giovedì 28 giugno 2012

#50! Minirecensione: L'ombra del vento



Dedico il cinquantesimo articoletto su questo blog con la recensione di  questo libro che ho letto ad Aprile, ma di cui fino ad ora non sono riuscito a scrivere una recensione. Si tratta de “L’ombra del vento” dello scrittore spagnolo Carlos Ruiz Zafòn. Non so bene quale sia stato il motivo per cui non ho scritto qualcosa, qualche considerazione. Magari perché, essendo passato ad altri libri, mi sono dedicato ad un commento riservato ad essi, dimenticando o mettendo in secondo piano questo romanzo. Mi è piaciuto davvero molto. Tante volte l’ho preso in mano, tempo fa, e successivamente abbandonato, quasi subito, ma ho sbagliato, senza dubbio. La volta decisiva, mi sono imposto di portarne a termine la lettura perché ero convinto che si trattasse di una storia davvero buona, anche alla luce delle recensioni entusiastiche e della testimonianza di mio fratello, che l’ha letto prima di me; considerato soprattutto che gli è piaciuto, nonostante lui non legga mai dei libri. Ho fatto bene a spronarmi: dopo le prime pagine poco interessanti, si giunge in seguito nel vivo di una storia decisamente avvincente e ben costruita, carburata dall’amore per i libri. Passato e presente si incontrano in un vortice di mistero al cui centro si muovono Daniel Sempere, il ragazzo protagonista, l’amico e collega Fermìn e il tenebroso scrittore Julian Càrax.
Mi sento di consigliare questo romanzo a tutti coloro che apprezzano le storie complesse, ricche di spessore, rese vive da protagonisti descritti con spessore, e decorate da qualche tinta gotica e misteriosa. Un romanzo davvero intrigante e appassionante. Non so però se procurarmi anche il secondo volume di questa saga (composta da romanzi autoconclusivi) dato che molti lettori che hanno attribuito il massimo voto a questo libro hanno aggiudicato il minimo al secondo, “Il gioco dell’angelo”; inoltre la trama non mi pare così buona. Intanto, però, assicuro che questa è una lettura che merita senz’altro.

{♣♣♣♣ ½ stelle}

Autore: Carlos Ruiz Zafòn
Casa Editrice: Mondadori
Giudizio: Promosso
Voto: 4 1/2
-Stile: 3 1/2
-Contenuto: 4 1/2
-Piacevolezza: 4 1/2

mercoledì 27 giugno 2012

#49Che fatica leggere in inglese



Salve a tutti! Talvolta scrivo su questo blog di ciò che faccio in relazione ai libri. Ovvero cosa ho comprato, cosa ho visto, cosa ho ereditato, cosa mi è parso interessante… Oggi ho un po’ di informazioni – sì, estremamente interessanti e preziose – da rendere pubbliche. Allora… ieri ho iniziato a leggere “I Malavoglia” di Giovanni Verga, uno degli otto libri che ho da leggere per la scuola. Dopo poche pagine mi sono assopito. Non è un segreto, lo stile di Verga, credo volgare siciliano, non mi piace granché. E la nuora di padron ‘Ntoni mi piace chiamarla Maruzza la Truzza, non la Longa, come è in realtà soprannominata. Allora ho aperto anche il seguito di Hunger Games, “Catching Fire”, in lingua inglese, che ho preso a Londra. Non si può immaginare la fatica che sto facendo per procedere nella lettura, spero di migliorare sensibilmente. Chissà quando lo finirò! Intanto mi è venuta voglia di leggere anche “Perchè l’amore qualche volta ha paura” di Guillame Musso, che mi è stato regalato per il compleanno due anni fa e non ho mai avuto l’ispirazione di leggere. Infine, lo ammetto: ho qualche problema all’acquisto online; non ho ben capito se mi arriveranno i libri che ho ordinato lunedì. Il giorno di arrivo dovrebbe essere domani, ma mi sa che qualcosa è andato storto. Ciao.     



martedì 26 giugno 2012

#48Minirecensione: Shiver


Propongo qui la recensione di Shiver, letto nel settembre, che ho già pubblicato su aNobii. L'aver sfogliato il volume poco fa mi ha convinto a renderla nota anche sul blog. Avviso che magari adesso il mio giudizio è cambiato.



Devo dire che con le informazioni trovate in internet e nel retrocopertina, mi ero fatto un'idea diversa della vicenda. Pensavo che la protagonista, Grace, conoscesse personalmente - avesse parlato, fosse amica - del protagonista, Sam, e se ne fosse innamorata; così, allo stesso modo, avesse trovato interesse anche per il lupo dagli occhi gialli nel bosco dietro casa sua; e solo in seguito, avesse scoperto la verità. Invece, il libro inizia con il flashback di lei che viene morsa, salvata da Sam, si innamora del Sam-lupo e scopre l'esistenza dei lupi mannari, anche se non ha ancora visto il ragazzo in forma umana; tutto in pochi capitoli.
L'origine scientifica e mitologica di questi lupi mannari è ben trattata e spiegata, così come lo stile è fluido e preciso. Però il libro non mi è piaciuto particolarmente, non come avrei voluto. Adoro le storie di neve, ambientate in inverno, per cui ho penso che l'avrei apprezzato tanto. Infatti all'inizio, a parte il piccolo difetto indicato prima, ho trovato i due personaggi protagonisti ben tratteggiati e la loro storia d'amore appassionante. Ma poi l'interesse è scemato... mi sono diventati noiosi, quasi vuoti; non li ho più trovati simpatici. Passano gran parte del loro tempo a fare cose ordinarie, e i genitori di lei? Ma dove si trovano così snaturati? Beh, certo meglio di quelli di Sam e di Shelby... praticamente un raduno di poveretti! E poi sono presenti delle situazioni non troppo veritiere, e non solo con protagonisti i vari genitori. In alcuni punti mi piaceva di più, in altri l'ho trovato abbastanza noioso. E' quindi nel complesso un libro disturbante e angosciante! La risoluzione della vicenda mi ha portato a disprezzare di più il tutto, se non fosse per gli ultimi capitoli, che mi hanno dato l'interesse pressante di leggere il libro seguente!

{♣♣♣ stelle}

Autrice: Maggie Stiefvater
Casa Editrice: Rizzoli
Giudizio: Promosso
Voto: 3
-Stile: 3 3/4
-Contenuto: 3-
-Piacevolezza: 2 3/4


#47! Minirecensione: In verità è meglio mentire





La più cocente delusione in seguito alla lettura di uno dei libri di Kerstin Gier. <<Simpatica, interessante, intelligente…«troppo» intelligente. Riuscirà a trovare l’uomo che la perdonerà per questo?>> No, Carolin, la protagonista, non è nè simpatica né interessante né intelligente. E’, anzi, acida e antipatica, insipida, e non basta dire di saper suonare strumenti musicali, conoscere qualche lingua e avere fissazioni degne di Mattia de “La solitudine dei numeri primi” per sembrare intelligente. Questa volta Kerstin ha toppato. La sua vena ironica si riscontra appena solo nel primo capitolo, brano in cui Carolin è ubriaca. Sì, dopo la protagonista – la narrazione avviene in prima persona - non cattura più l’attenzione del lettore per la sua ironia, è solo irritante. Il fulcro centrale del romanzo è la versione speculare del rapporto tra Brooke Logan di Beautiful e i fidanzati o mariti delle figlie. Del tipo: Nelle puntate precedenti: Brooke, per un equivoco va aletto con Oliver, fidanzato della figlia Hope, nata dal rapporto di una notte con l’ex marito dell’altra figlia, Bridget. Sì, ho seguito qualche puntata della celebre soap opera, e devo dire che non è male. Non disdegno quel tipo di episodio, ma disdegno la storia sul quale è stata costruita in questo romanzo. Quasi nessun personaggio colpisce, l’intreccio non è per niente brillante, le promesse della trama non sono mantenute. No, non mi è piaciuto questo libro. E ho nostalgia di Gwendolyn, dei suoi amici e delle sue avventure.

