mercoledì 31 ottobre 2012

#89Recensione: Balthazar di Claudia Gray - Halloween Edition




In Balthazar, quinto romanzo di una celebre saga vampiresca, creata dalla penna della scrittrice americana Claudia Gray (pseudonimo per Amy Vincent), la Evernight saga, ci sono due scene talmente divertenti da avermi fatto scoppiare a ridere lì sul posto di lettura e ogni qualvolta ritorni con la mente al libro o voglia raccontarle ad amici. Ovviamente non svelo molto, dico solo che appena si arriva a una frase con il termine “facebook” sarebbe meglio leggere il dialogo immaginandosi la voce del maniaco di Zelig, così si potrà apprezzare maggiormente la comicità della vicenda; per quanto riguarda la seconda scena, non dico nulla, si può gustare di per sé. Già solo per queste non posso che consigliare di leggere tale libro. 


Libro che vede per protagonisti l’umana Skye, portatrice del dono di vedere le morti avvenute nel passato ogni volta che si trova nel luogo in cui sono capitate, e il vampiro dai buoni sentimenti e dalla forte malinconia Balthazar. I due si erano incontrati nell’esclusivo liceo privato Evernight, accademia frequentata da vampiri intenzionati a stare al passo con la società umana moderna e a nutrirsi solo di animali o godere sporadicamente di qualche sorso delle persone. In questa scuola hanno avuto sfondo le vicende di Bianca e Lucas, che io ho detestato e ho lasciato interrotte; mi pare facile intuire quindi quanto consideri migliorata l’autrice in questo libro e nel precedente Fateful, che ho letto in primavera e che tratta di licantropi e amore a bordo dello sventuratissimo Titanic. Bianca e Lucas li ho trovati così sfigati, frustrati e noiosi da non averli neanche per un istante considerati in termini affettivi; loro e la loro storia mi hanno solamente infastidito. Così non è stato per il romanzo dedicato a quest’altra nuova coppia.
Skye & Balthy si avvicinano perché un gruppo di vampiri malvagi, capeggiati dall’antico e raffinato e viscido e inquietante e affascinante e stalker Redgrave (Tombarossa). Pare che Skye possa vantare un sangue dalle ricche proprietà, e che Balthazar voglia redimersi dagli antichi peccati salvando gli umani, e ancora meglio se belle fanciulle che magari già conosce. Così i due si frequentano e approfondiscono la loro conoscenza in un rapporto di guardia del corpo e protetta. Come si può immaginare, i due sono esseri speciali e finiranno per innamorarsi.
La loro storia d’amore è suggestiva e coinvolgente perché appare molto naturale, non forzata o accelerata. Lui è si un bel ragazzo, pare, ma non il mega figo di turno, e lei non è una zoccoletta insipida. Il romanticismo di cui queste pagine sono imbevute è molto dolce e per nulla esagerato, non spinto… giusto.
I personaggi sono caratterizzati in modo abbastanza soddisfacente, tutti risultano interessanti. Le relazioni tra loro, l’affetto che intercorre tra loro, tutto è trascinante; a partire dalle vicissitudini tra Skye e il binomio suo ex fidanzato più nuova fidanzata. Le due migliori amiche, una per scuola che frequenta (non rivelo perché non si trova più ad Evernight), gli insegnanti del liceo della sua cittadina. Tutto ha un buon ruolo in questa storia.
I vampiri, che nella saga principale, formata dai primi quattro capitoli, sembravano più degli sfigati bisognosi di sangue, qui appaiono più simili allo stereotipo del vampiro, come tutti lo conoscono: abbastanza freddi, forti, cattivi, alla ricerca del sangue, immortali a meno che non li si decapiti… l’unica differenza è che possono passeggiare liberamente al sole. Redgrave, come ho già accennato, è il più potente, anziano e tenebroso del gruppo, ma anche quello con l’aspetto più nobile e colui che ha trasformato in succhiasangue il buon Balthazar. Naturale che l’eterno diciannovenne non veda l’ora di prendere in mano l’accetta e di far saltare una testa dal collo.
Nella combriccola c’è anche Charity, la sorella veramente molto squilibrata di Balthazar che sembra riprendersi il suo posto nel mondo con una ritrovata lucidità mentale (forse anche grazie a Skye).
Così il romanzo termina con riavvicinamenti e un nuovo grande amore. Solo che molte strade sono ora aperte. Non ci sarà mica un seguito?

Devo ammettere che è da un periodo abbastanza vasto che leggo libro che mi appassionando in buona misura e non mi deludono, e questa è una buona cosa. Chi l’avrebbe mai detto che la Gray/Vincent mi avrebbe conquistato con i romanzi della sua saga vampiresca? Comunque, ormai la posso annoverare tra i miei scrittori più apprezzati.     



