l’ho abbandonato per circa due mesi. Sono partito con le migliori intenzioni, mi sono ripromesso di apprezzare tutto, ma così non è avvenuto: vanno apprezzate solo le narrazioni e le cose migliori. Fin da subito ho notato che la trama possiede un minimo di originalità, solo che tutto sembra privato di interesse, ogni avvenimento rimane banale e poco saporito. Va comunque detto che lo stile di scrittura dell’autrice è comunque abbastanza buono e la storia di questo libro e della sua pubblicazione è fiabesca e sono contento per lei, per quanto si possa. Una cosa che infastidisce parecchio è che quando la protagonista pone domande sul regno e i suoi abitanti, tutti rispondono dicendo che le verranno fornite risposte inseguito. Alla fine lei non ottiene nulla e si barcameno nella vita in quel palazzo. Si capisce bene, che la cosa non presenta chissà che di interessante. Solo alla fine la situazione si risolleva un po’ con certi avvenimenti, e anche giusta è, secondo me, la scelta della protagonista con Rhys di riprendersi quelli che è stato loro tolto. Mi ha lasciato perplesso anche il fatto che sia lei che Rhys abbiano accettato la situazione, pur agevole che sia. Meglio, quindi, che abbiano compiuto quella scelta. A questo punto non so più cosa scrivere, se non che mi è rimasta una certa curiosità di sapere come continua la loro vicenda e probabilmente prenderò il seguito.
Lo consiglio? Se proprio si vuole leggerlo, non è immancabile nella libreria.

3=***     

domenica 15 aprile 2012

#17Social Network per bibliofili


Social Network per bibliofili.

Ormai sono varie le opportunità per un lettore di scambiare le proprie opinioni su un libro, per consigliarne uno o sconsigliarne un altro, ma anche per rendere pubbliche le recensioni e le annotazioni. Se una volta i centri d’incontro erano i caffè o i bar, ora si gioca tramite web con i social network, in cui si possono ricostruire virtualmente le librerie. Spesso ho citato nei miei articoli “aNobii”, che è forse quello più famoso e diffuso in Italia, anche se fondato dal coreano Greg Sung. Per chi conosce l’inglese sono fruibili i siti per ora solo in lingua come “goodreads”, fondato da Otis Chandler, “Shelfari” e “LibraryThing”. Da annotare anche il recente e italiano “zazie”, dove, oltre a commenti, votazioni, annotazioni, con i mood, faccine, si può mostrare agli altri utenti che stati d’animo o emozioni ha provocato quel libro e in quale luogo o situazione si consiglia di leggerlo. Io mi sono iscritto. 

#16Anteprime


E’ tempo di proporre qualche anteprima di libri che probabilmente mi procurerò, magari alla prossima Fiera del Libro di Torino. Del primo non si tratta di una vera e propria anteprima, in quanto è già uscito nelle librerie. Vediamo.

 
["The Help" di Kathryn Stockett (Mondadori, 18.00€):
Trama: È l'estate del 1962 quando Eugenia "Skeeter" Phelan torna a vivere in famiglia a Jackson, in Mississippi, dopo aver frequentato l'università lontano da casa. Per sua madre, però, il fatto che si sia laureata conta ben poco: l'unica cosa che vuole per la figlia è un buon matrimonio. Ma Skeeter è molto diversa dalle sue amiche di un tempo, già sposate e perfettamente inserite in un modello di vita borghese, e sogna in segreto di diventare scrittrice. L'unica persona che potrebbe comprenderla è l'amatissima Constantine, la governante che l'ha cresciuta, ma la donna sembra svanita nel nulla e i tentativi di Skeet er di scoprire dove sia finita si infrangono contro un muro di silenzi imbarazzati. Come Constantine, anche Aibileen è una domestica di colore. Saggia e materna, ha un candore e una pulizia interiore che abbagliano: per un tozzo di pane ha allevato amorevolmente uno dopo l'altro diciassette bambini bianchi, facendo le veci delle loro madri spesso assenti. Ma il destino è stato crudele con lei, portandole via il suo unico figlio, morto in un incidente sul lavoro tra l'indifferenza generale. Da allora in Aibileen qualcosa si è spezzato, e nulla sarà più come prima. Minny è la sua migliore amica. Bassa, grassa, con un marito violento e una piccola tribù di figli, è con ogni probabilità la donna più sfacciata e insolente di tutto il Mississippi. Cuoca straordinaria, non sa però tenere a freno la lingua e viene licenziata di continuo per le sue intemperanze, fino a quando è assunta da una signora nuova del posto, che per la sua bellezza vistosa e le origini modeste è messa al bando dalla buona società bianca. Sono gli anni in cui Bob Dylan inizia a testimoniare con le sue canzoni la protesta nascente, e il colore della pelle è ancora un ostacolo insormontabile. Nonostante ciò, Skeeter, Aibileen e Minny si ritrovano a lavorare segretamente a un progetto comune che le esporrà a gravi rischi. Perché lo fanno? Perché i rigidi confini che delimitano la loro esistenza le soffocano. Perché il vento della libertà inizia a soffiare.]

Il secondo deve ancora uscire, sarà nelle librerie tra pochi giorni. E’ la rivisitazione di una fiaba dei fratelli Grimm. Mi piacciono molto le fiabe e probabilmente prenderò anche il volume dei due narratori tedeschi. Per quanto riguarda la copertina, preferisco quella originale, ma magari si addice più alla storia lo sfondo notturno. Si vedrà. Avrei lasciato anche il tutolo originale, ma questo non è male.




