sabato 23 febbraio 2013

#116Recensione: Pretty Little Liars by Sara Shepard



Pretty Little Liars by Sara Shepard – review

Le ragazzine del club delle baby-sitter sono cresciute e prima di diventare le affascinanti casalinghe disperate di Viale dei Glicini, appaiono in veste sexy e adolescenziale in questa in parvenza lunga e intrigante in modo inverosimile saga letteraria, belle, pulite e profumate, ma pronte a tutto pur di nascondere sporchi segreti che qualcuno vuole dissotterrare.
Ho letto questo romanzo –che, se non si fosse ancora capito, mi è piaciuto tantissimo- in lingua originale e, per la prima volta, ho goduto appieno di una lettura in inglese. Sarà che gli altri libri che non ho letto in italiano non valgono per me quanto questo, bisogna contare anche il fatto che lo stile semplice mi ha permesso di proseguire senza difficoltà, ma sono proprio stato soddisfatto, alla fine di ogni singolo, breve capitolo di cui il volume è composto.
La trama è ottima. Io penso che sia semplice, così come lo stile, un testo componibile da molte persone, ma per questo non meno intrigante. La brevità dei capitoli ha permesso all’autrice di stendere in breve l’opera, e al lettore di andare avanti allo stesso modo.
Il carattere misterioso, drammatico, sentimentale e divertente fanno della serie una delle mie preferite (lo posso dire anche se sono solo al primo dei sedici libri). 
Quanto sono powerful Alison & Mona? La prima è così complessa e profonda, vorrei tanto conoscerla. E la seconda, che può vantare una trasformazione, non è elettrizzante? Per me sì.
Ben presto inizierò il seguito, Flawless, per sapere di più delle bitches glamourose di Rosewood, anche se, purtroppo, so già molto, avendo seguito la prima stagione della versione televisiva. Cercherò di provare qualche tecnica di smemorizzazione volontaria per dimenticare i fatti salienti della storia, che, mi rendo conto, sono molti e molto appassionanti.
I’ll be watching it. -A

lunedì 11 febbraio 2013

#115 Un anno di blog!




Oggi il blog compie trecentosessantacinque giorni di apertura. E’ stato per me molto divertente scrivere e trattare di libri e serie televisive e film, con il permesso del tempo a disposizione e dell’ispirazione necessaria per stendere testi dignitosi.
Ho iniziato questa piccola avventura per un semplice ma importante motivo: in crisi per la scuola, a causa di voti che non mi soddisfavano molto, ho pensato che dedicarmi con tenacia alla mia grande passione potesse permettermi di dimostrare che valgo in qualche modo.
Anche se i followers non sono tanti e i commenti anche meno, questa consapevolezza l’ho ottenuta e nel frattempo ho pure conosciuto persone simpatiche e affabili che vorrei tanto incontrare nella realtà.
Con la speranza di soddisfare questo desiderio vi saluto, amici lettori.  