{♣♣♣♣ stelle}

Autrice: Claudia Gray
Casa Editrice: Mondadori Chrysalide
Giudizio: Promosso
Voto: 4
-Stile: 4-
-Contenuto: 4+
-Piacevolezza: 4+

martedì 30 ottobre 2012

#88Avvistamenti nerdosi




In questo articoletto mi dedico a una notizia che per me è molto simpatica, ma penso che lo sia anche per molte altre persone. Si tratta dell’uscita, molto ma molto remota, purtroppo, di un libro di una saga che sto molto apprezzando.
Melissa de la Cruz

Intendo la saga Blue Bloods dell’autrice americano-filippino Melissa de la Cruz. La scrittrice, che si sta dedicando alla stesura della serie spin-off Wolf Pact, con protagonista il personaggio di Bliss, e sta attendendo, e tutti i suoi fan con lei, l’uscita a gennaio di Gate of Paradise (che bello che questo nuovo capitolo sarà ambientato a Londra!), ha rivelato che scriverà anche una seconda parte della saga dei vampiri angelici (o angeli vampirici) più ricchi dell’Upper East Side.  In realtà non è che l’abbia proprio affermato lei, l’ho scoperto io tramite il social network per bibliofili Goodreads, spulciando tra tutte le sue pubblicazioni. Ho notato anche che è in dirittura d’arrivo un romanzo distopico, a quanto pare, chiamato Frozen. Ma chi mi conosce sa che preferisco di gran lunga le vicende angeliche. So che molte persone non approvano che una saga si ampli d’improvviso, ma io mi chiedo: se una saga la trovi carina, non puoi esserne che contento? Io di sicuro sì! 
Se dovessi scoprire altre succulente novità, le riferirò con piacere qui sul blog.

#87Anteprima



Qualche giorno fa è uscita nelle librerie italiane una versione illustrata della prima cantica della Divina Commedia di Dante. L’autore, Paolo Barbieri, ha già disegnato gli dei greci, in quello che mi pare essere il volume a colori della Teogonia di Esiodo; non mi pare che il lavoro di Barbieri sia stato ispirato dall’opera di Esiodo, ma secondo me è quella più vicina, in quanto questo greco dell’ottavo secolo a. C. ha narrato dell’origine del mondo e della nascita degli dei propri della sua cultura.
Trovo L’Inferno di Dante, così come Favole degli dei, un libro assolutamente interessante. Per curiosità, devo aggiungere che studiando in questo periodo Sandro Botticelli, ho scoperto che anche questo grande artista del Quattrocento si è impegnato nella realizzazione grafica della celebre opera dantesca.
Cercherò di procurarmi entrambi questi volumi, di leggerli e di recensirli



Paolo Barbieri
L’INFERNO DI DANTE

Uscita: 23 ottobre
Editore: Mondadori Chrysalide 
Pagine: 120
Prezzo: 22,00 euro

Il più grande illustratore fantasy italiano reinterpreta l’Inferno dantesco. 

Trama: Il luogo letterario più immaginifico, visionario della letteratura italiana, l’Inferno della Commedia dantesca, viene rivisitato da Paolo Barbieri che con il suo stile muscolare, sensuale e unico reinterpreta i grandi personaggi che lo abitano e gli straordinari luoghi che lo scandiscono. Da Caronte a Paolo e Francesca, da Cleopatra al Conte Ugolino, dalla Porta dell’Inferno alle mura di Dite e al lago ghiacciato, giù fino a Lucifero, la matita rinascimentale e i colori infuocati di Barbieri non fanno sconti all’umanità carnale, mortale e trasfigurata dell’inferno dantesco. Una svolta nella carriera dell’illustratore, un libro che stupirà anche chi non è mai stato un suo fan.

L’AUTORE:
Paolo Barbieri comincia a disegnare, ancora bambino, ispirandosi ai cartoni animati di Ufo Robot. Da allora colleziona una serie impressionante di collaborazioni con case editrici italiane e straniere per libri di fantascienza e fantasy, illustrando copertine di autori come Eco, Cussler, Crichton, Wilbur Smith, George R.R. Martin. Ha legato il suo nome al successo di Licia Troisi, di cui ha curato tutte le copertine e i due libri illustrati Creature del Mondo Emerso e Le guerre del Mondo Emerso - Guerrieri e Creature. Nel 2011 esordisce come autore con Favole degli dei.

lunedì 29 ottobre 2012

#86Recensione: Fallen di Lauren Kate






L’anno scorso, in questo periodo, ho letto il romanzo Fallen dell’autrice americana Lauren Kate, il peggiore dell’anno. Propongo oggi una recensione brevissima.

Oscar Wilde ha detto:<<There is no such thing as a moral or an immoral book. Books are well written, o badly written>>.

<<Non esiste una cosa come un libro morale o uno immorale. I libri sono ben scritti o mal scritti>>.  

Devo proprio dire che Fallen, allora, secondo questa idea, non può essere considerato immorale, neanche se lo si pensasse davvero. E’ solo scritto molto, ma molto male.

{♣ stella}

 Autrice: Lauren Kate
Casa Editrice: Rizzoli
Giudizio: Bocciato
Voto: 1
-Stile: 1 1/4
-Contenuto: 1
-Piacevolezza: 1 1/4

