domenica 30 settembre 2012

#75Sabati sera e libri




Saluti. Ultimamente sto leggendo libri in inglese che recupero grazie ad Amazon.it, oltre a quelli che ricevo a scopo recensivo. Così ero contento di essere riuscito a stare lontano da una libreria fisica per un bel po’ di tempo, senza sentire il bisogno di avvicinar mici. Fino a ieri. Allora, sono uscito con gli amici; insieme siamo andati in un ristorante giapponese. Quando ci siamo addentrati nelle vie del paese, Novara, la mia amica amante dei libri, Puccintella, ha dichiarato che se la libreria che prima avevamo visto aperta lo fosse stata ancora, lei e io saremmo entrati a farci un giro –l’ha detto senza chiedermi niente, perché mi conosce, eh. E la libreria era aperta. Bene, ho pensato io, guarderò i libri e le novità in modo tranquillo senza avere il desiderio di acquistare niente. E invece non è andata così –ovvio, no? La libreria si dispone in tre piani e mezzo, tra i quali il terzo è il più fornito, dove ho trovato il romanzo che mi ha urlato di prenderlo. “Prendimi, prendimi, lo so che mi vuoi da tempo!”. Eh, sì, oltre a tutti i bei libri che ho leggiucchiato, sfogliato, ammirato, annusato e maneggiato, c’era questo: “Dark Divine” della scrittrice americana Bree Despain, edito dalla Sperling & Kupfer, nella appena uscita edizione tascabile. Effettivamente è da tempo che mi piacerebbe leggere, e ho pure pensato di procurarmelo in inglese, ma da quando ho sentito dell’imminente versione economica (che non mi piace tanto, comunque), il mio interesse si è intensificato. Così, eccolo tra gli altri libri della mia libreria personale.
Non scrivo di tutti gli altri interessanti romanzi che ho notato, perché la cosa si farebbe lunga. Dico solo che è stato curioso uscire con l’intenzione di divertirsi in un modo che non sia il mio tradizionale (lol), e tornare con il divertimento cercato e un libro. Spero –e credo- che mi piacerà; ci scriverò una recensione, a lettura ultimata. 

giovedì 27 settembre 2012

#74Recensione: La gatta magica & Le nuove avventure della gatta magica di Mathilde Bonetti



*Non tutte le fiabe hanno origine in secoli passati, sono state tramandate di persona in persona, come un piccolo dono se offerto dalla nonna al nipote, o come burla nei confronti dei contadini da parte dei fratelli Grimm, oppure ancora riunite in una raccolta, cosa che per esempio fece Hans Christian Andersen (a proposito, la mia preferita è La regina delle nevi). Alcune sono state ideate, poi messe nero su bianco attraverso il battito dei tasti di un computer e infine pubblicate per diffonderle a più bambini possibili, o anche per chi dell’infanzia conserva il dolce ricordo e il vivo ed ingenuo interesse (me, per esempio). Il tutto, in una forma artistica davvero entusiasmante, corredata da immagini così fedeli al testo da costituire una simbiosi quasi perfetta. Le persone che scrivono questi racconti (e che li illustrano, aggiungerei), sono certamente dotati di quella sensibilità e quella disponibilità di abbandono alla fantasia necessarie a un’artista per creare una sua degna creazione. E io, che proprio a questo tipo di opera sogno di dedicarmi in futuro, e che di un po’ di sensibilità mi sento ricco, non ho potuto fare a meno di entusiasmarmi all’idea di poter leggere una di queste fiabe moderne, e neanche di apprezzarla in larga misura. 
 <<Tra le fate e le creature di un bosco incantato, sotto gli occhi di una civetta saputella e di un grande pino parlante, nasce la piccola gatta Fantasia: i suoi occhi sono blu, il suo pelo è color miele e cioccolato, le sue zampine candide come neve. Ma non lasciatevi ingannare... perché Fantasia, insieme alla sua padroncino Lunadea, ne combinerà di tutti i colori!>>  

