venerdì 18 aprile 2014

Recensione - The Iron Queen (ma più in generale della trilogia)

The Iron Queen (The Iron Fey, #3)The Iron Queen by Julie Kagawa
My rating: 4 of 5 stars


The Iron



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-Life wasn't perfect, but it was as perfect as it could be at the moment. I had a place in the world. I wasn't alone.-

English version:

Yesterday I asked a friend if she was willing to meet me in these days of Easter holiday. I responded with a "I hope I’ll manage"; now we have to take the little number as in supermarkets to meet people? Should I consider her a friend? This is difficult for me, really.

Meghan is fortunate, however, in my opinion. Puck is the friend that everyone should want. One of those who puts his feelings into a corner to make the other happy, of those with whom you spend the evenings, that never lets you down, that will always heart you. I have not ever seen, unfortunately. Precisely for this reason I would tend to be




But in this regard are fought: why am I sided with Puck as a love interest, if he is almost perfect as a friend? Maybe I should not be a puckiano. But anyway, I <3 Robin Goodfellow .

Although I love everything about winter, from Christmas to snow, from frost to Tir Na Nog (well, that after reading the trilogy), for me Puck is the character of excellence. And thanks to him that I attribute to the novel four stars because I feel that for me it is worth more three than four.

Not considering the first time I read The Iron King, because in that case I did not like it, I noticed that, as far as I'm concerned, the trilogy is going down. The first volume is the most beautiful (in all senses), the second keeps on the same level, but the third decreased.

TIK is lovable because the reader, like the protagonist, discovers all the legends and customs and places and fairy creatures of Nevernever, and this results in a path of surprise and fairytale adventures. I liked less, in fact, the last fifth of the book, about twenty- five chapters, because it concerns more precisely the theme of the series: the new kind of fairy creatures. It is no fault of the author nor the book, it's my fault. On the other hand, I loved Meghan staying in the frozen lands of Tir Na Nog and their meetings with the fairy figures.

The Winter's Passage : adorable, just as it foresees the achievement of the lands of the Winter Queen Mab.

TID is a good result: the initial tenure at the Court of Winter has been a source of interest for me, added to continue the story line about a certain memory of the protagonist. I found glitches and minor inconsistencies, but the phrasing of the Kagawa, which characterizes her writings, made the story work for me.

For TIQ it did not happen. As I have written already, thanks to Puck and the narrative style of Julie I have given four starlets (and also to even out the other entries in the series, okay).
Basically I got bored during the reading of this book. Maybe it's the period, maybe it's just the book, or rather the evolution of the story, that 's not for me.
What is certain is that in broad terms the conclusion is the right one for the first trilogy of this series. The one fairer and more obvious -even given the title. One of the problems of the books, accordingly, is its being rather predictable. The mystery surrounding the identity of the second antagonist is mounted as if, when revealed, promised sparks; on the other hand is not so surprising. I thought it was Twig, at first, though! ;) ( It is not, anyway).
Some events are vaguely confused, others are more fun, but they failed to touch my soul. You can tell that this is caused by the fact that now the Winter, in its forms, is not touched by the path of the characters, nor the Summer (although I would be interested less in this case). Indeed all the classic legends of fairies disappear gradually to give way to a set of rules, characteristics and behaviors of this new inedited breed of fairies created by the author. Therefore I say that is not the fault of the book if I did not like it, but mine. Or at least in part.
Still the true meaning of the title of the second book eludes me, as well as certain choices made by some of the characters, but the whole saga let read itself well and is able to maintain the interest to continue reading. Even more than the next novel is told from the point of view of Puck. And this gives me the certainty that I will appreciate more of The Iron Queen.

And then off to the next faery adventure!

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Versione italiana:

Ieri ho chiesto ad un'amica se era disposta ad incontrarmi in questi giorni di vacanza pasquale. Mi ha risposto con un "spero di riuscire"; adesso bisogna prendere il numerino come nei supermercati per incontrarsi? Devo considerarla un'amica? Questo mi è difficile, in verità.