{♣♣ 1/4 stelle}

Autrice: Kerstin Gier
Casa Editrice: Corbaccio
Giudizio: Bocciato
Voto: 2 1/4
-Stile: 2 ½. Non ha niente a che vedere con quello della Trilogia delle Gemme
-Contenuto: 2
-Piacevolezza: 2 1/4

domenica 24 giugno 2012

#46Recensione: Green di Kerstin Gier





Finalmente il momento è arrivato, il momento in cui ho terminato una trilogia che mi è piaciuta molto. Sto parlando della Trilogia delle Gemme dell’autrice tedesca Kerstin Gier, e il libro che ho appena finito di leggere è, ovviamente, “Green”, il terzo capitolo. E’ quindi il caso che una volta per tutte elenchi i punti positivi e quelli negativi di questi romanzi, senza rimanere troppo nel vago, dato che questa è l’ultima opportunità. Devo prima precisare che durante la lettura di Green mi sono sentito di mettere in dubbio il voto che ho dato al libro di mezzo, “Blue”; ovvero non sono più stato molto sicuro del mio apprezzamento nei confronti di queste letture. Di solito non mi accontento facilmente, sono un lettore esigente, voglio che ogni aspetto e ogni ambito siano spiegati, descritti e costruiti molto bene. Evidentemente alcuni di questi aspetti, mentre proseguivo la storia con il terzo volume, mi sono sembrati trattati in modo per me non così soddisfacente e perciò mi sono chiesto se l’autrice si fosse comportata allo stesso modo con gli altri due libri. Red non mi è piaciuto molto, quindi posso affermarlo, non ha soddisfatto la mia sete di lettore. Ma a Blue ho attribuito un voto decisamente alto, e proprio per questo mi sono sentito insicuro su questa decisione. Avrò dato il voto che ritengo giusto? Sinceramente quando ho chiuso il tomo ero molto felice di aver appena concluso una buona lettura; trovo infatti che una grande componente che influisce nel voto è la piacevolezza. Sì, ho trovato Blue piacevole. Allora così non è stato per Green? Mi impegnerò adesso a spiegare meglio, facendo collegamenti con gli altri due capitoli.

Red è un libro abbastanza introduttivo, e si sente perciò l’esigenza di conoscere meglio i personaggi e le dinamiche tra loro. Così, allo stesso modo, i rapporti di due personaggi che sono sbocciati tra queste pagine, non sono ancora saldi del tutto. Anche la vicenda dei viaggi nel tempo, fattore dominante, preme l’interesse del lettore. Chiari sono, però, il carattere adolescenziale della narrazione, grazie al fatto che avviene nella prima persona di Gwendolyn, la protagonista, e lo stile ironico e immediato, studiato e scorrevole. Man mano che ho proseguito nella lettura, ho apprezzato i rapporti famigliari – che pure verranno stravolti, come si scoprirà – e l’affetto d’amicizia. Cose che non ho apprezzato, invece, sono state diverse. La prima riguarda lo stile: se la scrittrice riesce così bene risultare divertente, perché non proseguire in questo senso? Perché inserire solo qua e là qualche battuta e frase ironica? Il libro sarebbe stato migliore se ne avesse aggiunte molte di più. Allo stile si affianca il carattere della protagonista, un’adolescente comune – ma non troppo, come scoprirà - e determinata. Il suo punto forte è questo, si considera una ragazza normale con una bella famiglia e un’amica fedele. Nel corso dei libri mi è risultata sempre più simpatica. Un altro aspetto negativo è la  povertà di eventi: la ragazza protagonista e l’altro viaggiatore nel tempo non fanno altro che pochi giretti nel passato per incontrare quello *stronzo* dello pseudo conte di Saint-Germain; sono presenti anche alcuni “salti” incontrollati di Gwendolyn. Ma tutti sono brevi, la descrizione dell’epoca passata è un po’ minore a quello che un lettore esigente si aspetta, e terminano proprio nell’attimo migliore, nel punto di maggior pathos. Uffa! Poi uno dei viaggi incontrollati, mi pare il secondo, avvenuto all’interno della sua casa, mi ha lasciato un dubbio. Negli Annali viene detto che una ladra nel lasso di tempo del salto ha rubato qualcosa ed è sfuggita, ma non mi pare che venga mai spiegato cosa, e poi Gwenny non ha preso nulla. Per l’idea originale su cui è basata la trilogia mi sono sentito di dare un voto medio con l’aggiunta di un più, simbolo della marcia in più che ho presupposto questi romanzi avrebbero rivelato.