In questo caso sto parlando del racconto in più puntate delle avventure di una gatta speciale, in un certo senso magica, con il potere di rallegrare, di confortare e di sostenere la ragazza umana che la accudisce, e non solo. La gatta si chiama Fantàsia e la sua padrona Lunadea. La loro ideatrice si chiama Mathilde Bonetti, un’anima creativa e dalle tante passioni, tra cui il canto, il pattinaggio e, ovviamente, gli animali; il loro disegnatore si chiama Marco Albiero e secondo me ha una mano bravissima. Ognuna delle due -gatta e ragazza- ha bisogno dell’altra, e insieme sanno trascorrere situazioni divertenti, rese tali anche grazie all’apporto della dolce (e magica) felina. Magica perché è nata nel bosco fatato e incantato della fantasia che è stato prestato come ambientazione alle fiabe più appassionanti, abitato dalle creature del Piccolo Popolo, direttamente sbucate dai racconti irlandesi. Tra fate artiste e ribelli, elfi raffinati e un po’ bizzarri, civette sapientone, la micina è stata data alla vita in una notte buia a velata di quella nebbia immancabile in una situazione di mistero. Subito le creature fatate le offrono i loro doni, che la rendono speciale. E poi la gattina è anche dolce, perché non giudica nessuno dal suo aspetto (o, se lo fa, ha le sue buone ragioni) e dispendia affetto a tutti.
Questa origine particolare di Fantàsia mi ha ricordato l’infanzia di Babbo Natale, così com’è raccontata nel racconto Vita e avventure di Babbo Natale (che consiglio) dello scrittore americano Lyman Frank Baum, lo stesso della serie Il mago di Oz. Il piccolo Claus è animato dagli stessi sentimenti della gatta, forse anche perché come lei è stato allevato da creature leggendarie.
<<Tante nuove avventure aspettano la gatta Fantasia: prima il suo amico Otto Prociotto si intrufola di nascosto nella mensa di una scuola per rubare dei dolci; poi deve vedersela con il bisbetico carlino Cadetto e, alla fine, si mette in testa di trovare un fidanzato per la sua stravagante padroncina. Peccato che Lunadea non sia molto d'accordo...>>
Quando Fantàsia incomincia ad adempire al suo scopo, ovvero il portare i buoni sentimenti nel mondo, fa l’incontro con personaggi meno fatati, ma altrettanto simpatici e divertenti: uno fra tutti, l’obeso Otto il prociotto, un’allegra palla di pelo. Ma anche un carlino, un’iguana, dei bambini della scuola elementare, il ragazzo ideale –forse- di Lunadea. Il secondo capitolo della storia finisce con un matrimonio. Per sapere come continuerà, non resta che attendere il terzo episodio della serie.

Consiglio la lettura di questi libri a tutti i bambini e le bambine sognatori/ici, ma anche a coloro che sono un po’ cresciuti, perché per ridere davanti al racconto di un procione sempre affamato e sempre in cerca di cibo non esiste un limite d’età. Così come l’affetto nei confronti dei gattini, o degli altri animali, non si estingue mai. E una bella storia è accessibile a tutti i sognatori e i sensibili.
E, ancora una volta, come non trovare irresistibili queste immagini?  


Autrice: Mathilde Bonetti. Vive e lavora a Monza. Ha sempre avuto gatti e adora tutti gli animali.
Casa Editrice: Piemme. Il Battello a Vapore
Giudizio: Promosso

venerdì 21 settembre 2012

#73Recensione: Misguided Angel di Melissa de la Cruz




Bellissima copertina.