domenica 10 febbraio 2013

#114Recensione: Il Bacio della Morte di Marta Palazzesi






-Per la legge di Gay-Lussac, bip in bip fa “cic-ciak”-

Questa recensione è penosamente negativa. Uso il termine penosamente perché mi dispiace dover scrivere le cose che penso di questo libro –considerando le aspettative che mi ero creato, e perché l’autrice mi sembrava simpatica. Prima che mi cancellasse l’amicizia di facebook.
Marta Palazzesi è il ritratto della brava ragazza e di sicuro non voglio soffermarmi sulla sua persona –ovvio che no!-, ma stando al suo blog (nella cui prima pagina si nota un fantastico collage di fotografie meravigliose) e alla video-presentazione in cui lei stessa offre una descrizione in breve dell’opera, mi aspettavo un romanzo diverso. Di sicuro migliore.
E’ anche vero che un amico lettore me l’ha sconsigliato (lo saluto!), ma io mi faccio prendere da entusiasmi inutili e ognuno ha i suoi gusti e deve fare le sue scelte. Beh, io e lui abbiamo –almeno in parte- gli stessi gusti!
Devo aggiungere che l’entusiasmo che mi ha colpito come una rete invisibile è scaturito dal mio desiderio di rinnovare la mia vita. Sì, scelta sbagliata. Così ho rischiato di perdere l’interesse nella lettura… E forse sarebbe stato meglio, addio alla mia mania compulsiva. Ma questa è un’altra storia.
La copertina è davvero carina, ed è l’unica cosa gradevole. La figura è una bellissima ragazza che indossa un abito elegante e in posa riflessiva sembra manifestare una profondità interiore in una scena in cui le rose che la circondano arricchiscono di fascino. Questa non è Thea, la protagonista!
Thea è la più grande seccatura del 2013 -almeno per ora, certo, non lo metto in dubbio! E’ una ragazza così antipatica da far scappare la Morte stessa, altro che esserne baciata. Aggressiva, volgare, per niente ironica (come cavolo si fa a chiamare ironia la stronzaggine acuta che la anima???), stupida, infantile, superficiale, esagerata… e poi, perché deve considerare una ragazza che sceglie i vestiti da indossare una sciocca? Per me è solo lei quella sciocca. Ultimamente il vestirsi male e non curarsi dello stato di disordine e sporcizia dei propri capi è sinonimo di affabilità, simpatia, profondità spirituale.
Ma perché una ragazza (o ragazzo) non può essere curata nello stile e nei modi? Non lo capisco.
D’altronde la sua famiglia non è del tutto a posto, come può esserlo lei? Allora, io capisco benissimo che esistono casi di separazione tra due coniugi e genitori, ma  quelli di Thea lo sono? Sono separati? Non l’ho proprio capito. Il padre, demone, è una specie di mafioso poco attento alla figlia e a sua madre. Perché? Perché è un demone, perché è un uomo (?) troppo attaccato alla sua carriera professionale? Boh. E meno male che poi in questo caso le cose si aggiustano…
Arrivando alla questione demoni, e quindi alla mitologia, devo affermare di essere proprio contrariato. L’autrice ha usato l’espediente dell’irriverenza e antireligiosità (che poi, purtroppo, capito un po’ spesso) dell’odiosissima protagonista, mista alla scelta della prima persona nella narrazione, per non dare un carattere approfondito all’origine di queste creature. Creature che non hanno nulla di demoniaco: ci sono gli umani, poi i demoni, che sono umani sfigati con qualche assurdo potere magico, e poi ci sono gli Azura.
Gli Azura sono demoni, è vero, ma anche un grande punto interrogativo. Thea dice che Azura si nasce, e allora è una brutta cosa perché sono bestiacce incontrollabili e spietate. Ma mi sono espresso male: non sono bestiacce, sono persone normali con il gusto per le unghie lunghe (okay, che grande schifo!!!) e lo smalto nero; ah, e anche per i gioielli, ma questo ce lo viene detto dopo. Che cosa mi rappresentano degli artigli affilati? E poi, cos’ è il cosiddetto Mondo Sotterraneo, dove vivono? Una caverna sotterranea? Ma soprattutto, perché se sono fuori controllo alcuni riescono a darsi contegno? Non mi piace questa caratterizzazione.    
E a proposito di caratterizzazione, quella dei vari protagonisti è veramente minima. Pessima. Così come l’approfondimento della narrazione. Due righe per tutto, poche parole anche per gli eventi importanti.
Mi ha annoiato questa lettura. Non mi sono sentito coinvolto, quasi per niente. Magari un minimo alla fine (e chissà perché…).
Ho notato anche diverse incoerenze e incongruenze quasi in tutte le pagine.
Lo stile è banale, molto banale. Non dico che ci siano scorrettezze, ma imprecisioni, o mancanza di frasi originale e importanti sì. Tutto troppo semplicistico.
Quando ho aperto il pacco in cui era contenuto, sono rimasto sorpreso dalle dimensioni del volumetto. Me lo immaginavo più grande. Mi sono sentito come Goku e Pan in quella puntata di Dragonball GT in cui devono combattere contro i draghi malvagi usciti dalle sette sfere e si trovano davanti un mostriciattolo piccolo; non che mi piaccia minimamente il cartone animato, ma la puntata in questione l’ho guardata, e così…
Mancano le pagine iniziale e finale della dedica e dei ringraziamenti. A me dispiace per la scrittrice, soprattutto perché è il suo romanzo di esordio, ma anche per me: sempre con piacere prima di leggere un libro vado ai ringraziamenti; e spesso anche dopo averlo finito. E’ stata una scelta editoriale veramente poco azzeccata; capisco tutte le pagine bianche di supporto, ma quelle dedicate alle parole dell’autore non dovrebbero mai mancare.
Ma così è, e così si tiene.