Blue supera in gran parte queste lacune. Magari, come ho scritto nella recensione dedicatagli, questa idea dipende dal fatto che ero maggiormente abituato ai personaggi e alle vicende. Lo stile mi è parso più divertente, anche se mai troppo, e gli eventi mi sono sembrati avvenire con un certo dinamismo, con scioltezza. E finalmente l’evento principale non è più l’incontro con quel *merdoso* dello pseudo conte, anche se, come è ovvio, resta la figura dominante. Anche l’ambientazione storica fa qualche passo in avanti e uno scorcio della vita di quel tempo viene offerto al lettore. Inoltre alcuni misteri e intrighi legati al primo capitolo, vengono risolti. Mi è parso chiaro che i restanti sarebbero stati spiegati nel romanzo finale. Proprio per questo ho pensato che Green sarebbe potuto essere o molto bello o molto brutto, a seconda del valore delle rivelazioni contenute tra le sue pagine. Parlerò ora di Green.
Non capisco il perchè del colore viola.
Ho iniziato questo libro con un gran sorriso proprio perché in cuor mio mi aspettavo tante sorprese e pulsazioni squilibrate dovute alle rivelazione, alle scoperte e alle soluzioni ai misteri. Devo subito precisare che almeno due di queste scoperte mi hanno lasciato un attimo scioccato, soprattutto l’ultima, che mai mi sarei sognato - e il signor Bell dovrebbe sfruttare l’idea. Ok, so che molti non sanno chi sia, e questa è una battuta stupida, ma avevo proprio voglia di scriverla. Questi due motivi di shock – si immagini una dama che muove il ventaglio per darsi aria e pochi attimi dopo finge di svenire. Sì, sono rimasto veramente colpito – insieme allo stile, bello e ironico, ma che purtroppo non raggiunge certi vertici da me desiderati, e allo sfondo, personaggi, rapporti tra loro e i viaggi nel tempo, contribuiscono a donare al libro una certa possibilità di apprezzamento. Solo che non ci si può aspettare chissà quali sorprese (a parte quelle due di cui ho accennato) e un maggior numero di vicende, ma soprattutto di descrizioni avrebbero migliorato di certo il tutto. La verità relativa al cronografo, elemento importantissimo su cui ruota la serie, non è così imponente, cioè, a parte che il lettore, come i personaggi, l’avevano già capito fin da Red, non emoziona e mi ha portato a chiedermi una cosa. Perché i due beniamini continuano a incontrare nel passato il conte? Poi mi sono risposto che ci sono certi idioti, i Guardiani, che glielo impongono. Ma sono proprio idioti questi guardiani. Si nota già da Red che sono dei fanatici idioti; tutto il loro impegno, quasi completamente inutile. Vabbé. Si scopre poi questa cosa sul conte, allora i due viaggiatori nel tempo, con amici, presenti, e parenti passati, cercano una soluzione. Quello che mi ha lasciato insoddisfatto è il fatto che le scoperte le fanno in pochissimo tempo dopo due libri in cui avrebbero potuto giungere allo stesso risultato. E poi la soluzione, mi è parsa imperfetta, un po’ campata in aria, per usare un’espressione leggermente colorita. Alla fine funziona e Gwendolyn e Gideon possono finalmente coronare il loro sogno d’amore. In certe condizioni… Sì, col senno di poi, posso affermare che la scrittrice ha saputo rendere bene il tutto, inserendo quasi perfettamente qualche elemento assurdo nella trama. Un’ultima cosa a cui non so trovare risposta: Gwendolyn avrebbe potuto neutralizzare il conte, prima che lui facesse una certa cosa. Tanto lei, nella sua condizione…
Certo è vero che alla fine tutto si risolve per il meglio. E nell’ultimo capitolo, l’Epilogo, una sorpresa davvero… sorprendente (quella di cui ho accennato prima)! Per non creare un gioco di parole, potrei scrivere “da far contrarre le labbra in un sorriso e gongolare tra sé”. Magari non ha colpito gli altri lettori, ma me sì, molto!
Si può dire che questa sia la recensione di tutta la trilogia intera, trattando dal primo volume, che ho trovato meno riuscito, al secondo, secondo me il migliore, al terzo, una buona, anche se non ottima, conclusione a una bella saga. Sì, ora lo scrivo con sicurezza: Kerstin avrebbe potuto rendere le cose decisamente migliori. Consigliato anche a chi piace Londra.  E la mia prossima lettura sarà “In verità è meglio mentire”. Chissà che non lo trovi migliore.

Autrice: Kerstin Gier
Casa Editrice: Corbaccio
Giudizio: Promosso
Voto: 4 ¼
-Stile: 4 1/4
-Contenuto: 4 1/4
-Piacevolezza: 4
                   

venerdì 22 giugno 2012

#45Acquistibibliofilionline



Oilà! Oggi sono molto felice perché, oltre alla spensieratezza della giovinezza, sono entrato in possesso di una cosa molto simpatica: la tessera PayPal per gli acquisti in internet. Bisogna che dica che penso di prenderla già cinque mesi fa, appena dopo il mio ingresso nell’età adulta in seguito al compimento del mio diciottesimo compleanno. Poi, però, ho preferito evitare, perché tanto i miei acquisti online sono rari, o almeno lo erano. Ho comprato solo un paio di volte, con il metodo del contrassegno, che pure è una spesa ingente visto che unita a quella di spedizione risulta quasi il costo di un libro in brossura. D’ora in poi potrò fare acquisti con un po’ di click. Yeah. L’unico problema rimasto è: cosa scelgo tra le alterinative di libri che ho intenzione di prendere? Uffa, non so cosa fare! Ciao a tutti.

giovedì 21 giugno 2012

#44 Pilgrims don't wear pink



Qualche tempo fa, su un blog letterario americano, mi pare il famoso “The Story Siren”, ho trovato la copertina di un libro che mi ha colpito molto. Così l’ho salvata nel mio computer, ho cercato su Goodreads la trama e mi sono ripromesso di farci un articoletto sul mio blog. Il motivo per cui la cosa non è ancora avvenuta è che ho avuto difficoltà a tradurre la tramina – sì, ho intenzione di esercitarmi nella lingua inglese con una serie di letture estive in edizione originale. Oggi, però, controllando i documenti di word ho trovato il breve riassuntivo in lingua e un abbozzo della traduzione, che prontamente ho modificato e corretto, senza comunque riuscirci completamente. Comunque il senso generale dovrebbe essere chiaro. Il libro parla di una ragazza, mi pare, appassionata di quel periodo storico di cui parlo praticamente in ogni articoletto, composto dal Regency e seguenti. Non ho ben capito se il termine “Living” significa che gli impiegati devono impersonare una determinata figura umana, nel caso della protagonista Libby una pellegrina. Se non sbaglio, dovrebbe essere anche presente  un influsso vagamente paranormale, reso dalla figura dei fantasmi. Non so se ordinerò questo romanzo, o se arriverà mai in Italia, ma mi sembrava davvero abbastanza carino da presentarlo. 



Trama: Una storia di amori segreti, corsetti, e cospirazione.
Libby Kelting si era sempre sentita nata fuori del tempo. Non stupisce che leggendo romanzi storici amorosi, guardando adattazioni di Jane Austen, la completa esperta di storia abbia colto al volo l'opportunità di uno stage presso Camden Harbor, il più antico Living History Museum del Maine. Ma a Camden Harbor Libby è semplicemente fuori posto, non importa quanto carina lei sembri in un corsetto. Il suo collega amante dei gatti la vuole morta, il troppo-intelligente-per-il-proprio-bene giornalista locale continua a spingere i suoi bottoni, il suo splendido marinaio può essere più naufrago che sognatore – in più Camden Harbor è tormentata. Nel corso di un'estate indimenticabile, Libby impara che ragazzi, come i fantasmi, non sono sempre quello che sembrano
Autrice: Stephanie Kate Strohm 
Pagine: 204
                                                                      Casa Editrice: Houghton Mifflin Harcourt 

-Libby Kelting had always felt herself born out of time. No wonder the historical romance-reading, Jane Austen-adaptation-watching, all-around history nerd jumped at the chance to intern at Camden Harbor, Maine’s Oldest Living History Museum. But at Camden Harbor Libby’s just plain out of place, no matter how cute she looks in a corset. Her cat-loving coworker wants her dead, the too-smart-for-his-own-good local reporter keeps pushing her buttons, her gorgeous sailor may be more shipwreck than dreamboat — plus Camden Harbor’s haunted. Over the course of one unforgettable summer, Libby learns that boys, like ghosts, aren’t always what they seem.-