domenica 28 ottobre 2012

#85!Recensione: The importance of being earnest



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Oggi ho finito di leggere The importance of being earnest di Oscar Wilde. Come ho già scritto nell’articolo dedicato ai libri che mi sono arrivati da Amazon.it, tra cui questo, sono stato spinto a leggerlo in seguito alla visione della versione cinematografica che abbiamo avuto a scuola, come integrazione allo studio dell’autore. Ho trovato il film talmente divertente e brillante da desiderare di possedere e scoprire il libro. Quando ho notato che su Amazon.it costa solo 1,02 euro, non mi sono trattenuto e l’ho ordinato.
L’importanza di chiamarsi Ernesto, questo è una probabile traduzione in italiano dall’originale del titolo, è una commedia degli equivoci, ovvero un testo atto a rappresentazione teatrale che basa la sua basa di comicità su vari equivoci che intercorrono tra i personaggi. Esempi di questa tipologia di commedia possono essere i latini Plauto e Terenzio, di cui ho letto per la scuola due anni fa due opere, una per ciascuno, ma che non riescono neanche lontanamente a intrattenere quanto la storia dell’autore inglese ottocentesco.
A differenza dei testi latini, questa commedia vittoriana non si impernia su una volgarità massiccia.
Ogni personaggio risulta simpatico e affabile, grazie anche alla presenza di paradossi. Nella scrittura di Wilde si possono notare contraddizioni, simbolo di una personalità ribelle nei confronti della società, per lui un po’ falsa moralista, che alla fine si rendono gustose.
Tra un equivoco e un paradosso, la vicenda continua e giunge al caro lieto fine.
Se amate il periodo vittoriano, come me, se cercate una storia divertente, questa commedia fa per voi.
Ma devo fare un avvertimento: io ho letto tale libro in inglese, cosi che la mia comprensione è stata molto buona, ma non perfetta, e per questo intendo andare in biblioteca a procurarmi il testo tradotto in italiano; sarà anche per questo, ma ho trovato il film decisamente migliore del libro. Ci sono aggiunte di scene raccordo (per esempio nel punto in cui Gwendolen, una dei personaggi, si sposta da Londra alla campagna per mezzo di un’automobile, uno dei primi modelli, con gli occhialoni e il vento tra i capelli), cioè tra una scena e l’altra, e poi è mirabile l’interpretazione degli attori, che hanno fatto davvero un buon lavoro. 
Così, alla fine io consiglio sia la lettura della commedia che la visione della trasposizione cinematografica. 
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{♣♣♣♣ stelle}

Autore: Oscar Wilde
Casa Editrice: Dover Thrift edition
Giudizio: Promosso
Voto: 4
-Stile: /
-Contenuto: 4
-Piacevolezza: 4

venerdì 26 ottobre 2012

#84Movierecensione: Oliver & Company




Ho rivisto da poco un cartone animato che possiedo in videocassetta. Ricordavo di averlo apprezzato molto; non ero però certo se l’avevo ricevuto come regalo per Natale o trovato nell’uovo di Pasqua, ma va bene lo stesso. Si tratta di Oliver & Co.(mpany), un film della Disney. Questa mia nuova visione è stata effettuata in due giorni, tra lo studio e la cena o in momenti liberi… è una storia abbastanza corta.
Ormai la maggior parte dei cartoni animati che guardo, o cerco di guardare, mi annoiano e smetto di guardarli oppure lo faccio di malavoglia. Ma questo, a dire la verità, mi piace ancora molto. Lo trovo divertente, simpatico e tenero. E ho scoperto, dai titoli di coda, che è stato tratto dal romanzo di Charles Dickens, Oliver Twist, che vede per protagonista un orfanello nella Londra Vittoriana che viene sfruttato, maltrattato, ma, se non sbaglio, alla fine riesce a trovare affetto da parte di alcune persone che lo adottano. Io non ho letto tale romanzo, l’ho solo studiato per la scuola, ma mi sono reso conto che il nome di un personaggio del cartone animato, signor Fagin, è lo stesso di uno del libro. E inoltre questa versione cinematografica è più semplice e un senso di speranza è evidente fin dall’inizio; bisogna anche tener presente che gran parte dell’opera di Dickens non viene considerata, e lo scenario non è la Londra dell’Ottocento, ma la New York degli anni Ottanta/Novanta del Novecento, così che la somiglianza tra le due versioni risulta vaga.
Oliver è un gattino di strana che viene ingannato da un cane randagio ma emancipato, Dodger. Oliver segue il cane fino a una barchetta al molo, dove incontra altri cani, allevati da Fagin un senzatetto buono; lo accolgono come uno di loro. Fagin deve dei soldi a Sykes un uomo d’affari, uno strozzino, malvagio. Per ottenere la somma necessaria, la combriccola assalta un’ automobile al cui interno c’è una ragazzina ricca ma triste e sola, visto che i suoi genitori sono in Europa. Jenny, la bambina, trova e adotta il gatto e lo cura nella sua villa. Fagin e gli altri quadrupedi ne approfittano per rapire Oliver e chiedere un riscatto. Ma poi l’uomo, vedendo che si tratta di una ragazzina, si sente in colpa e le riconsegna il micino. A quel punto Sykes tende un agguato e cattura nella sua automobile Jenny e Oliver. Dopo una rocambolesca peripezia, Jenny, Oliver, Fagin e i cani si liberano di Sykes e festeggiano il compleanno della bambina. Il film termina con il poveraccio e i suoi cani che tornano alla loro barca.
Ho trovato la storia avvincente e divertente. I vari canti e balletti, che spesso trovo fastidiosi e petulanti negli altri video, sono dei motivi deliziosi che mi hanno portato a ripeterli ad alta voce.
Consiglio a tutti, soprattutto ai bambini, la visione di questo cartone animato, davvero divertente.           
 