[“Enchanted” (“Entwined”) di Heather Dixon (Sperling e Kupfer, 16.90€ )  
Trama: Nel magico mondo di Eathesbury, Azalea è la maggiore di dodici sorelle e l’erede al trono. Quando la madre muore, le ragazze scoprono un passaggio segreto che porta, attraverso un bosco d’argento, a un salone dove possono dare sfogo alla loro grande passione, il ballo, contravvenendo al lutto strettissimo imposto dalla corte. Conoscono così il misterioso ma affascinante Keeper, che ogni notte intreccia con tutte una danza proibita e che sembra particolarmente attratto da Azalea. Ci vorrà del tempo prima che le sorelle si accorgano delle sue vere intenzioni...]

sabato 14 aprile 2012

#15! Libri antichi e segreti nascosti


Nelle vacanze di Pasqua mi è successa una cosa curiosa e per me interessante. Avevo deciso di andare a frugare nella soffitta della casa di giovinezza di mio papà al fine di spolverare alcuni libri che potessero catturare la mia attenzione, cioè romanzi, magari classici, da leggere e anche volumi antichi dalla copertina di pelle di capra. Di questi ultimi avevo intenzione, se ne avessi trovato qualcuno, di stabilirne il valore commerciale per guadagnarci qualcosa (era questa l’idea, non troppo seria), nel caso non mi fossero interessati; si sa che i libri antichi valgono ed è bene sapere quanto. A parte strani titoli ed edizioni più moderne, cioè pubblicate nell’’800 e nel ‘900, tra cui “La storia d’Italia”, dal libro decimo quarto (14°), di Francesco Guicciardini, e “Romola” di George, qui Giorgio, Eliott, mi sono capitati tra le mani (annerite per la polvere) almeno due volumi di certo  più vecchi e dalla copertina in pergamena (pelle di capra). Quello più piccolo ha ancora una rilegatura compatta ed è facilmente maneggevole; il secondo, più grande, è sfaldato e quindi pare di più anni alle spalle. Non sono sicuro del periodo in cui siano stati stampati, in quanto non c’è la data nelle prime pagine, ma presumo che siano circa del ‘600, visto che sono simili a certi tomi di quell’epoca che ho maneggiato quando con i professori della mia scuola siamo andati nella biblioteca civica e nell’archivio.
 La sera, quando ho mostrato a mia mamma i miei reperti, ho preso in mano anche il volumetto antico e, aperto a una pagina, mi son detto: “Che schifo questo filetto di polvere, ora lo tolgo e lo getto nella spazzatura”. Solo che, ad una seconda occhiata, mi son reso che conto che si trattava invece di una chiave, una piccola chiave arrugginita che ha lasciato dei segnetti rossi nella carta, che mi hanno permesso di ritrovare le pagine giuste in cui era nascosta, anche se avevo chiuso un attimo il libro, e riporgliela.
E’ ovvio che mi sia giunta una certa curiosità e un intenso interesse riguardo all’origine e alla provenienza della chiave. So che probabilmente quei volumi furono posseduti a parenti appartenenti a qualche ordine religioso e che vivevano in un’altra località. Chissà se scoprirò qualcosa di più…

giovedì 5 aprile 2012

#13Recensione


Ecco la recensione di un libro che ho letto l’estate scorsa. Si intitola “Angel. L’amore è un demone” della giovane autrice italiana Dorotea de Spirito.

Titolo: Angel. L’amore è un demone
Autore: Dorotea de Spirito
Editore: Mondadori
Numero di pagine: 341
Prezzo: 15,00€; 9,50€
Data d'uscita: uscito nel 2009


Recensione: Mi è sembrato così e così. La storia potrebbe essere carina, ma è priva di mitologia dettagliata e invece ricca di alcuni clichè tipo il fatto che la protagonista sia imbranata e il protagonista un figo appassionato di lettura; almeno qui lui non è anche un atleta tra i più bravi del mondo e primo della scuola insieme. L’ambientazione è carina, anche se la struttura scolastica è incongruente: se loro frequentano il Liceo Classico e hanno la patente, giustamente sono in Terza Liceo, ma com’è che fanno ripasso di Platone, che si studia in Prima e si interroga sui lirici greci, argomento che si fa anch’esso in Prima? Mah… Tornando sulla loro mitologia, ok che hanno perso molto potere, ma mi immaginavo gli angeli come creature austere cadute e i demoni molto malvagi, come sembra essere alla fine Eva, che solo alla fine spunta fuori da chissà dove. E’ vero che lo sviluppo del loro amore sarebbe potuto essere narrato di più, ma mi pare comunque particolare e non proprio del tutto pessimo. I personaggi potrebbero essere caratterizzati di più e soprattutto Ginevra e Lorenzo; la loro storia è quasi ridicola, in alcuni punti ho trovato di quel pathos neanche adolescenziale: non sono mica adulti e sposati e Ginevra non sta partendo per sempre! Altri punti, invece, li ho trovati attuali e vicini a me (almeno un pochino). Lo stile: di sicuro è acerbo, e unito a certi avvenimenti la storia pare quasi stilizzata, ma sono presenti anche descrizioni, pensieri e fra sette varie che mostrano che l’autrice un certo talento ce l’ha; e poi bisogna contare che a diciassette anni non si è ancora ben esperti. La copertina è veramente bella e l’edizione tascabile comoda e la carta morbida, che danno un piccolo tocco in più. Alla fine non so se consigliarlo o no, di sicuro ci sono libri peggiori ed è una lettura abbastanza tranquilla.

3***