mercoledì 20 giugno 2012

#43 Recensione: Blue di Kerstin Gier





Ho terminato da neanche un’ora la lettura di “Blue”, seguito di “Red” nella Trilogia delle Gemme della scrittrice tedesca Kerstin Gier. A marzo ho letto “Red”, apprezzandolo, ma non amandolo come sembra abbiano fatto molti lettori in Italia, stando a vedere le recensioni postate su aNobii. L’ho trovato un po’ troppo veloce, costituito da pochi eventi, con una scarsa descrizione e costruzione dei periodi storici e una natura soprannaturale, per quanto riguarda la loggia dei Guardiani, i custodi dei viaggiatori nel tempo, poco chiara e un po’  disgustosa. Perciò ho dato al libro un voto discreto ma mediocre, considerando anche la marcia in più che la scrittrice talentuosa sa offrire grazie allo stile ironico e frizzante e una protagonista intraprendente.
Alla Fiera del Libro di Torino ho acquistato i due seguiti, “Blue” e “Green”, perché, oltre a voler continuare la saga, ero sicuro che mi avrebbero colpito maggiormente. Per due principali motivi: mi è già capitato, per esempio con la saga “Shadowhunter” di Cassandra Clare, di trovare non troppo avvincente il primo capitolo, pur sempre introduttivo, e gustare appieno la storia narrata con il secondo volume e i seguenti; inoltre questa trilogia ha chiaramente del potenziale, appena abbozzato in “Red”, ma la mia idea era che sarebbe stato palesato nei due libri successivi.
Per motivi scolastici ho lasciato nella mia libreria gli acquisti della Fiera fino a giugno, quando ho avuto e sto avendo più tempo da dedicare alla lettura. Così, dopo aver terminato “La ricamatrice di segreti” di Kate Alcott, ho preso in mano “Blue” e mi sono addentrato nella Londra, contemporanea e non, in compagnia di Gwendolyn, Gideon e tutti gli altri personaggi che, mi si permetta di precisare, sono decisamente bene caratterizzati.
Effettivamente le mie previsioni si sono realizzate e “Blue” è stata per me una lettura davvero buona, se non ottima. Di sicuro sono presenti molti difetti e carenze, la narrazione potrebbe essere ben più ricca, ma il potenziale di cui ho sperato una evoluzione, è stato ben espresso. Il romanzo inizia proprio dove Red è terminato, così il lettore non è nuovo alla narrazione ed è come se rincontrasse vecchi amici o quantomeno conoscenti. Un nuovo personaggio fa la sua comparsa, Xemerius, una creatura particolare, molto simpatico e di grande aiuto per la protagonista; si incontreranno anche altri personaggi nel corso della storia. Fin da subito è manifesto un miglioramento da parte dell’autrice, sia per quanto riguarda lo stile, ironico, sia per quanto concerne l’intreccio degli eventi. Molti interventi, o pensieri della protagonista, dato che la narrazione è in prima persona, sono più incisivi e umoristici; e questo è un enorme aspetto positivo nei romanzi di Kerstin Gier. Anche le situazioni sono più avvincenti e tutto è più sciolto, più naturale; e probabilmente contribuisce il fatto che il lettore – nel mio caso, me ;) – è più abituato. Anche la descrizione dei periodi storici è più attenta e curata, mi è parso. I due viaggiatori nel tempo partecipano anche a un evento più o meno mondano serale, e non hanno solo un incontro con il conte di Saint Germain, come nel volume precedente. Che poi, lo devo ammettere, la scrittrice ha fatto quasi un ottimo lavoro con questo personaggio: è proprio antipatico e vagamente viscido, uno stronzo, ma in qualche modo cela questa caratteristica, e gli altri, a parte Gwendolyn e il lettore, non lo notano troppo; questo carattere del personaggio in “Red” l’avevo considerato un lato negativo, cioè mi aveva schifo, mentre ora riconosco che i personaggi “cattivi” se provocano questi effetti e queste considerazioni nel lettore vuol dire che sono costruiti bene e funzionano. Come ho già accennato, più o meno tutti i personaggi sono ben caratterizzati. Mentre scrivevo una recensione a un libro che ho letto qualche settimana fa, “L’anno del maialino”, ho pensato che certi scrittori riescono ad approfondire le caratteristiche di un personaggio con poche parole, e questa è proprio una caratteristica della Gier.
Molti dei misteri, dei dubbi, degli intrighi e delle domande che si sono presentati ai protagonisti e al lettore, hanno trovato risposta in queste pagine. Molte altre risposte, invece, compariranno presumibilmente nel volume successivo e conclusivo della trilogia, “Green”, e tale fatto contribuisce ad accrescere la voglia e il desiderio di correre ad agguantare quel volume, che, per fortuna, io posseggo già nella mia libreria; ed è la seconda volta, mi pare, che leggo più capitoli della stessa saga uno di seguito all’altro.
Non ho molto altro da aggiungere, perché di certo non voglio togliere la sorpresa e il piacere della lettura, offrendo troppi particolari. Non posso, quindi, far altro che consigliare di leggere questo romanzo al più presto, perché merita davvero, una volta superato il meno riuscito “Red”. Io, infatti, inizierò presto “Green”, chissà che non lo trovi ancora più avvincente, e che, alla fine anche del capitolo conclusivo della trilogia, non rimanga dispiaciuto e rattristato dal dover lasciare personaggi molto simpatici e un’avventura emozionante.

Superconsigliato.  5- - *****                   

martedì 19 giugno 2012

#42Anteprima americana


Ho appena scoperto quale sarà la prossima copertina, e la trama, del seguente capitolo della saga La Casa della Notte, "Hidden". Sono “fan” della pagina su face book, così ogni aggiornamento mi esce in bacheca. Ecco la trama (tradotta da me), se può interessare.

La vera natura di Neferet è stata rivelata al Grande Consilio dei Vampiri, così Zoey e i suoi amici dovrebbero avere qualche aiuto per difendere se stessi e la loro amata scuola contro un male che cresce sempre più ogni giorno. E loro ne avranno bisogno, perché Neferet non si arrenderà senza una lotta. Il caos regna alla Casa della Notte.  

E la copertina, che non trovo molto bella perchè non è chiara. 


#41Top Ten Tuesday



Ideata da The Broke and the Brookish, ogni martedì i partecipanti di Top Ten Tuesday dovranno stilare una lista sempre diversa di dieci risposte al quesito della settimana! Ovviamente siete invitati tutti a partecipare condividendo le vostre classifiche nei vostri blog o lasciando un commento qui sotto! Il tema di oggi è "Top ten books on my summer TBR list", ossia i dieci romanzi che intendiamo leggere durante l'estate e che attendiamo di più!
Di solito non partecipo a queste rubriche, ma questa volta il tema centra pienamente il mio stato d’animo. Devo ammettere che ho voglia di leggere davvero tanti libri quest’estate, e una classifica mi aiuterà a scegliere quali mi interessano di più, perché è ovvio che non ho tempo ed energie mentali per farmi una mini biblioteca in questi mesi. Ecco le mie dieci scelte:

1. Shadowhunters: Il Principe, di Cassandra Clare. Qui e qui. Il primo capitolo di questa saga ambientata in epoca vittoriana mi è piaciuto tantissimo. Perciò non vedo l’ora di rincontrare Tessa e tutti gli altri personaggi, Shadowhunters e Nascosti, versione 1800.





2. The Luxe. Il ballo degli inganni, di Anna Godberen. Anche questo ambientato in periodo vittoriano, però in America, a New York. Mi pare la versione teen dei romanzi di Edith Wharton.  



3. Heidi, di Johanna Spyri. Ambientato nell’’800. Chi non conosce questa storia? L’ho sempre solo vista nella trasposizione a cartone animato, mi interessa anche leggerne.  