domenica 21 ottobre 2012

#83Recensione: Devilish di Dorotea De Spirito





Cosa può rappresentare il volo, il potersi librare tra gli strati dell’aria nella vastità del cielo? Gli esseri umani, per natura, non possono rispondere per esperienza, in quanto possono salire ad alta quota solo con mezzi, a motore o meno. Ma gli angeli sì, possono. Gli angeli sono creature viventi nell’immaginario collettivo, nel complesso religioso, nella speranza delle persone e nel bisogno di protezione. Questi esseri, generalmente, sono dotati di candide ali piumate bianche e fanno da intermediario tra i Cieli e la terra. Ce ne possono essere di caduti, dalle ali nere o grigie, ma questo dipende dal bisogno di riscatto o dalla sua mancanza. Personalmente mi affascinano molto queste credenze e i loro racconti, in tutte le ideologie.
Per questo un anno fa mi sono procurato il romanzo Angel, l’amore è un demone della giovane ragazza italiana Dorotea De Spirito, facendomi un’idea mia. Ho pubblicato su questo blog il mio commento. Per riassumere, ho apprezzato le pillole di poeticità che Dorotea ha saputo infondere nel suo racconto, ma un po’ meno la trama e certi passaggi narrativamente acerbi, a causa anche della giovane età (ha scritto questo libro a sedici o diciassette anni), e il finale troppo aperto, quasi troncato. Sapevo, quindi, che avrebbe scritto un seguito, anche se non ancora programmato, e che i suoi studi alla Facoltà di Lettere all’Università Cattolica di Milano, le critiche dei lettori e l’esperienza avrebbero giovato al suo produrre storie.  Complessivamente Angel non mi è dispiaciuto troppo, l’ho trovato un buon romanzo per delle ragazzine molto giovani (o meno), e mi sento quindi di consigliarlo nonostante i difetti. Così, non appena ho saputo dell’imminente uscita del suo seguito, Devilish, ho chiesto al gentile ufficio stampa della Mondadori di farmi avere una copia. Ringrazio per avermela inviata, e propongo il mio parere.
Come ho già accennato, pare che questo libro non fosse stato programmato fin dalla stesura di Angel, ma ideato solo in seguito alla pubblicazione del primo –spero di non sbagliarmi, nel caso, mi scuso. Se ho ragione, devo allora ammettere che Dorotea ha saputo riaccendere la scintilla dalle ceneri della sua storia (scusatemi per la triste metafora). Ha inserito una mitologia abbastanza interessante dove prima era inesistente, ma senza far notare l’aggiunta.
Si ha quindi una maggiore caratterizzazione del divario tra angeli e demoni, anche se per i miei gusti non è abbastanza. Proprio perché io mi immagino gli angeli sulla terra come creature che desiderano ardentemente il perdono e la possibilità di ritorno al cospetto del divino nell’alto dei Cieli. In questi romanzi, purtroppo, queste due tipologie di esseri agli antitesi –l’uno il veleno per gli altri- presentano caratteristiche molto, troppo, umane (soprattutto gli angeli). Ma, in questo modo, la protagonista, che racconta la storia in prima persona, non può che essere maggiormente vicina al lettore, che si sentirà coinvolto nelle sue avventure.
La struttura mitologica ricalca quella pagana, cantata da poeti celeberrimi come Omero e Virgilio: un Averno, l’Aldilà dove le anime (di angeli, demoni e umani, tutti con la stessa origine) giungono dopo la morte –ma non solo, anche a piacimento-, un Cerbero come guardia, e Thanatos, il Ministro della Morte (da ricordare che thanatos significa in greco, appunto, morte). Per quanto questo world-building non sia da me molto gradito, seppur in parte originale, devo ammettere che apprezzo il fatto che Dorotea abbia impiegato alcune delle leggende del suo paese. Penso che abbia fatto uso di leggende e miti perché alcune di queste sono esternate da una delle bidelle della scuola, uno dei modi per far divulgare in modo informale antichi racconti e credenze popolari. Mi piacciono sempre un sacco le storie la cui trama è costruita secondo racconti non così conosciuti –e commercializzati, come le ormai semplici figure del vampiro e del licantropo.
Vittoria è un angelo senza ali, di cui sente la mancanza, e Guglielmo è un demone dai buoni sentimenti, che le fa battere il cuore e provare il brivido del vento sul viso. Ma tra loro si scatenerà tutto l’Averno. Riusciranno a proseguire la loro storia d’amore? Sì, se il Ministro della Morte è imparziale.
Devo aggiungere anche che ho trovato i due capitoli diversi per tematiche: se il primo tratta principalmente la storia d’amore dei due ragazzi attraverso la gamma di sentimenti, dal primo incontro allo scontro con una demonessa sexy e stronza, il secondo mantiene un carattere romantico ma si nota l’aggiunta di scene d’azione coinvolgenti.
Quindi, consiglio questa lettura agli amanti di storie d’amore poeticamente raccontate, agli interessati di leggende e avventure paranormali, a chi piacciono gli angeli, a chi desidera una lettura leggera, veloce, ma coinvolgente e a chi interessa leggere le storie di una ragazza fantasiosa e determinata che è riuscita a mettere nero su bianco un testo nonostante la scuola –e io so quanto gli studi classici possano essere pressanti.     

<<Una storia fresca, coinvolgente e animata da quell’ entusiasmo giovanile tipico di chi crede di potercela fare. Adatto soprattutto ai lettori più giovani>>   <<-Il mio verdetto.  