Meghan è fortunata, invece, a parer mio. Puck è l'amico che tutti dovrebbero volere. Uno di quelli che ripone in un angolo i propri sentimenti per rendere felice l'altro, di quelli con cui trascorri le serate, che non ti abbandona mai, che ti vorrà sempre bene. Io non ne ho mai visti, purtroppo. Proprio per questo io tenderei a essere

TEAM PUCK! =D

Ma a riguardo sono combattuto: perchè parteggio per Puck come interesse amoroso, se è l'amico quasi perfetto? Forse non dovrei essere un puckiano. Ma comunque, I <3 Robin Goodfellow.

Nonostante io ami tutto quello che riguarda l'inverno, dal Natale alla neve, dal gelo a Tir Na Nog (beh, questo dopo la lettura della trilogia), per me Puck è il personaggio per eccellenza. E' anche grazie a lui che attribuisco al romanzo quattro stelle, perchè sento che per me ne vale più tre che quattro.

Non considerando la prima volta che ho letto The Iron King, perchè in quel caso non mi era piaciuto, ho notato che, per quanto mi riguarda, la trilogia è in discesa. Il primo volume è il più bello (in tutti i sensi), il secondo si mantiene sullo stesso livello, ma il terzo è in calo.

TIK è amabile perchè il lettore, proprio come la protagonista, scopre tutte le leggende e le usanze e i luoghi e le creature fatate del Nevernever, e questo risulta in un percorso di sorpresa e di avventure fiabesche. Ho gradito meno, in effetti, l'ultimo quinto del libro, cinque capitoli su venticinque, perchè riguarda più precisamente il tema della serie: il nuovo tipo di creature fatate. Non è colpa dell'autrice nè del libro, è colpa mia. In compenso ho adorato la permanenza nelle lande gelate di Tir Na Nog e gli incontri con le figure fatate.

The Winter's Passage : adorabile, proprio in quanto prevede il raggiungimento delle terre d'Inverno della regina Mab.

TID è un buon seguito: l'iniziale permanenza alla Corte dell'Inverno è per me stata motivo d'interesse, aggiunta al proseguire della linea narrativa riguardante un certo ricordo della protagonista. Ho trovato difettucci e piccole incongruenze, ma il periodare della Kagawa, che caratterizza i suoi scritti, ha fatto funzionare la storia per me.

Per TIQ non è andata così. Come ho già scritto, grazie a Puck e allo stile narrativo di Julie ho attribuito quattro stelline (e anche per uniformare alle altre entrate della saga, va bene).
Fondamentalmente mi sono annoiato, nel corso della lettura di questo libro. Magari è il periodo, magari è proprio il libro, o meglio l'evolversi della vicenda, che non fa per me.
Quello che è certo è che a grandi linee è la conclusione più giusta per la prima trilogia di questa serie. Più giusta e più scontata -dato anche il titolo. Uno dei problemi del libri, quindi, è l'essere piuttosto prevedibile. Anche il mistero che circondava l'identità del secondo antagonista viene montato come se, quando svelato, promettesse scintille; invece non è poi così sorprendente. Io pensavo che fosse Twig, inizialmente, però! ;) (Non lo è, comunque).
Alcuni avvenimenti sono vagamente confusi, altri più divertenti, ma che non sono riusciti a toccarmi l'anima. Si può dire che questo è causato anche dal fatto che ormai l'Inverno, nelle sue forme, non è più toccato dal percorso dei protagonisti, nè l'Estate (anche se mi interesserebbe meno). Invero tutte le leggende classiche delle fate scompaiono via via per lasciare il posto a un complesso di regole, caratteristiche e comportamenti propri di questa nuova inedita razza di fate ideata dall'autrice. Perciò dico che non è colpa del libro se non l'ho gradito, ma mia. O almeno in parte.
Ancora mi sfugge il vero senso del titolo del secondo libro, così come certe scelte effettuate da alcuni personaggi, ma nel complesso la saga si fa leggere bene ed è in grado di mantenere vivo l'interesse per proseguire con la lettura. Ancor più che la prossima novella è narrata dal punto di vista di Puck. E questo mi dà la certezza che la apprezzerò di più di The Iron Queen.

E allora via, verso le prossime avventure fatate!