In un periodo in cui mi sento un fallimento sotto la maggior parte dei punti di vista, mi fa oltremodo piacere che anche creature sagge e determinate come immortali (o quasi) angeli caduti, in forma di vampiri dal sangue blu, possono non riuscire nei loro obiettivi, o essere fregati o incappare in enormi bufale. Sto parlando dei protagonisti della saga letteraria “Blue Bloods”/”Sangue Blu” dell’autrice americofilippina Melissa de la Cruz. Nel mondo che Melissa ha ideato, gli angeli caduti dai Cieli vivono, reincarnandosi, nell’epoca moderna compiendo opere di bene e attivamente culturale col fine di riottenere il perdono e il permesso di ritornare a onorare il divino. I personaggi principali sono i Sangue Blu americani, ricchi e snob, dall’aspetto meraviglioso e un pizzico di stronzaggine – perché, in fondo, se sono caduti alleandosi con la Stella del Mattino, Lucifero, non possono essere dotati unicamente di buona creanza, no?. Tra Schuyler Van alen, Jack Force, Mimi Force, Bliss Llewellyn, Oliver Hazard-Perry e tutti gli altri abitanti dell’Upper East Side, le opere d’arte non si contano, così come i tentativi da parte della sezione Cospirazione di nascondere agli umani, i Sangue Rosso, l’esistenza di esseri zannuti e alati. E inoltre tra le pagine della serie si trovano scontri con i demoni, gli alleati imperituri (o trasformati) del Diavolo, i Sangue d’Argento, che vagano per il mondo –tra gli umani o sottoterra nei sentieri per l’Inferno– prodigando malvagità e comportamenti ambigui. Lungo i secoli i Sangue Blu hanno vissuto reincarnandosi in quelli che vengono definiti cicli; ma, talvolta, gli emissari di Satana, con il fuoco nero dell’Inferno, pensano bene di eliminare per sempre coloro che alla misericordia e al perdono pensano con intenso desiderio.
Io sono arrivato al quinto ufficiale capitolo della saga, “Misguide Angel”/”L’Angelo tradito”. La vicenda inizia con i protagonisti alle prese con la loro missione: Schuyler & Jack devono far sì che i demoni rimangano al di sotto della superficie terrestre, e intanto continuano ad amarsi; Mimi è a capo del Conclave, il governo dei Sangue Blu, e inizia un rapporto d’affetto con l’amico e frigorifero abbandonato di Schuyler, Oliver. Tra sparizioni, omicidi, misteri e fallimenti, la trama scorre in modo decisamente lineare. Sì, fallimenti, perché una si trova davanti a una bufala, un’altra non riesce a sventare un omicidio e un’altra ancora –Deming Chen, Venator, ovvero poliziotta e detective vampira- traumatizza irrimediabilmente una povera fanciulla. E pure Mimi non è che abbia dei precedenti così soddisfacenti come Venator – meno male che ha scelto un altro ruolo di maggior prestigio e classe (con cui può fare la dominatrice agguerrita meglio).
Anche una nuova creatura fa capolino tra queste pagine: mi dispiace fornire un lieve spoiler, ma la figura dei Nephilim, buoni o cattivi che siano, ha sempre catturato la mia attenzione. Brava Melissa che l’ha sapientemente –o quasi- inserita nella storia. E poi bisogna ammettere che il mistero che impregna questa vicenda è in qualche modo ben congegnato: in breve tutte le certezze di questo o quel personaggio vengono ribaltate diverse volte da cima a fondo. Non bisogna dimenticare, però, che la de la Cruz scrive con uno stile non gradevolissimo. Io ho letto il romanzo in inglese, ma mi ricordo dei capitoli precedenti che ho letto in italiano. Rimane invariato il carattere dominante del suo periodare: ogni scena è striminzita davvero troppo! Per me è stato in un certo senso un bene, perché ho letto senza fatica (anche in inglese lo stile è abbastanza semplice), ma da una pagina all’altra certe scoperte vengono palesate o effettuate senza preamboli, oppure c’è poco raccordo tra un settore della vicenda e l’altro – ovvero tra la narrazione secondo il punto di vista di questo o quel personaggio; e poi ho notato, come sempre, che l’inizio del romanzo è staccato dal termine di quello precedente, la storia riparte da un momento imprecisato e il lettore si deve abituare. Il fatto che questa volta i capitoli non alternino il POV (point of view) delle protagoniste, ma il libro sia separato in quattro parti, non mi è piaciuto molto, era una caratteristica che mi piace molto (spero nei prossimi). Così come la brevità, che contribuisce al problema delle scene precipitose, ma d’altronde, come non comprendere i problemi personali di cui parla nella dedica e nei riconoscimenti e che l’hanno afflitta tanto?
Io, dal mio canto, consiglio la lettura di questa saga a tutti. Potrebbe essere scritta un po’ meglio, ma sa intrattenere e affascinare.