4. Chi è Mara Dyer, di Michelle Hodkin. Mi ispira tanto, spero che non mi deluda.










5. Green, di Kerstin Gier. Qui. Lo possiedo già nella mia libreria, lo inizierò appena avrò finito di leggere Blue, la mi attuale lettura.


6. In verità è meglio mentire, di Kerstin Gier. Qui e qui. Insieme a Green, è nella mia libreria e aspetta che abbia finito di leggere la Trilogia delle Gemme.


7. L’ultima canzone, di Nicholas Sparks. Voglio provare uno dei libri di questo scrittore, e questo volume mi sembra promettente.









8. I tre libri che ho preso a Londra. Qui. Lo so che così vengono tredici libri, ma quelli li devo proprio leggere, per esercitarmi nella lingua, oltre che per la voglia!



9. Destined, di P.C. e Kristin Cast. E’ vero che gli altri libri da una parte mi sono piaciuti e dall’altra mi hanno parecchio irritato, ma hanno un fascino irresistibile, e ormai mi interessa sapere come finisce la saga.








10. La favolosa vita di Henry N. Brown orsetto centenario, di Anne Helene Bubenzer. Qui. Mi piacciono tanto la copertina e la trama. Se racimolo un po’ di denaro, magari lo prenderò. 


***

Ora tocca a voi! Quali sono i dieci libri che desiderate leggere di più quest'estate?!

lunedì 18 giugno 2012

#40Recensione: La ricamatrice di segreti. Titanic, parte 2



<<Il Titanic era chiamato, la nave dei sogni. E lo era, lo era davvero.>>

<<Ho tutto quello che occorre proprio qui, con me. Secondo me la vita è un dono, e non ho intenzione di sprecarla. Non sai mai quali carte ti capiteranno nella prossima mano. Impari ad accettare la vita come viene.>>  

Questa recensione è dedicata all’”inaffondabile” Margaret “Molly” Brown, eroina del Titanic e presente tra i personaggi di questo libro.


Sabato sera ho partecipato a una festa di compleanno e poi sono venuto a casa e ho terminato il libro che stavo leggendo in questi giorni. I miei amici hanno proseguito la notte e il festeggiamento in discoteca, così che male ci sarebbe stato se fossi stato in qualche modo attivo, anziché dormire? Così ho concluso la lettura, in fondo restava solo l’ultimo capitolo. Il libro in questione è uno di quelli che ho acquistato alla Fiera del Libro di Torino di quest’anno, “La ricamatrice di segreti” dell’autrice americana Kate Alcott (da notare lo stesso cognome della scrittrice di Piccole donne). Bisogna subito precisare che ho deciso di provarlo perché dalla trama il tema principale sembrava essere il transatlantico Titanic, protagonista della tragedia avvenuta precisamente cent’anni e due mesi fa (più o meno) che ha visto la morte di centinaia di persone in seguito allo scontro con l’iceberg. Mi interessa molto la storia del Titanic, ancor più che rientra in quel periodo storico che mi fa sognare e di cui parlo praticamente in ogni articoletto di questo blog – Giorgiano, Regency,Vittoriano, Edwardiano. La casa editrice, la nuova TRE60 ha stabilito un prezzo conveniente per i libri della sua collana, così non ho trovato motivo per cui non avrei dovuto prendere subito questo romanzo e tenerlo a stagionare per l’estate – cioè, da metà maggio, periodo della Fiera, alla settimana scorsa. 


La copertina è davvero bellina, soprattutto dal vivo: il corpo della donna, vestita secondo la moda dell’epoca, sullo sfondo del mare in cui a destra compare la nave Titanic e a sinistra la Statua della Libertà, simboli dell’inizio e del termine del viaggio. Diverse sfumature di blu e azzurro, come i diversi stati d’animo dei passeggeri nelle diverse fasi del viaggio, dallo stupore per la magnificenza della nave al terrore e al trauma per la distruzione di tutto ciò ad opera della natura. 

E’ il secondo libro che leggo su questo tema, il primo è “Fateful” di Claudia Gray, iniziato e terminato in tre giorni nei primi di maggio. Di quest’ultimo ho scritto anche una recensione, ma ho preferito tenerla solamente sulla pagina di word in attesa della preparazione di questa, per pubblicarle una di seguito all’altra. Posso quindi indicare quale dei due mi sia piaciuto di più in questo luogo. Passo perciò a esporre la mia opinione.
Non è di certo un brutto romanzo. Solo non come mi sarei aspettato. La parte iniziale è molto veloce, si vede Tess che, da cameriera sottopagata e semi-violentata, viene assunta dalla più grande stilista del periodo, Lady Lucile Duff-Gordon. Ben presto la ragazza mostra le sue capacità di sarta e ottiene la promessa dalla sua mentore che quando fossero giunte in America, a New York, avrebbe potuto ottenere grande successo, in virtù del suo talento e delle sue capacità. Sul Titanic, Tess incontra Jim Bonney, un mozzo, e Jack Bremerton, un ricco imprenditore che lavora per la casa automobilistica Ford. Come ho già accennato, tutto è narrato in fretta, appena due capitoli sono dedicati a questa parte, che secondo me è molto importante. Comunque il fulcro della vicenda narrata dalla Alcott è il seguito, le reazioni dei sopravvissuti al naufragio. Giunti a New York, Tess è combattuta tra l’essere entusiasta della vita come promettente stilista e la desolazione per la triste situazione vissuta sulla nave e il dispiacere per la morte delle vittime. Ben presto si fa la conoscenza di altri personaggi. Un senatore, che inizia le indagini per scoprire i dettagli e i motivi per i quali molte persone non hanno avuto speranze di salvezza, ovvero perché la maggior parte delle scialuppe di salvataggio non ha raccolto le persone in mare. Pinky Wade è la reporter del New York Times incaricata di scrivere riguardo a suddette indagini. Si scopre così che la mentore di Tess, la donna che tanto ammira, ha compiuto un gesto non molto probo. Tess non è convinta che sia la verità, mentre Jim, che ha avuto un rapporto di vicinanza con la stilista, conferma. Tutto il libro si snoda tra udienze, il rispetto di Tess nei confronti di Lucile, l’affetto per Jim e l’indecisione riguardo al proprio sentimento amoroso. La signora Brown, generosa ed energica. Anche Pinky ha una situazione famigliare non così limpida…
Questo libro non è appassionante, non spinge a voler continuare la lettura, solo è accogliente, è possibile rifugiarsi tra le sue pagine per conoscere gli stati d’animo dei protagonisti, le loro azioni, le loro scelte. Non tutto è semplice, niente è ovvio. E’ una storia delicata, come coperta da un lieve foglio di carta velina. Ogni atteggiamento non è forzato, è genuino. Gli affetti sono sinceri, i rapporti autentici. E la massima che traspare da queste pagine è che non bisogna mai farsi abbattere, ma lottare fino a rialzarsi dopo essere caduti, fino al successo, con determinazione e fermezza.
Solo alcune cose mi hanno lasciato un po’ perplesso. Non credo di poterli considerare dei difetti, perché la scrittrice dà naturalezza e alle sue descrizioni, ma mi pare giusto farli notare. Il rapporto tra la padrona e la persona sua dipendente. In “Fateful”, Lady Regina tratta Tess con sprezzo e superiorità, mentre tale rapporto in questo libro è molto moderno, tollerante, limpido, nonostante le controversie dovute alle vicende vissute. Poi, anche il fatto di cui ho già trattato, la descrizione del Titanic: solo poche pagine, pochi dettagli; evidentemente l’autrice ha preferito soffermarsi sul periodo seguente. Quindi, sebbene i flashback e le reminiscenze di Tess, non è presente quel pathos che caratterizza altre storie riguardanti questa tragedia, prima fra tutte il film di James Cameron.
Quindi, secondo me il migliore tra i due libri che ho letto è Fateful, anche se l'atmosfera tragica non è troppa in entrambi.  
Consiglio questo libro a chi desidera leggere una storia in qualche modo delicata, in cui la passione e il sentimento sono soffusi, celati, dissimulati.