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giovedì 3 aprile 2014

Recensione - Un gioco da ragazzi (Small Steps)

Small Steps (Holes, #2)Small Steps by Louis Sachar
My rating: 3 of 5 stars


Small Steps è il romanzo spin-off di Holes, ma sfortunatamente ne è decisamente inferiore. Più crudo, ma meno brillante. Ugualmente coinvolgente, ma meno epico.
Gli amanti di Holes dovrebbero leggere questo libro, ma con la consapevolezza che non regge il confronto. Sono piacevoli, comunque, i riferimenti a Campo Lago Verde e a tutto quello che vi è correlato.
Il protagonista nel corso della storia studia economia, materia che devo affrontare io in questo periodo (in questo semestre universitario): i casi della vita!
Il titolo italiano non è adatto, e sarebbe stato meglio tradurre quello originale, così come tradurre i brani delle canzoni, per tutti quei lettori, dai dodici anni in su (secondo Il Battello a Vapore), che non sono abbastanza afferati con l'inglese; e bisogna annotare alcuni errori lungo il testo.
Dunque, per me sono circa 3.5 stelle



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Recensione - The Iron Daughter

The Iron Daughter (The Iron Fey, #2)The Iron Daughter by Julie Kagawa
My rating: 4 of 5 stars


The dark, mirrored walls reflected a strange party back at us: a cat, two elf-boys, a girl in a slightly tattered gown, and a monstrous black man with glowing red eyes. I contemplated how strange my life had become, but [...]

Despite a certain number of flaws, I really enjoyed this novel. It's very impressive, especially in the ending, which I loved. That's all, until The Iron Queen.
Great work, Julie.



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domenica 16 marzo 2014

Recensione - Il Diario del Vampiro: La Lotta

The Struggle (The Vampire Diaries, #2)The Struggle by L.J. Smith
My rating: 3 of 5 stars

Bisogna ricordarsi che questa saga di quattro libri è stata pubblicata negli anni Novanta, perciò l'esiguità della trattazione non deve stupire troppo. Magari può non essere gradita, ma non deve stupire.

Quattro anni fa, nello stesso periodo, lessi il primo capitolo de Il Diario del Vampiro, trovandolo deludente ma comunque gradevole. Questo secondo romanzo è un pochino più piacevole, anche se più corto. Le descrizioni sono ridotte all'osso, tanto che talvolta certe azioni o comportamenti risultano un poco fuori posto. Inoltre mai una volta che ci siano citazioni di libr, film o quant'altro che andasse di moda in quel periodo, qualcosa che potesse far assaporare l'atmosfera di quegli anni. Se non altro non c'è la possibilità che parole tipo walkman vengano modificate in ipod, come nel caso di Kissed by an Angel di Elizabeth Chandler, del 1995 (che io non ho letto, ma leggendo recensioni ho scoperto ciò). Il finale, poi, in linea con lo svolgimento della vicenda è velocissimo, non si riesce neanche a gustarlo. In un attimo succede quella cosa che sapevo sarebbe successa grazie agli spoilers da Wikipedia e che aspettavo con attesa, e poi Stefan, il coprotagonista, che è il personaggio più PIATTO della storia (tanto che sembra che Elena sia innamorata di un ragazzo che solo lei si immagina), cambia totalmente e tira fuori le unghie e... finisce il libro.
Poi il fatto che tutti a Fell's Church guardino Stefan come un terrorista senza prove evidenti mi pare un pò eccessivo... ma tant'è.
La traduzione italiana è veramente penosa; sono sicuro che se li leggessi in inglese gradirei maggiormente.
In futuro leggerò il seguito e poi l'ultimo libro della saga. Gli altri, che sono compresi nella mia edizione omnibus, li eviterei, dato che sono stati aggiunti per cavalcare la moda vampiresca del 2009 e non perchè la Smith avesse veramente desiderato scriverli.