{♣♣♣ 3/4 stelle}

Autrice: Melissa de la Cruz
Casa Editrice: Hyperion (Disney)
Giudizio: Promosso
Voto: 3 3/4
-Stile: /
-Contenuto: 3 3/4
-Piacevolezza: 4--
         

giovedì 13 settembre 2012

#72Recensione: Dragon's Oath di P.C. & Kristin Cast




Avevo già avvisato i lettori del mio blog della mia incessante dipendenza da una saga letterario che reputo motivatamente perversa ma affascinante, La Casa della Notte e del mio accanimento a voler terminare più romanzi o racconti o graphic novel in lingua inglese possibili. Beh, alla fine, unendo le cose, viene fuori che cerco le migliori offerte su amazon.it per cercare i capitoli, inediti in Italia e non, della saga principale e i vari spin-off. Per ora ho acquistato e letto solo la novella (racconto) Dragon’s Oath, pubblicata in patria tra Awakened e Destined, e che tratta appunto dell’insegnante di scherma della scuola superiore per vampiri, Bryan “Dragon” Lankford. Sono davvero soddisfatto di essermi procurato tale breve testo, se non altro come favore per il mio inglese – l’ho tradotto davvero bene, anche grazie alla brevità. Allora posso esporre il mio pensiero.

Come ho già accennato, il racconto è mediamente breve e così accessibile a chi non fosse proprio esperto nella lingua ma voglia leggerlo lo stesso in quanto per ora in Italia non si è data notizia di un’eventuale pubblicazione.

Lo stile, per quello che posso aver capito, non è strettamente da rapper di strada come nella saga principale, ma più quieto. 

I punti di vista sono più o meno due, quello di Dragon nei brani riservati al presente, e quello dell’amata Anastasia, l’insegnante di incantesimi e rituali, nelle parti che trattano del passato.       
   
Grazie a queste storie secondarie della serie si possono avere scorci di diverse Case della Notte, in questo racconto si parla di quella di Tower Grove, con la sua Somma Sacerdotessa, i suoi Figli di Erebo, i suoi insegnanti e i suoi novizi. 

La descrizione del periodo storico dell’Ottocento, periodo in cui la coppia dei due vampiri diventa tale, è praticamente assente: a questo contribuisce il fatto che il contesto vampiresco è molto più liberale rispetto ai ceti umani del tempo – e qui la mia perplessità riguardo a certi tendenze perverse della saga cresce -, e alla brevità e linearità della narrazione.

Si può dire che l’opera sia un portrait, un ritratto, di Dragon, della sua storia d’amore con la bella Anastasia, e delle reazioni, secondo me legittime, anche se le autrici vogliono farle sembrare negative, che ha in seguito alla dipartita di quest’ultima, e della ragazza.

Anche nel passato, come si vede, è presente il solito umano cattivo, pazzo, che odia i vampiri, e quindi la solita guerra di ideologie, i soliti rituali, noiosi e banali, e pure lo spirito di qualcuno che si farà vedere da Zoey e i suoi amici. E’ quest’incontro un arrivederci e un motivo di svilimento da parte di Dragon, che non è stato così capace di tenere fede al suo giuramento (oath), temperando la forza con la misericordia…

{♣♣♣- - stelle}

Autrici: PC & Kristin Cast
Casa Editrice: atom books
Giudizio: Promosso
Voto: 3- -
-Stile: /
-Contenuto: 3- -
-Piacevolezza: 3

