martedì 12 marzo 2013

#118Recensione: Flawless di Sara Shepard






Ecco che ho terminato anche la lettura di Flawless, secondo capitolo della saga Pretty Little Liars di Sara Shepard. Naturalmente non ne sono stato deluso, anche se è d’obbligo ammettere che le descrizioni sono un poco minimal; non come nei libri di Melissa de la Cruz (Blue Bloods saga), ma brevi. Di sicuro ciò rende il romanzo snello e incalzante e, per un lettore che fa dell’inglese la sua madrelingua, veloce da leggere. Io sto pian piano migliorando e diventando più bravo e veloce, però è ovvio che non è come se leggessi in italiano. Ma capisco quasi tutto e quello che comprendo mi piace. Yeah!
La serie televisiva è per una volta quasi sullo stesso piano della saga letteraria. Di solito rimango deluso da riprese su pellicola, ma stavolta ho deciso di cimentarmi nella lettura proprio dopo essere stato catturato irrimediabilmente dal telefilm. Alcune cose sono diverse, ma entrambe le versioni sono buone. E’ certo che io preferisca i libi, perché sono frutto della fantasia dell’autrice… e poi perché ho visto solo la prima stagione in streaming; lol. Dunque, vediamo più precisamente le mie considerazioni.
Emily porta sfiga.
Le feste giovanili di Rosewood, private e a scopo benefico, portano sfiga.
I baci di Emily sono velenosi.
Avvengono un sacco di pericolose coincidenze a Rosewood.
I misteri avvolgono Rosewood, e sono come una veste per quattro ragazze che una volta erano solite essere manipolate da una certa queen bee, la stessa che ritorna come spettro in ogni loro situazione, uno spettro non molto voluto.
Mi piace come i misteri si infiltrino tra le vicende personali di quattro ragazze diverse eppure accomunate da una serie di circostanze. Sono tutte un po’ confuse, ma quella che mi è parsa più smarrita è Emily, e lo credo bene.
Hanna ha solo un padre stronzo. Aria ha solo un padre un po’ troppo lascivo. Spencer è solo un po’ troppo stronza e lasciva, ma tant’è (fa la sua figa figura). Emily ha un problema più serio, non una cosa che si può correggere con poco. O forse sì?
Sì è aggiunta una nuova poweful female, Jenna Cavanaugh, che insieme a Alison DiLaurentis e Mona Vanderwaal rappresenta il trio delle ragazze più affascinanti e sfuggenti… della serie? D’America? Del mondo? Vabbè, non esageriamo.
Posso dire che conoscendo tramite spoiler la vera identità di uno degli A (me tapino!), sono riuscito a intravedere indizi, che nel telefilm non forniscono. Ed è un bene riuscire a ragionare un po’, prima che sia la storia a svelare il mistero senza che lo spettatore possa fare congetture; ecco un pregio in più nella serie di libri. 
Io amo questa saga e la continuerò fin proprio alla fine. Stimo tanto l’autrice e le sue idee. Invito tutti a condividerle.  

sabato 2 marzo 2013

#117Recensione: Cuore meccanico di Marco Locatelli






Cuore meccanico è un racconto piacevole e delicato. E’ certo che io preferisca i romanzi, perché in essi le descrizioni e le dinamiche degli eventi non devono rientrare in quelle poche righe (per chi scrive non sono così poche, lo so) della decina di pagine; non sono e non sarò mai un alessandrino ellenistico (per chi non sapesse cosa significhi: nel periodo greco ellenistico i filologi di Alessandria, tra cui Callimaco, preferivano una poesia breve, levigata e rifinita, sì, ma pur sempre breve).
Di sicuro leggerò anche altri scritti di Marco Locatelli, perché il suo stile è buono, come ho avuto modo di osservare tramite il racconto stesso, ma anche le recensioni scritte e altri articoli pubblicati nei due blog in cui offre le sue idee sul concetto lettura-scrittura; bisogna ricordare la precisione e maestria con cui gira le video-recensioni che sono sempre un appuntamento da attendere con interesse. Questo racconto è stato solo una goccia di ciò che spero possa offrire con i suoi lavori prosaici.
E’ indubbio che un ragazzo che voglia fare lo scrittore è più propenso a dedicarsi a operette brevi inizialmente. Lo posso affermare con certezza, in quanto capitato a me stesso. Ho iniziato a novembre scrivendo un raccontino natalizio un poco assurdo, che col tempo e con l’ispirazione è cresciuto (e continuerò a nutrirlo finita la scuola); poi sono nate altre storie dalla struttura corta, ideali se si hanno poche ore per scrivere e si vuole terminare al più presto, donando ai lettori un testo completo e in qualche modo che sappia colpire e toccare. Cuore meccanico sa farlo, anche se io aspetto dall’autore un romanzo. Mi raccomando, Marco, scrivi!
La scelta di costruire un ebook, o epub, o come si chiama, è di certo buona: si possono raggiungere molti lettori informandoli delle proprie capacità, in attesa del tanto voluto romanzo (e sono sempre lì, sì). Il self-publishing digitale è una grande idea, chissà che magari non la userò anch’io in futuro?
A me non piacciono le ambientazioni futuristiche e fantascientifiche, ma questa storia ha saputo farmi pensare con velata tristezza alla desolazione di un futuro un po’ difficile, molto simile a quello raffigurato nelle pagine di Cinder – Cronache lunari di Marissa Meyer, dove il cyborg o robottino che sia è visto come diverso, inferiore, da isolare; ciò può essere visto come metafora di certe situazioni attuali.
Devo proprio dire che l’uso dell’impermeabile giallo in qualche modo mi ha fatto considerare il protagonista come molto tenero, indifeso… un pulcino bagnato, bisognoso di aiuto. Il lettore si focalizza su quest’elemento che dà un tocco in più, una caratteristica in più, al racconto.
Ora attendo nuovi scritti di Marco!