{♣♣♣+ stelle}

Autrice: Dorotea De Spirito
Casa Editrice: Mondadori Chrysalide
Giudizio: Promosso
Voto: 3+
-Stile: 3+
-Contenuto: 3
-Piacevolezza: 3 1/3

#82Recensione: Love Factor di Mathilde Bonetti con intervista



<<Io canto e basta. Perché quando lo faccio è come se attraversassi l’arcobaleno.>>

Apro il libro, lo sfoglio e poi annuso l’incavo tra le pagine. Non profuma solo di un delizioso odore di carta e inchiostro che chi è un vero bibliofilo adora, ma anche di grandi sentimenti. Tra questi fogli coperti di frasi si libra l’essenza di sogni nel cassetto in procinto di realizzarsi, speranze e timori, felicità e sconforto, desideri adolescenziali e previsioni per il futuro, il tutto arricchito dal valore dell’amicizia e dell’amore. Sto parlando del libro YA (young adult) della scrittrice italiana Mathilde Bonetti, “Love Factor” che, come promettono il titolo e la copertina –con le parole scritte in un rosa in stile luci neon posate su un cuore di un rosa più scuro su sfondo blu, con la presenza di allegri scintillii- si tratta di una storia carica di entusiasmo, musica (chi non conosce il celebre reality da cui questo libro prende il titolo, X Factor?), e romanticismo. 

Questo racconto porta un grande messaggio, sempre attuale, a mio parere. Mostra come non sia mai una buona cosa rinunciare ai propri desideri per colpa di consigli azzardati ma dati con affetto dai genitori e di una società che può essere spietata quanto basta per portare alla rinuncia. Alla protagonista, Estella Duncan, le cose si mettono bene, riesce a coronare il suo sogno, e proprio questa conclusione diffonde la morale: solo credendo senza sosta in se stessi si riesce a ottenere il successo, in qualsiasi ambito si abbia la preferenza.
Mi sono ritrovato abbastanza nella protagonista, anche io sono depositario di un sogno nel cassetto in potenza, e ogni qualvolta lo esterni con fierezza, vengo deriso come sognatore ardito che crede ciecamente in una fama e un apprezzamento che non verranno molto facilmente. Ma io, come mi definisce mia madre, sono abbastanza testardo da non interessarmi quasi per niente a tutti i bastoni fra le ruote morali. Mi pare ovvio riconoscere quale è il mio progetto futuro, visto soprattutto che tratto di libri in questo blog: mi sono sempre piaciute le storie scritte, e quindi mi piacerebbe diventare scrittore. E sì, prima o poi ce la farò!
Michael Jackson
 Estella, contro il parere del padre, riesce a 
diventare uno dei partecipanti di un reality musicale famoso, Musica per un sogno, e alla fine raggiunge le sue aspirazioni. Si sente realizzata quando canta, è il suo modo per esprimere se stessa e la sua anima al meglio. Oltre che trovare il vero amore –e un ragazzo che guida un sidecar su cui porta la sua ragazza può bene essere visto come uno degli ideali romantici. All’interno del reality, naturalmente, si scatenano rivalità e intrighi, ma alla fine il vero talento viene premiato. 
Questo è un romanzo adatto maggiormente a 
chi sente le note musicali scorrergli in vena, e che vede le melodie prendere forma quando abbassa le palpebre; a chi crede che una canzone sia una buona dichiarazione d’amore; a chi si sente felice con un motivo dinamico; a chi abbina una canzone al diverso stato d’animo; a chi piacciono le rime e la musicalità del verso; a chi appassionano le storie d’amore; a chi piacciono le storie adolescenziali e a chi, come a me, trova affascinanti le ragazze che non si fermano davanti a nulla, anche a costo di diventare prevaricatrici e arroganti (una certa Valeria Mosca)…
Whitney Houston
Per tutti gli interessati all’elenco che ho fornito, questa si potrà rivelare una storia leggera e scorrevole, ma appassionante, avvincente e, con un termine inglese, unputdownable, ovvero non si lascerà posare tanto facilmente, e invece si avrà interesse di conoscere il proseguire delle vicende.

Autrice: Mathilde Bonetti. Autrice, giornalista free-lance per diverse riviste e traduttrice, vive a Milano, alleva gatti di razza  – i Sacri di Birmania – e ama fotografare animali. La sua passione per gli animali è spunto per una serie di piccoli libri in cui a brevi frasi poetiche affianca alcune fotografie di animali scattate da lei stessa: Soffici carezze, Ti adoro perché , La mia mamma è perfetta , Sto sempre con te, Sei davvero speciale, Nati ieri , Ho occhi solo per te. La sua passione per gli animali, assieme a quelle per la danzae per il pattinaggio su ghiaccio tornano nei successivi lavori nell’ambito della letteratura illustrata per l’infanzia e l’adolescenza: La gatta magica ha come protagonista Fantàsia, la gatta birmana dell’autrice; in ogni libro della serie Il diario di Martina la protagonista salva un animale diverso; in Pattini d’oro e nei libri della serie Tre stelle sul ghiaccio i protagonisti si dedicano al pattinaggio sul ghiaccio; in Vuoi ballare con me? la protagonista è una ragazza adolescente impacciata che acquista sicurezza grazie al ballo. Love factor è il primo libro pubblicato per Piemme Freeway. 
L'autrice, Mathilde Bonetti

Casa editrice: Piemme, in collana Freeway.