sabato 8 settembre 2012

#71Recensione: Destined di PC & Kristin Cast





<<Can love win when it is tested by the very soul of darkness?>>
Questa frase, in una tonalità di verde delicato, compare nel retro della copertina nera dell’edizione americana di Destined, il nono capitolo della saga vampiresca delle autrici americane madre e figlia PC & Kristin Cast. Americane, come lo è la mia edizione, bella, con i suoi rilievi lucidi dalla forma di toro, che avvolgono l’immagine di un ragazzo prestante che ha si è offerto come modello per Aurox, personaggio che trova maggior espressione in questo libro, dopo il suo improvviso arrivo alla fine del capitolo precedente, Awakened. Il contrasto verde pallido e violetto su sfondo nero non fanno che contribuire a dare all’edizione maggior pregio. Anche per questa bellezza esteriore mi sono spinto ad acquistare tale libro. Ma non mi sono limitato a ciò, l’ho pure letto, tutto! E posso proprio affermare di aver capito la maggior parte delle frasi, così come l’intero svolgersi della vicenda, della trama; credo di aver compreso almeno l’80 %, 85% o più del totale. E sono così fiero, è un gran miglioramento e una piccola vittoria personale.
Penso proprio che la mia notevole comprensione della lingua mi abbia portato a gradire maggiormente la storia, tanto che ho dato un voto inaudito (si può già vedere su aNobii). Ritengo che, almeno per me, sia meglio leggere questi libri in inglese perché li capisco abbastanza – e, come ho avuto modo di appurare, sempre di più -, e perché in italiano finiscono per innervosirmi, sia per lo stile che per alcuni risvolti della trama o comportamenti dei personaggi. E poi, sì, avere a che fare con una lingua non così sconosciuta ma di certo non troppo famigliare garantisce una buona base di mistero che invoglia a sapere di più. E’ come una coltre di nebbia che solo con impegno, tranquillità e interesse si può attraversare.
Così, mi ci sono cimentato. E non ho molto per cui lamentarmi – magari certi passaggi che, se compresi, mi avrebbero infastidito, mi sono sfuggiti; ma non credo. La trama è sempre molto lineare, ovvero le autrici riescono a catturarmi con un cappio di fascino, ma poi non è che si possa ritrovare in queste pagine chissà quale risvolto mozzafiato; secondo me giocano molto sul pathos di certe, poche, scene. Per quello che ne so l’intreccio più intricato si ritrova in Tempted (ed è vero che non ho letto Untamed e Hunted). Comunque, come ho già accennato, poche cose mi hanno infastidito, mentre diverse mi sono piaciute particolarmente. Molti lettori sono rimasti schifati da queste capitolo della saga, e, anche se a me non è successo (magari anche proprio perché l’ho letto in originale), condivido alcune cose. Per esempio, Zoey scopre che la madre è morta, e la sua reazione non è per niente quella che ci si aspetta da un’adolescente. Anche di fronte alla morte di altri personaggi le reazioni sono varie, ma sempre molto leggere. E si capisce anche che in questo world-building la morte non è che un velo, attraversabile a piacimento – come ci mostra Aurox. Poi, alla fine, la morte stessa viene pure celebrata, e vabbè, mi pare esagerato, anche nella circostanza della presenza di Thanatos, membro del Concilio dei Vampiri e porta il nome greco della Morte. Anche il fatto che tutti gli adolescenti del gruppetto di protagonisti, e ripeto adolescenti, possano dormire insieme e fare quello che vogliono… certe libertà nella vita vera sono difficili da ottenere. Ma tutti i novizi hanno rapporti conflittuali con i genitori, nessuno si salva… vabbè.
Anche se, è vero, alla fine uno dei protagonisti riallaccia il suo rapporto con il padre, che si offre al bene, e questa scelta mi ha fatto gustare ancora di più il libro.
Tra ragazzi uccello e ragazzi toro, ci sono anche tentativi di ottenere indipendenza, e affermare le proprie idee, come è successo a Shaunee, e così è stato possibile un POV (poit of view) che ne delineasse il carattere e la personalità, cosa che invece non è mai successa in precedenza. E spero che ce ne sarà anche per Erin, l’ex migliore amica, che è stata così freddamente scaricata. Anche di molti altri personaggi è stato utilizzato il POV, cosicché la narrazione ha acquistato sfaccettature e angoli nascosti. Erik, narcisista ed egocentrico, che ha conquistato la mia simpatia – perché le autrici lo vogliono far apparire vile e fastidioso, solo per Zoey la Zoccola lo ha lasciato perché lei andava con tutti tranne che con lui, e anche perché vuole diventare un attore famoso, non combattere contro il male. Male che ottiene le forme di una vampira sexy, infima, malvagia, e anche lei un po’ troietta, Neferet. Aphrodite sempre più bella, glamour e stronza, Stevie Rae, innamorata e tenera e anche una nuova novizia, ancora viva ma marchiata di rosso – marchiata da Erik, ma non ha certo fatto un pessimo lavoro! E sacrifici per scopi spietati, sacrifici per l’onore, perdono, profezie, battibecchi, costellano quella che è una guerra fredda tra vampiri – e angeli caduti – ma che, si prevede, si scalderà decisamente con il proseguire della saga.
E pure le guerre di religione, del tipo: Nyx è la più figa e buona e supermegaganza, non sono così accentuate come nei volumi precedenti. E l’interesse per la fashion life moderna, come l’utilizzo di iPhone, il consumo di muffin al mirtillo da Starbucks, la mitologia – ben congegnata in questa saga, tra vampiri, Raven Mockers, angeli caduti e divinità greche – bene o male, mi porta sempre a leggere il nuovo seguito della vicenda, nonostante mi riprometta di non farlo. E allora va bene, a ottobre mi procurerò anche Hidden, il decimo capitolo, e magari anche gli spin-off.