3 ¾***                      

Da notare la simmetria delle immagini: la copertina, una con Jack e Rose e una con la nave per entrambe le recensioni. ;)       

domenica 17 giugno 2012

#39Recensione Fateful. Titanic, parte 1



« Anche il giovane Thayer fu colpito dalla bellezza del mare e del cielo, quella notte, giacché, indossato un caldo soprabito sull'abito da sera, passeggiò per qualche minuto su e giù per il ponte lance, deserto e solitario, dove il vento fischiava tra gli stralli e dai fumaioli uscivano torrenti di fumo nerastro. «Era una notte stellata», ricordò poi. «Non c'era luna e non avevo mai visto le stelle brillare più fulgide; sembrava che volessero staccarsi dal cielo. Era una di quelle notti in cui ci si sente felici di essere al mondo» »



Ho avuto così tante aspettative su questo libro, non ho mai desiderato tanto leggerne uno. L’ho lasciato nella mia libreria per un po’ di giorni, proprio perché volevo conservare una storia importante, perché sapevo che sarebbe stata una storia con un certo spessore, nonostante l’autrice non mi avesse catturato per niente con i due suoi libri che avevo letto precedentemente e le recensioni lette su aNobii. Il tema della vicenda del Titanic, transatlantico famoso e sventurato, mi ha colpito, interessato e commosso, soprattutto grazie al film di James Cameron; inoltre mi piace tantissimo il periodo tra l’Ottocento e l’inizio del Novecento, soprattutto in Gran Bretagna, che è costituito da quelli Regency, Vittoriano, Edoardiano. Avevo la certezza che mi sarebbe piaciuto questo libro. La copertina modificata in peggio e l’inserimento della licantropia non mi avevano infastidito troppo e non avevano smorzato la voglia di dedicarmi alla lettura.
Ebbene, lo scritto di Amy Vincent (il vero nome di Claudia Gray) mi ha catturato fin dalla prima pagina, introducendomi nelle vie di Southampton, a fianco della protagonista Tess, pochi giorni prima della partenza della nave. Subito si comprende il carattere di Tess e si impara a conoscerla; ma soprattutto si respira l’aria di Edwardian Age, in cui ancora vige la netta distinzione tra persone ricche e nobili e povere e volgari e inferiori (almeno così sono considerate dagli appartenenti all’alta società più snob), e soprattutto lo stile di vita, i modi di comportarsi, i costumi, le dinamiche, tutte le caratteristiche dell’epoca. Tess appartiene alla seconda categoria, ma è in cerca di indipendenza e libertà, più importanti di un mucchio di soldi e sgarbatezza. Presto vengono presentati anche tutti gli altri personaggi, la famiglia Lisle, nobile ma in decadenza, con i domestici, i Marlowe, ricchi ma con un segreto, Michayl, Myriam e George… le penna della Vincent/Gray riesce a tratteggiare i caratteri, i comportamenti di tutti, all’interno della loro condizione sociale e carattere. La trama è ben strutturata e le frasi molto ponderate, riuscendo e colpire il lettore (almeno per me è stato così). L’atmosfera e l’ambiente della nave sono resi molto bene, anche se effettivamente qualche dettaglio in più non avrebbe guastato. Per esempio, qualche maggiore interazione con persone veramente esistite, perché sono pressoché nominate (ed è il lettore a capire chi sono, come l’uomo con i baffi nella scialuppa di salvataggio, che è Bruce Ismay, il proprietario della White Star Line, la compagnia di trasporto nautico della nave); la scrittrice, però, ci fornisce un buon motivo, nelle note in fondo al libro, sul perché preferisce evitare di trattare di persone vere… questo motivo ha la pelliccia e gli artigli. La storia d’amore, che si interseca con quella personale della protagonista e con quella avventurosa-soprannaturale, è molto dolce e naturale, quasi per niente scontata o smielata, cosa che invece ho trovato in altri libri. Oppure inutile barra piatta come quella tra la vampira Bianca e il cacciatore di vampiri Lucas, della saga Evernight della stessa autrice: ho letto i primi due libri e poi ho mollato, magari mi sbaglio, eh, ma non posso dare quattro stelle totali in quattro libri; inoltre ho letto di persone che non hanno continuato la vicenda dei due sfigati (vedi mie recensioni su aNobii) perché proprio non hanno più sentito l’interesse. Anche le storie amorose degli altri personaggi sono proprio ben trattate. 
<<Abbiamo fatto tutto nell'ordine sbagliato, non è così?
- Che vuoi dire?
- Ci siamo scambiati i nostri segreti più profondi quasi prima di conoscerci.
- Ci siamo innamorati prima che potessimo evitarlo.>> 


A questo punto non posso far altro che sottolineare quanto sia migliorata nello scrivere e nel gestire le sue storie la Amy/Claudia. Solo che non fino al punto in cui mi sarei aspettato almeno a metà della lettura. Ammetto che fino al capitolo ventinove avrei dato cinque stelle come votazione. Probabilmente, ho pensato, proprio cinque non le varrà, anche perché non riesce a raggiungere lo stesso phatos della storia di Jack & Rose, standovi un bel pò sotto, ma è un libro molto carino che mi ha preso fin da subito e che poi sono riuscito a finire in tre giorni, mai successo in periodo scolastico. Purtroppo, però, il finale non mi è piaciuto. L’autrice avrebbe potuto scegliere molti altri finali e scriverne in modi migliori, ma invece pare che sia sgusciata la banalità che tanto caratterizza la saga vampiresca (che, come si sarà già capito, sconsiglio). Innanzitutto, devo dire che la tragedia, lo scontro con l’iceberg e il conseguente affondamento, proprio come la descrizione della nave, è resa non in modo perfetto, ma comunque molto bene e in modo abbastanza soddisfacente. E’ riuscita anche a toccarmi e a modificarmi il battito… la conclusione della storia è così struggente ed emozionante (almeno un po’), ma poi… non dico cosa succede. Dico solo che per me il finale non è dei migliori. Fino a pagina 300 avrei dato 5 stelle, ma guardando il romanzo nella totalità, ovvero contando anche le nove pagine seguenti, penso che ne meriti circa 4. Ovvio che il finale è la ciliegina sulla torta, ciò che dà una risoluzione, una concretizzazione, e pertanto deve essere considerato e deve piacere. Probabilmente altri lettori che hanno apprezzato il libro fin dall’inizio hanno gustato anche il finale, e quindi è una cosa soggettiva. Comunque sia, è lo stesso un buon libro che mi sento di consigliare a chi voglia avvicinarsi alla vicenda del Titanic, per mezzo di una storia scorrevole, ben costruita  e arricchita da quel tocco apprezzabile soprattutto dagli adolescenti.
Per quanto riguarda l’edizione, la copertina così storpiata non mi piace granché, ma la Mondadori, nella collana di libri di questo tipo, che da poco è rinominata Chrysalide, ha una gran cura, e penso che il carattere del testo sia esteticamente proprio bello e affascinante, che dà un tocco in più.  