Giudizio: Promosso

Trama: Estella ha un sogno: cantare. Suo padre, però, l'ha sempre ostacolata, obbligandola a frequentare il liceo linguistico invece del conservatorio. Ora, con la maggiore età e il diploma, Estella ha capito che per essere felice deve scegliere la propria strada nella vita. I suoi sogni cominciano con un casting per il più famoso reality musicale del momento. Partecipare a Musica per un Sogno non significherà solo dimostrare le sue doti di cantante, ma anche trovare il vero amore...>>

-Ed ecco l'intervista che ho proposto all'autrice. Scopriamo qualcosa in più su Mathilde. E' sempre interessante sapere qualcosa sugli autori di cui leggiamo i libri. Inserisco anche qualche mio commento personale. 



1) Da quando hai riscontrato l’interesse nella scrittura? La lettura ti ha spinto nella creazione di storie tue?

Da quando ho imparato a scrivere una frase compiuta, credo. Ho un ricordo di me stessa alle elementari, in terza, davanti al primo pensierino… Ricordo l’emozione. Il sorriso dopo aver scritto qualcosa sulle mie due gatte nere. E ricordo di aver pensato: “ma questo io lo so fare!” E questo naturalmente era riferito allo scrivere. È come se mi si fosse accesa dentro una lampadina. In quarta stavo già lavorando al mio primo libro…
E sì, la lettura è stata di ispirazione. Il primo romanzo che ho scelto autonomamente, proprio in quarta, è stato I misteri della giungla nera di Salgari. Mentre leggevo mi dicevo che doveva essere fantastico far provare ai lettori le emozioni che provavo io in quel momento, come se fossi dentro un film da cui non riuscivo a staccarmi.

2) Quali sono i tuoi autori e libri preferiti? Cosa ti piace di queste opere?

Una domanda che mi spiazza sempre!! Gli autori del mio cuore sono troppi per averne uno preferito. E i libri anche. È come con la musica: mi piace tutta quella buona, che sia classica, pop, moderna, rock. Ci sono libri che hanno lasciato un segno dentro di me – libri molto diversi da quelli che scrivo e che sogno di scrivere: da Niente di nuovo sul fronte occidentale di Remarque a Insieme con i lupi di Nicholas Evans, da Siddartha di Hesse a Tenera è la notte di Francis Scott Fitzgerald, fino a Coraline di Neil Gaiman, horror per bambini che ritengo superlativo.
Come vedi generi e autori molto diversi… Se vado avanti la lista diventerebbe un catalogo. In un libro cerco solo il cuore, indipendentemente dal genere, dalla storia, dallo stile. Se mi emoziona, se mi fa ridere, o piangere, o riflettere, mi piacerà senz’altro. È proprio questo che mi è piaciuto delle opere sopra citate.

3) Come ti vengono le ispirazioni e le idee per il tuo prossimo libro?

Da tutto ciò che vivo, che vedo, che mi circonda. Ho sempre avuto una fervida fantasia, tanto che il mio secondo libro giovanile era una raccolta di racconti fantasy, E gli elfi cantarono. Ma alla fine, le storie che mi coinvolgono di più nascono sempre da un fatto vero. Ti faccio l’esempio di Cavalcando un sogno (Piemme), un mio romanzo nato così per caso, quando una sera, in un agriturismo dove hanno i cavalli, la proprietaria raccontava di come un suo esemplare aveva perso uno zoccolo e del travaglio per salvarlo. Ho romanzato la vicenda e ne ho fatto un libro che ha fatto piangere, ridere, sognare. I commenti che mi arrivano tramite mail e facebook ne sono la conferma e fanno di me un’autrice felice :)

4) Quanto tempo impieghi a scrivere?

Un mesetto per i romanzi impegnati come Love Factor, meno per quelli più snelli.

5) Ti occupi anche di traduzione (l’ho scoperto dalla mia copia di Wings di Aprillyne Pike). Che considerazioni trai? Che rapporto c’è tra il creare una storia tua e lo scoprire quella di un’altra persona? (so che è una domanda un po’ strana :D)

Ci starebbe un no comment perché proprio la saga della Pike… a parte il primo, non mi ha entusiasmato. Tradurre è un lavoro autoriale: io riscrivo i libri interamente, sia che siano romanzi per adulti, sia che si tratti di roba per bambini. Ho tradotto i Lupi nei muri di Neil Gaiman e per mantenere la poesia dell’originale ho dovuto davvero metterci tutta me stessa. Ovviamente preferisco scrivere io. Mi sforzo molto di meno, perché essendo tutta farina del mio sacco, non devo assorbire quello che vuole esprimere un altro autore per renderlo bene nella nostra lingua.
Concordo per quanto riguarda Wings, a me non è piaciuto e non proseguirò la saga. E' vero che per tradurre al meglio bisogna inserirsi in profondità nell'opera... 

6) Quale tra i tuoi libri consideri il più bello o interessante o riuscito? So che può sembrare difficile per certi versi, perché si cerca di dare forma a diverse tematiche e valori in ogni storia…

Non posso rispondere a questa domanda!!! Ti direi tutti!!!
Effettivamente questa è la domanda più pungente tra quelle che ho ideato.

7) I tuoi interessi ti danno ispirazione per la scrittura? Mi pare che sia così, visti i racconti o romanzi che trattano di gattini, cavalli, danza, canto.