{♣♣♣♣- stelle}

Autrici: PC & Kristin Cast
Casa Editrice: St. Martin’s Griffin
Giudizio: Promosso
Voto: 4-
-Stile: /Non saprei…
-Contenuto: 3 1/2
-Piacevolezza: 4

giovedì 6 settembre 2012

#70! Anteprima




Sta per uscire in libreria un romanzo che trovo davvero interessante. Si tratta di “Un Bacio dagli Abissi” di Anne Greenwood Brown per la casa editrice Mondadori Chrysalide. Secondo me la copertina è davvero bella, così come la trama. Potrebbe essere una delle mie prossime letture. E’ una storia di fantasia, e le creature coinvolte sono sirene, ma malvagie, che si nutrono dell’energia degli esseri umani; è presente anche il risvolto romantico. Penso che non me lo farò sfuggire!



Titolo: Un bacio dagli abissi
Autrice: Anne Greenwood Brown
Casa editrice: Mondadori Chrysalide
Pagine: 300
Prezzo: euro 16,00
Data di uscita: 18 settembre 2012

Trama: Lily pensa che il suo nuovo amico Calder sia un ragazzo normale. Calder, però, nasconde un terribile segreto: fa parte di una stirpe di sirene e tritoni assassini, che vivono nei Grandi Laghi e si nutrono dell’energia degli esseri umani. Spinto dalle sue sorelle, il ragazzo esce dall’acqua per uccidere l’uomo responsabile della morte della loro madre. L’uomo è il padre di Lily e l’unico modo per avvicinarlo è sedurre sua figlia.
Abituato ad ammaliare le ragazze con la sua faccia d’angelo, Calder scopre che Lily è molto speciale: si veste con abiti retrò, ha un volume di poesie da cui non si separa mai e, soprattutto, non cade subito ai suoi piedi, costringendolo a passare molte giornate insieme. E in queste giornate, proprio mentre Lily inizia a capire che le leggende dei laghi hanno un fondo di verità e le acque profonde potrebbero riservare pericoli mostruosi, Calder si innamora di lei.