“Il primo e ultimo viaggio del Titanic.
Un amore scritto nelle stelle.”


5--*****. Da gustare come una tazza di cioccolata bianca.

p.s.: Ho modificato il voto. Il libro mi è piaciuto troppo, a parte il finale, per dare il voto di prima.


venerdì 15 giugno 2012

#38Serie televisive: Desperate Housewives


Mi pare giunto il momento di scrivere qualcosa riguardo le serie televisive che mi piacciono maggiormente. E’ da un bel po’ di tempo che ho intenzione di dedicare un articoletto a questo argomento, e ho anche già cercato le immagini più o meno adatte, ma per via della scuola non ho mai trovato tempo e disponibilità d’impegno per mettermi a scrivere qualcosa che non fossero appena due righe. Va detto che non mi piace molto guardare la televisione, perché preferisco dedicarmi ad altri interessi, e se un telefilm o serie tivù lo seguo in modo abbastanza assiduo è perché mi piace veramente e mi sento anche di consigliarne la visione ad altri.
La mia serie preferita, e credo che nessuna le ruberà mai lo scettro di reginetta, è senza alcun dubbio “Desperate Housewives”. Mi aveva consigliato la visione una mia cugina quando ancora frequentavo la prima media, cioè ben sette anni fa. A quel tempo era trasmessa solo la prima stagione. Appena iniziai a vedere la puntata pilota rimasi completamente intrappolato in quel vortice di misteri, storie d’amore e d’odio, intrighi, amicizia, insoddisfazione e appagamento. Insomma, mi sono catapultato a Fairview (che significa più o meno Fieravista) e più precisamente nel quartiere di Wisteria Lane. Molti conosceranno questa fiction, ma per chi non la conoscesse devo trattare un po’ della trama. A Wisteria Lane abitano Gabrielle, Bree, Lynette, Susan, un gruppo di amiche, casalinghe, affiatate e felici. Ma questo solo in apparenza. Mary Alice, all’inizio della prima puntata si punta una pistola alla tempia e spara. Sono subito rimasto colpito dal contrasto tra fascino e raffinatezza con cui i protagonisti si muovono e si comportano e il gesto estremo che una di loro compie. Ovviamente l’interesse a proseguire aumentava di attimo in attimo. Gabrielle Solis è la mia casalinga preferita, così bella e piena di risolutezza, umorismo e simpatia. Ma anche Bree Van der Kamp/Hodge mi piace molto, lei che sa trattare ogni situazione con vigore e accurata in ogni dettaglio – proprio come un ghiacciolo, come la definisce Edie, la meno casalinga e la più z*****a di Wisteria Lane. Anche Edie cattura la simpatia, non le è estranea la determinazione e la capacità di affrontare le situazioni delle altre amiche; molto triste è stata la puntata in cui muore, l’autore Marc Sherry (che stimo molto) sa costruire decisamente bene l’intreccio delle puntate in cui un personaggio perde la vita, mostrando il pensiero e il rapporto degli altri personaggi con l’interessato, in una serie di episodi che vanno a confluire in un finale da lacrimuccia. Lynette Scavo è molto materna e forte, e lo deve essere col marito Tom (che considero un po’ infantile, tanto che poi lui nell’ultima stagione fa una cosa che trovo sbagliata). Susan Mayer Delfino è forse la protagonista che mi piace di meno, ma incontra comunque il mio favore. Poi ci sono le altre amiche, che non rimangono a Fairview per l’intera durata della serie: Edie Britt, Kathrin Mayfair e Renee Perry. Di Edie ho già parlato, allora tratto di Kathrin: la trovo molto simpatica e determinata come le altre, soprattutto con quello che le è successo con il suo ex marito… Renee non mi piace. E’ interpretata da Vanessa Williams, che ha già lavorato in “Ugly Betty” nel ruolo di Wilhelmina Slater. In Ugly Betty mi è piaciuta molto, ma in Desperate Housewives la trovo in qualche modo fuori posto.  
Ben presto, con lo scorrere delle puntate, si venne a sapere che, oltre all’apparenza  decorosa e ordinata, si nascondono contrasti e afflizioni. E misteri, intrighi, passioni, vita famigliare e affettiva, successi professionali e insuccessi in vari ambiti, la ricerca dalla felicità e la fuga dalla frustrazione mi hanno condotto, o meglio portato avvinghiato al guinzaglio fino alla settima stagione; purtroppo, o per fortuna (così posso rimediare con calma), mi son perso qualche puntata e devo ancora vedere completamente l’ottava serie. In questo periodo trasmettono la quinta stagione su Rai 4 il sabato e la domenica sera. Magari per il prossimo Natale mi farò regalare i DVD da Babbo Natale (anche se costano un po’).
Le vicende e le avventure di queste quattro amiche – più una che si alterna da stagione a stagione – e i loro famigliari sanno proprio effettivamente prendermi il cuore, mi fanno ridere, commuovere, tenermi col fiato sospeso, intrigare. In una parola, appassionare.

giovedì 14 giugno 2012

#37Ogni tanto mi scappa un libro



Ciao a tutti i lettori! Finalmente è finita la scuola e posso dedicarmi ad altre attività che non siano studiare, deprimermi per lo scarso risultato dei miei studi e per l’atteggiamento che gli insegnanti, la gente che mi circonda e il mondo intero hanno nei miei confronti. Altre attività come la lettura, il blog, il corso per la patente automobilistica – sì, devo superare le mie incapacità alla sopravvivenza nella giungla urbana, che pure abito in un paese medio. 
Sono appena tornato dal supermercato dove ho fatto la spesa e… mi è scappato un libro. Sì, avevo una ventina di euro, ero in giro e mia mamma mi ha chiesto di prenderle due cosette all’Ipercoop. Ovviamente, sono subito passato dalla sezione libri, dove ho trovato alcuni volumi che mi chiamavano a gran voce: <<Prendimi, leggimi!>>. Sapevo che ne avrei preso uno, perché contando a mente i soldi per le altre cosette avrebbero lasciato denaro in abbondanza per ciascuno dei libri che avevano catturato la mia attenzione. Così ho cercato di limitare la scelta, e sono arrivato alla conclusione che se non avessi preso un libro uno dei due scelti, me lo sarei fatto regalare da mio fratello per la promozione scolastica - visto che si è già offerto…  

Non mi piace. Non tanto bella.
La prima proposta era “Shadowhunters. Le origini – Il Principe” di Cassandra Clare. So che mi piacerà sicuramente e tanto, dato che il primo capitolo della trilogia di cui questo rappresenta il secondo volume ha trovato in me un immenso gradimento. Ed è curioso pensare che proprio “L’Angelo” me l’ha proprio regalato mio fratello a gennaio per il mio compleanno…