Sì, come ti dicevo prima, le mie storie ruotano attorno alle passioni della mia vita: il ballo, sport che pratico da agonista con grande dedizione e serietà; gli animali che fanno parte della mia vita e della famiglia, il pattinaggio su ghiaccio. E naturalmente l’amore, la prima vera fonte di ispirazione. :)

8) Hai un messaggio per coloro che vogliono spingersi sulla strada della composizione di storie (come me)?

Di crederci fino in fondo, di coltivare il proprio sogno e di imparare il più possibile – leggendo, vivendo, sperimentando. Poi basta entrare nella storia da raccontare e… raccontarla. Non solo con tante belle parole, ma con il cuore.
Ah, e l’altro consiglio è di prepararsi alle porte in faccia e ai no, perché ce ne saranno molti. Bisogna armarsi di determinazione e di tanta iniziativa, per continuare a bussare in giro, senza mai sentirsi sconfitti. 
Seguirò questi consigli!


mercoledì 17 ottobre 2012

#81Recensione: La signora in giallo - Delitto in maschera




L’estate scorsa ho letto uno dei libri della saga della Signora in giallo; Murder, she wrote. Questa saga letteraria è stata tratta dal celebre telefilm che vede per protagonista Jessica Fletcher, interpretata da Angela Lansbury, scrittrice di romanzi gialli e perennemente intrusa in un omicidio reale. Grazie alla sua arguzia riesce sempre a riconoscere il colpevole. Trovo che questa attrice reciti molto bene; anche se la preferisco nel più fantasioso Pomi d’ottone e manici di scopa, in cui lei è una strega che intende incantare delle armi medievali per porre fine alla Seconda Guerra Mondiale. So che ha recitato anche in un film natalizio, in cui prende le vesti della moglie di Babbo Natale, mi pare; non l’ho mai guardato, ma mi piacerebbe farlo un giorno. Comunque, in questi mesi non ho recensito tale libro perché l’ho trovato una lettura veramente tiepida e vagamente inutile. Spiegherò meglio. Ho deciso, però, di parlarne solo ora perché è ambientato ad Halloween, occasione che si sta avvicinando (mancano quattordici giorni).
Si intitola Delitto in maschera e, come si può immaginare, l’omicidio immancabile avviene durante la festa di una dei cittadini più ricchi e influenti di Cabot Cove, la fittizia cittadina in cui la scrittrice detective abita e indaga. La vittima è una donna dall’aspetto strano, simile a una strega, che molti abitanti del paese non vedono di buon occhio. Come è ovvio, la vecchia Jessica con la sua solita risolutezza scova l’assassino.
E’ vero che in parte il lettore si sente catturato dalla vicenda e vuole sapere la verità, ossia l’omicida e il movente, è vero che, essendo ambientata nello scenario di molte delle vicende, si conoscono le ambientazioni e i personaggi, così da avere una certa familiarità, è vero che lo stile è molto fluido, limpido… ma alla fine, quando si è riconosciuto l’inghippo, si ha l’impressione di non aver fatto nulla, di aver sfogliato pagine solo per il semplice movimento. Io parlo per me, ma non ne consiglierei la lettura.
Mi è capitato leggendo il libro di Agatha Christie Dieci piccoli indiani, di provare una sorta di vuotezza: la storia mi ha intrigato, ma alla fine, tirando le righe, cosa è rimasto? Una trama avvincente, ma nessun affetto nei confronti dei personaggi, anche a causa della quasi inesistente caratterizzazione psicologica. L’ho trovato un romanzo vuoto e lievemente angosciante (per la spregiudicatezza dei personaggi).
Ma in questa storia neanche la trama cattura più di tanto, non soddisfa. Per gran parte della narrazione si brancola nel buio, con la trepidazione dell’attesa, e in un capitolo, invece, la Jessica sbatte in faccia il nome del malfattore in quattro e quattr’otto, senza fornire precedentemente quei dati di cui è venuta in possesso nel corso dell’indagine. Il mio commento è stato, alla fine, pressoché questo: ah, va bene…       
Ho trovato questo romanzo, quindi, freddino e abbastanza inutile.

{♣♣- stelle}

Autore: Donald Bain
Casa Editrice: Sperling & Kupfer
Giudizio: Bocciato
Voto: 2-
-Stile: 2 3/4
-Contenuto: 2
-Piacevolezza: 2 1/4

lunedì 15 ottobre 2012

#80!Nuovi libri in inglese




Oggi il corriere mi ha portato il pacco contenente tre libri che una settimana fa ho ordinato da Amazon.it. Sono tutti e tre in lingua inglese –due dei quali inediti in Italia. Yuppie! Non devo più aspettare. Adesso, allora, presento questi libri.

     1)     The importance of being earnest, commedia di Oscar Wilde il celebre quanto apprezzato autore inglese dell’Ottocento. A scuola abbiamo studiato la vita e le opere di Oscar e come integrazione abbiamo guardato il film tratto dal testo interpretato da Rupert Everett, Colin Firth, Reese Witherspoon e Judi Dench. Sono autori celebri, quindi non è difficile immaginare quanto sia magistrale la loro recitazione. Inoltre la trama è divertentissima! Proprio per questo ho deciso che avrei letto il libro. Ovvio, no?