martedì 4 settembre 2012

#69Recensione: Lost in Italy di John Peter Sloan





Sarà capitato più o meno a tutti di dover ascoltare noiose e pesanti lezioni distribuite da insegnanti non proprio idonei a questo mestiere, e che grazie a loro la materia d’oggetto sarebbe conosciuta maggiormente senza la loro presenza. A me di sicuro sì, e non mi sono mai riserbato di farlo presente alla mia famiglia con numerose e rumorose lamentele. Al liceo ho più o meno sempre avuto qualche problema, qualche disagio, con la lingua inglese. E lo posso affermare senza problemi: secondo me, e non ho neanche scoperto l’America o l’acqua calda, una persona che parla una lingua, per poterne parlare fluentemente un’altra deve trovarsi circondato da persone madrelingua, deve cioè essere completamente assorbito dall’ambiente; non di certo studiare a memoria due o tre parole per il compito in classe scolastico. Mi sono così ripromesso di partire per un viaggio in un paese di lingua inglese – a Londra, dove sono già stato, o in America – non appena avrò tempo libero da impegni pressanti quali la scuola. Però prima mi dedico alla lettura di romanzi e racconti in edizione originale che di sicuro si comportano come dice il detto: uniscono l’utile al dilettevole… E non so mai bene quale sia l’origine di questo circolo vizioso: leggo libri in inglese per imparare la lingua, o imparo la lingua per leggere libri in edizione inglese/americana? E’ un po’ lo stesso.
E inoltre, anche le lezioni a carattere vagamente scolastico, talvolta, possono risultare divertenti e interessanti. E questo è proprio il fulcro della presente recensione – sì, è una recensione.
In viaggio per il mare, circa a metà strada, in un autogrill ho trovato il libro di un comico di Zelig Circus di origine inglese ma che abita in Italia, John Peter SLOAN. Il volume, che mostra in copertina un frammento della bandiera del Regno Unito, un titolo curioso “LOST IN ITALY” e la foto, nella striscietta removibile, dell’autore, ha incontrato l’interesse di mia mamma, sempre preoccupata per la mia assimilazione della lingua straniera. E poi conoscevo già John per la sua partecipazione al famoso cabaret milanese e per la sua conferenza-presentazione del libro alla Fiera del Libro di Torino dello scorso maggio, alla quale ho assistito in parte. Al confronto con altri manuali della stessa lingua che mia  mamma ha preso in considerazione, questa ha decisamente vinto (anche grazie alla mia insistenza). Sterili, più o meno, volumi contenenti fitte informazioni in inchiostro blu, che tanto e tristemente mi hanno ricordato il mio libro scolastico di grammatica, che pure contiene dettagli ovvi, letto esattamente così com’è dalla mia insegnante. Vabbè, questo è tutt’altra cosa. Di sicuro non credo che lo si possa leggere senza possedere già una base di conoscenze della lingua, non è così completo, ma l’ho trovato buono nell’integrare e delineare le regole e distinguere i frequenti casi di ambiguità, come quel bastardo di GET. Il tutto è proposto in forma ironica e divertente perché, come dice l’autore comico, divertendosi si impara meglio. Se si aggiunge, poi, che John parte dal racconto della sua stessa vita ed esperienza per elargire gli insegnamenti, allora il prodotto non può che essere buono, no? Solo un paio di cose mi hanno lasciato perplesso. La prima è la traduzione dalla frase d’esempio di inglese in italiano, in cui cambiano a volte i segni di interpunzione; se è possibile, perché non tradurre esattamente alla lettera? E poi, non condivido quello che dice sugli anziani in Italia, che sono differenti da quelli inglesi; molto dipende anche dallo stato di salute, e io ne so qualcosa! 
In definitiva, lo consiglio a che vuole rinfrescare il proprio inglese.

{♣♣♣♣ stelle}

Autore: John Peter Solan
Casa Editrice: Mondadori
Giudizio: Promosso
Voto: 4
-Stile: 3
-Contenuto: 3 1/2
-Piacevolezza: 4