Bella!
La seconda, e quella che alla fine ho acquistato, è “In verità è meglio mentire” di Kerstin Gier. Ho i due volumi finali della Trilogia delle Gemme della stessa autrice da leggere e lo farò presto. Questo ha una copertina davvero bellissima e il carattere del titolo e dei commenti di critici e riviste raffinato in egual modo. Sono davvero contento che la Corbaccio, davvero brava, abbia cambiato copertina, perché quella originale tedesca mi fa molto schifo e un libro così passerebbe inosservato per quanto mi riguarda. La trama è bella, interessante. Inizia già bene, in modo ironico, con quello stile che contraddistingue la scrittrice. Trovo originale, e lo apprezzo, il fatto che invece del titolo ogni capitolo inizi con una citazione, più o meno famosa. Infine, devo dire anche che la mole è esigua, e il risultato finale è un volumetto tenero e simpatico. Va bene, solo io trovo un libro tenero!           
Proprio bella!
Ho trovato anche l’edizione economica di “L’Angelo”, ed è diversa da quelle degli altri capitoli della saga della Clare. La scritta del titolo è al margine sinistro, vicino alla costa. E’ in un carattere diverso da quello delle edizioni tradizionali, qualche lettera è più allungata, ma è bello lo stesso, particolare. Ho sfogliato, poi,  il libro “Cinquanta sfumature di grigio” di E. L. James, quello che tratta di *sesso estremo, sadomaso e bondage* - BDSM. Quando sono stato in soggiorno a Londra (che è pure la città dove la scrittrice abita) ho visto i manifesti nella metropolitana. “I libri di cui parlano tutti”, c’era scritto; come pure c’è scritto nell’edizione italiana. Che ci parlino, io non lo farò. Ho letto qualche frase da una pagina e l’idea che mi sono fatto è che la ragazza è un poco rincoglionita e il ragazzo un tantino pervertito. Contando che molti lettori che ne hanno fatto esperienza, affermano, con termini aggressivi, che come esperienza non è stata certo buona…
Devo fare un complimento, colgo l’occasione con questo articoletto, alla casa editrice Giunti, che, con la collana di classici indirizzata agli adolescenti, ha optato per delle copertine davvero bellissime, il prezzo è davvero buono, e noto con piacere che escono periodicamente nuovi titoli. Molto bella l’immagine di copertina di “Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello ( che io ho in un’altra edizione, seppur carina).
Beh, per raccontare di tutti i libretti che ho trovato ci vorrebbero più tempo e parole, quindi… alla prossima!

domenica 10 giugno 2012

#36Recensione "L'anno del maialino"


Ciao a tutti! Ieri ho finito di leggere il libro “L’anno del maialino” dell’autrice inglese Nina Bawden edito da Piemme nella collana Battello a vapore – serie rossa. I libri che compongono questa collana sono rivolti a un pubblico di bambini e ragazzini e la serie rossa propone letture adatte ai dodicenni. Infatti questo libro l’avevo comprato ben sei anni fa, quando di anni ne avevo, appunto dodici. Poi è ovvio che un lettore può leggere qualsiasi libro, se bello e appassionante, più o meno a tutte le età. Volevo provare la saga Brividosi, firmata da P. P. Strello (da notare lo pseudonimo), etichettata per nove anni. Mia mamma non era d’accordo e mi ha permesso di scegliere un libro adatto alla mia età. Così ho scelto questo di cui voglio parlare. Comunque, lo dico per curiosità, i Brividosi, come ho avuto modo di sapere tre anni dopo, con “Un magico Halloween” scontato, è in realtà adatta a bambini di sei anni – la storia è corta e banale, almeno nell’episodio che io ho letto.
L’anno del maialino” mi era parsa una buona scelta, solo che non l’ho mai terminato, forse non sono neanche arrivato a metà. Col tempo si cambia e si matura, perciò quest’anno mi è venuta voglia di riprenderlo in mano e di leggerlo completamente, finalmente. Un incentivo è il fatto che da un anno circa ho la grande passione per il periodo fine Settecento, Ottocento e inizi Novecento – come ogni volta tengo a sottolineare. Sì, perché il libro in questione è proprio ambientato in quel periodo storico. Secondo i miei calcoli tra il 1902 e il 1903, visto che non viene precisato, ma si dice che i genitori della protagonista si sono sposati nel 1886, sedici anni prima del tempo della storia raccontata. Fin da quando l’ho riaperto sapevo che mi sarebbe piaciuto, anche solo per l’ambientazione e poi perché già sei anni fa aveva catturato il mio interesse, e non so perché io l’abbia abbandonato.
La trama è simpatica è in qualche modo semplice, come un pasticcino consumato tra un sorso di te e l’altro. Poll Greengrass vive nei sobborghi di Londra e ha tre fratelli più grandi – Theo, George e Lily – e quando il padre, dopo essere stato costretto a lasciare il lavoro per un fatto un po’ tragico, parte per l’America per fare fortuna, parte con i restanti componenti della famiglia alla volta del Norfolk, zona di campagna inglese, a vivere con le zie, sorelle del padre. La storia inizia con un racconto della madre Emily, sarta molto brava, con protagonista la madre del marito. Da subito mi sono immerso nelle vicissitudini di questa famiglia, in cui ognuno possiede un carattere proprio. Penso che ci siano autori che con poche parole riescono ad approfondire la personalità di un personaggio, in modo chiaro. Ben presto entra a far parte anche un maialino, chiamato Johnnie, a cui tutti si affezionano. Il titolo, diverso dall’originale, che tradotto fa “Il maialino menta piperita”, vuole significare che il maialino è una comparsa che porta il sorriso alla protagonista, provata dal fatto che il padre è lontano e lei ha paura di diventare povera e di non rivederlo più.
Ci sono stati momenti in cui mi ha emozionato, in cui mi sono sentito vicino ai personaggi. Molte frasi toccanti sono mirate a coinvolgere il bambino (chiunque legga il libro) e a far maturare in lui una maggior sensibilità riguardo i vari fatti della vita. Mi sento di affiancare questa storia a quella raccontata da “Ascolta il mio cuore” di Bianca Pitzorno, con protagoniste Prisca, Elisa e Rosalba, libro che mi è piaciuto moltissimo. Poll mi è sembrata simile per carattere a Prisca e molte situazioni vissute da entrambe portano alle stesse riflessioni.
L’unico problema è che vicino alla conclusione, il libro ha iniziato a farmi schifo. Non ho ben capito perché, forse per alcuni comportamenti dei personaggi, o forse ciò è simbolo di un mio squilibri mentale, magari dovuto al disagio degli ultimi giorni di scuola. Perciò non so che votazione dare: per gran parte della storia avrei voluto dare 4 stelle e ¾ (,75), ma ora non ne sono così sicuro. Allora do 4**** stelle.

*-*-*

Titolo: L’anno del maialino
Autore: Nina Bawden
Editore: Piemme – Battello a vapore
Numero di pagine: 240
Data d'uscita: 1975, l’edizione originale, 2000 quella italiana

Trama: "…e così la vecchia scrofa ha partorito in anticipo.
Signora Greengrass, le interessa l'ultimo nato della cucciolata ?"
"Cos'ha di speciale ?"
"Niente, non vale molto."
Johnnie, invece, si rivelerà un maiale molto , molto speciale, al punto da cambiare la vita di Poll e Theo in un anno veramente difficile.