2)    Iron King, primo capitolo di una saga che tratta di fate e regni incantati scritta da Julie Kagawa, americana dalle origini orientali. Questi elementi bastano per affascinarmi. Mi è stato inoltre consigliato da Juliette del blog Sweety Reader (ciao!). Così, ho deciso di provare a leggerlo. Un appunto. Ma perché le edizioni americane di qualsiasi libro e di qualsiasi casa editrice sono le migliori del mondo? Solo al tocco sento che non sarò così deluso comunque. 
      3)     Lola and the boy next door, della stessa autrice di Anna and the french kiss, romanzo che ho preso nel mio viaggio a Londra. Le recensioni che ho letto su entrambi sono positive, e poi le edizioni sono meravigliose: darei cinque stelle solo dalla copertina, così colorata, giovanile, fresca, divertente… e poi il carattere del titolo, delizioso. Anche se devo ammettere che il carattere più bello è quello del primo romanzo, mentre il soggetto di copertina è migliore nel secondo.

E così, ecco i miei nuovi libri. Farò sapere nelle recensioni cosa penso di loro. Ciao a tutti.  

domenica 14 ottobre 2012

#79Recensione: Dark Divine di Bree Despain





<<Io sono la Grazia.
Affondo la la lama.
Questo è il mio sacrificio…
Il mostro sono io.>>

Capita, a volte, di trovare in un romanzo tutto quello che vuoi trovarci. Siano sentimenti, emozioni, romanticismo, avventure, azione, pensieri coincidenti con i propri… è questa sintonia che fa del libro un’ottima lettura. Stavolta, nell’ultima storia letta da me, gli ingredienti che ricerco non erano presenti del tutto, ma una gran parte sì. Perciò posso definirmi soddisfatto, almeno in parte.
Il romanzo in questione è “Dark Divine” della scrittrice americana Bree Despain. La copertina non mi pare così affascinante, mi procura, anzi, quasi ribrezzo. Le parole, in viola su sfondo nero,  Un cattivo ragazzo, un amore pericoloso, un segreto mortale.”, non fanno pensare a qualche trama altamente innovativa, anche se catturano l’interesse. E devo aggiungere che per un po’ di tempo, dalla pubblicazione, pensavo che trattasse di vampiri. Invece non è così. Con questo non voglio dire che sia meglio, semplicemente non è quello che ci aspetta a prima vista. Non si giudica un libro dalla copertina. Il contenuto si è rivelato migliore dei dettagli esterni.
Grace, la Grazia, è figlia di un pastore protestante e fa quindi parte di una famiglia che da grande importanza al sentimento religioso, dedicando gran parte delle proprie azioni e dei propri pensieri alla carità cristiana, cosa che purtroppo non viene considerata spesso. Questa propensione è tanto cara a me, mi sono immedesimato nei membri di questo nucleo e ho gioito ogni qualvolta esprimessero un’idea di gentilezza, come il volontariato, e che si abbandonassero a una preghiera nei momenti di sconforto e di raccoglimento, proprio come me, ma soprattutto per il fatto che, almeno all’inizio, in una situazione normale, ogni pensiero era temprato da questa visione della vita a me congeniale e in cui mi ritrovo.
Lei e suo fratello Jude frequentano una scuola cristiana, la Holy Trinity, dove un giorno ricompare Daniel, assente da tre anni, che dopo la separazione dei genitori ha vissuto con la famiglia Divine. E con lui un oscuro segreto.
Grace è un’eroina davvero simpatica, affettuosa e buona, attenta al bene del prossimo. Tra lei e Daniel germoglia una storia d’amore che aveva già sparsi i semi quando erano più piccoli. Ma, per vari problemi, non sarà facile proseguire questa relazione, anche se alla fine l’amore trionferà. Daniel non è il solito ragazzo bello, dannato, figo, disordinato, sportivo, spezzacuori e ricco. Lui ha i suoi problemi, che cerca di tenere a freno.
La trama si dipiana lentamente ma con svolte impreviste e ogni tanto anche qualche colpo di scena cattura l’attenzione del lettore. E poi una mitologia accattivante, mescolata alla forza della religione cristiana e a tutto ciò che comporta, ovvero la spontanea bontà, la solidarietà e la giustizia, costituiscono la vena pulsante della storia.
Lo stile non è freddo, è lineare, a volte divertente, ma pur sempre limitato, se lo paragono a quello di una delle mie scrittici preferite, Cassandra Clare, che arricchisce ogni suoi periodo con una tale freschezza e poeticità.
Come ho già accennato, il romanzo non tocca tutte, o quasi, le componenti di cui vorrei leggere, ma mi ha catturato e appassionato. Grazie anche agli elementi positivi che ho trattato. Perciò, mi sento di consigliarne la lettura a tutti gli appassionati di paranormale, ma anche alle anime sensibili che si sono stancate (me) di personaggi irriverenti, antipatici, viziati e veramente poco caratterizzati. Nella tipologia di romanzi –YA paranormali- questo rappresenta per me uno dei migliori fino ad ora letti. Naturalmente mi procurerò il secondo capitolo per sapere come continuerà l’interessante vicenda.   
Ancora adesso sfoglio il volume, annuso il profumo delle pagine e ritrovo le stesse sensazioni.

{♣♣♣♣½ stelle}

Autrice: Bree Despain
Casa Editrice: Sperling & Kupfer
Giudizio: Promosso
Voto: 4 ½
-Stile: 3 1/2
-Contenuto: 4+
-Piacevolezza: 4+