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Recensione - The Lying Game series

The Lying Game (The Lying Game, #1)The Lying Game by Sara Shepard
My rating: 5 of 5 stars

Per certi aspetti è meglio di Pretty Little Liars, anche se per certi altri no, e quindi PLL sarà sempre -credo- la serie migliore di Sara Shepard.
Questo libro intriga in modo pazzesco da subito e la voglia di continuare la lettura è tanta. I capitoli, a differenza di PLL, sono tutti scritti secondo il punto di visto di una persona, con l'intrusione della gemella, non ci sono però POV multipli. Questa è una caratteristica che differenzia sostanzialmente dall'altra serie perchè lo story-line è continuo e non frammentato. Perciò credo che l'impegno nella scrittura debba essere maggiore (anche se poi il risultato è minimamente migliore in PLL).


Never Have I Ever (The Lying Game, #2)Never Have I Ever by Sara Shepard
My rating: 4 of 5 stars


Per il mio pensiero riguardo al libro, vedi il commento a Two Truths and a Lie.
:)



Two Truths and a Lie (The Lying Game, #3)Two Truths and a Lie by Sara Shepard
My rating: 4 of 5 stars



Mi da proprio fastidio segnare solo quattro stelle a un libro di Sara Shepard, però non mi ha conquistato come gli altri capitoli delle due saghe della scrittrice. Lo stesso vale per Never Have I Ever (libro secondo di questa serie).


View all my reviews Hide and Seek (The Lying Game, #4)Hide and Seek by Sara Shepard
My rating: 4 of 5 stars



Io sono stupido perchè tendo a farmi più spoilers di ogni sorta e così la lettura si impoverisce. Però con la saga PLL, pur sapendo gran parte della storia, mi è piaciuta molto (almeno i volumi dal primo all'ottavo, degli altri non sapevo nulla -fiuu). Leggere questi capitoli, invece, pur piacevoli che siano, mi da un pò di noia. Questo quarto volume è più bello del secondo e del terzo, e le rivelazioni sono scioccanti ed è come se fosse una specie di rinnovamento, che me lo porta proprio sotto il primo libro, per gradimento. Però ci sono momenti di noia, eh sì. Per ora la saga PLL è imbattibile. E di sicuro le prossime saghe della scrittrice le leggerò man mano che i volumi usciranno, così da evitare spoilers che mi guastano il tutto (sgrunt).


Cross My Heart, Hope To Die (The Lying Game, #5)Cross My Heart, Hope To Die by Sara Shepard
My rating: 4 of 5 stars



Sembra che il precedente capitolo abbia infuso nuova linfa alla storia, perchè questo non è stato per me troppo noioso, ma più lucido e diretto. E' certo che la The Lying Game saga è più soft di quella di Pretty Little Liars, e io non posso che preferire la seconda. Però è ugualmente una buona serie di libri, e riprende temi e riflessioni molto importanti.

Seven Minutes in Heaven (The Lying Game, #6)Seven Minutes in Heaven by Sara Shepard
My rating: 5 of 5 stars



Non so, definirei questo libro commovente. Decisamente il migliore della saga. <3
-°-°-

Dopo essermi ripreso dall'aver terminato la saga, posso scrivere un commento un pò più sostanzioso.
I libri migliori sono il primo e l'ultimo, e questo sesto è il più bello in assoluto. Gli altri, dal secondo al quinto, potrebbero essere ben più intriganti, però fanno procedere la storia tra vita quotidiana e sospetti e minacce. Forse se Sara avesse accorpato il secondo col terzo e il quarto col quinto, sarebbe venuta una tetralogia impeccabile, però va già bene così.
E' una storia così intensa, profonda, ricca di sentimento e pervasa da lirismo. Però il colpevole lo si intuisce dal terzo libro, grazie ai vari indizi lasciati lungo il percorso.
Devo riferire due difetti, che per me avrebbero alzato un pochino il livello già spaventosamente alto. Primo: perchè Emma non pensa mai, neanche una volta, al padre naturale? Io fossi nella sua condizione mi interesserei di certo.
Secondo: il corpo di Sutton sarebbe potuto essere trovato alla fine del quinto libro, durante lo scherzo a base di seduta spiritica, che ha preso luogo proprio dove la ragazza giaceva, invece che casualmente da un passante; e poi, visto che lei è uno spirito e la seduta -anche se per burla- dovrebbe richiamare gli spiriti... una svolta così sarebbe stata fantastica.
Per il resto non mi viene nient'altro da dire. Se non che è il primo libro che mi spinge a piangere; cosa che ovviamente non ho fatto, perchè -dai- non mi pare il caso, ma il senso è quello.