domenica 2 settembre 2012

#68Recensione: Il Club delle Baby-sitter, 2° parte




Se è vero che l’infanzia è il periodo più bello della vita, e su questo penso che si possa riflettere per molto tempo e con molta intensità senza arrivare a una vera conclusione, credo proprio che bisogni conservare i momenti felici in forma di ricordi, perché saranno un condimento importante e prezioso. Io, che sono sempre stato un lettore, prima di libretti e poi fumetti e poi di nuovo libri, porto nella memoria le mie prime letture, di bambino e di preadolescente. Tra le mie letture ci sono state i romanzetti di una saga americana molto ampia che è già stata oggetto di un mio articoletto di questo blog. Sto parlando de “Il Club delle Baby-sitter”. Per caso, mentre ero al mare qualche settimana fa, mi sono imbattuto in una libreria reimanders che vendeva i libri di Ann M. Martin. Lei, pedagoga, ha scritto e sta scrivendo nella sue carriera un sacco di libri per bambini. Ma, come ho purtroppo scoperto recentemente dalla pagina wikipedia in inglese della saga, non tutte le avventure delle ragazzine baby-sitter sono opera sua, bensì di ghostwriters, tra cui l’ideatore stesso della saga che ha proposto l’idea all’editore, il quale l’ha poi affidata alla Martin. Ma tutto questo l’ho già scritto nel mio precedente articoletto.          
Non so bene perché, ma mi pare piuttosto comprensibile, non guardo allo stesso modo la saga da quando so che il lavoro non è frutto di un’unica persona. Eppure in qualche modo mi intimoriva sapere che una sola mente potesse aver prodotto quasi trecento volumetti di un’unica saga, seppur brevi. Sì, perché oltre alla serie normale, composta da centotrentuno capitoli, esistono la serie speciale, mistery, mistery speciale, quella con protagonista la sorellina di Kristy, Karen, forever friends, portrait (ritratto) e altre… quelle “convenzionali” sono narrate da un solo punto di vista, mentre quelle speciali vantano molteplici POV.
Comunque, io queste storie anni fa le amavo, li consideravo tra i miei libri preferiti, e riuscivano perfino a commuovermi. Un po’ perché trattano tutto lo scibile e tutti i casi umani usufruibili – amicizia, famiglia, rivalità, incidenti, misteri, amore, libri, animali, concorsi, scuola, viaggi, esperienze and so on… -, in un ritmo di soap opera, e un po’ perché, appunto, si sente un intenso senso di amicizia, di quella che permette di superare le varie situazioni, e che a me è sempre mancata.
Ora, con tristezza, devo dire che non provo più gli stessi sentimenti in modo così marcato. E il motivo è che sono cresciuto, maturato come lettore e le storie brevi le leggo, sì, ma non coinvolgono come una volta… comunque posso dire ancora una cosa: gli abitanti di Stoneybrook avranno sempre un posto nel mio cuore di lettore.
I tre libri che ho letto quest’anno sono: 26) Claudia e il triste addio; 29) Mallory e il diario del mistero e 54) Mallory e il cavallo dei sogni.    

26) Questo tratta il difficile tema della scomparsa della nonna, cosa che sento vicina. Devo dire che è stato trattato un pò sbrigativamente, comunque nello stile usuale della saga. A questo proposito, non ho potuto fare a meno di notare quanto il mio giudizio di lettore sia maturato (o inseverito) nel tempo, dato che anni fa i libri della Martin, o del ghostwriter che ne ha fatto le veci, erano tra i miei preferiti e riuscivano quasi a commuovermi. Ora posso dire che si tratta lo stile di buone letture per bambini, interessanti, semplici, che trattano molti temi, soprattutto l'amicizia. {♣♣♣♣ stelle}

29) Tra i tre è quello che mi è piaciuto maggiormente, in quanto dotato di quel pizzico di mistero che molti capitoli della saga de "Il Club delle Babysitter" possono vantare. Naturalmente anche in questo caso mi sono sentito un pò cresciuto, e un lettore un pò più avanzato, per queste letture, data la brevità della narrazione e la semplicità dell'intreccio. Ho letto questo libro comunque con grande piacere e mi sento di consigliarlo ai bambini. {♣♣♣♣ stelle}

54) E' questo quello che mi è piaciuto di meno. Sarà che so che è stato scritto da un ghostwriter e non dalla Martin stessa, ma ho trovato la trama un pò traballante, non molto in linea con l'umore della saga, e un pochetto noiosa. E bisogna aggiungerci poi che sono un pò cresciuto per libri di questa brevità. Resta comunque in me un buon ricordo della saga. Penso che per esercitarmi nella lingua inglese leggerò i restanti duecentocinquanta capitoli in lingua originale. {♣♣♣ stelle}
         
Chissà se continuerò la serie… molto probabilmente mi procurerò i volumetti in inglese per esercitarmi nella lettura in lingua!
Ps: le copertine delle edizioni italiano sono davvero molto carine.