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Recensione - Winter's Passage

Winter's Passage (Iron Fey, #1.5)Winter's Passage by Julie Kagawa
My rating: 4 of 5 stars


Per essere una novella, l'ho gradita notevolmente. Di solito non amo leggere storie brevi, e non capita spesso che io mi imbatta in aggiunte brevi ai romanzi di una saga, o perchè non sono proprio state scritte o perchè preferisco evitare di comprare dei racconti in ebook che potrebbero non aggiungere molto alla storia; per esempio, posso anche non leggere le due novelle della The Lying Game esalogy, senza contare che la serie in sè non mi ha fatto impazzire, alla fine. Invece con The Iron Fey è incoraggiabile effettuare la lettura delle novelle, come è già stato consigliato dai lettori che l'hanno fatto prima di me. Winter's Passage è l'anello di congiunzione tra The Iron King e The Iron Daughter, è disponibile in un'edizione cartacea gradevole quanto quelle dei libri normali o forse di più e introduce un nuovo, animalesco personaggio (non è uno spoiler se dico che è proprio quello che compare sulla copertina della versione ebook). Perciò anch'io mi unisco al consiglio: se si ha letto The Iron King prima di dedicarsi a The Iron Daughter è meglio affrontare il passaggio dell'Inverno.

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domenica 9 marzo 2014

Recensione - Anna and the French Kiss

Anna and the French Kiss (Anna and the French Kiss, #1)Anna and the French Kiss by Stephanie Perkins
My rating: 3 of 5 stars


3 stelle abbondanti.

Anna and the French Kiss non mi è piaciuto come avrei sperato. Il motivo principale per cui non mi ha totalmente stregato è che si tratta di un libro decisamente realistico, è balzano da dire ma è così; leggendo delle vicende di Anna Oliphant dagli Stati Uniti alla Francia mi è sembrato di assistere alle reazioni di alcuni miei coetanei che ho conosciuto nel corso degli anni. Io stesso mi sono immedesimato in Anna, nel bisogno di trovare nuovi amici in un ambiente nuovo e nella passione che per me è in versione cartacea, mentre per lei in cellulosa, ma tutto ciò che avviene intorno a lei può succedere nel mondo reale. Questo è ciò che mi sono trovato a capire sul finire della storia.
Il mio rapporto con il libro è stato un pò travagliato. Le prime cinquanta pagine non mi hanno catturato molto, mentre dalla cinquantunesima a circa metà mi sono sentito incredibilmente coinvolto; purtroppo però poi le pieghe che ha preso il racconto non mi piacciono, o almeno non mi hanno stimolato, e perciò ho lasciato il volume nella libreria, per riprenderlo successivamente con la previsione di un finale desiderato ma disastroso nel coinvolgimento. In effetti la conclusione di questo romanzo è stata piacevole da leggere, rivelandosiproprio come ci si sarebbe aspettati dall'inizio. Adesso sono abbastanza curioso di leggere di San Francisco, seppure la storia veda nuovi protagonisti.

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sabato 1 marzo 2014

Recensione - Paranormalcy

Paranormalcy (Paranormalcy, #1)Paranormalcy by Kiersten White
My rating: 3 of 5 stars


3.5 stelle.

Sono stato molto prossimo ad attribuire a questo romanzo quattro stelline solide, ma purtroppo alla fine ho dovuto rivedere la mia decisione. Penso che tre stelline e mezzo vadano bene a questo libro, che comunque mi piaciuto per gran parte dei suoi capitoli.
All'inizio, ho dovuto abbandonarlo per un pò di tempo perchè non riuscivo a trovare granchè interessanti vampiri che si fanno sculacciare (facilmente vincibili), licantropi molto controllati e fate-taxi, ma poi, dopo l'abbandono, definitivo, di un altro libro molto deludente, ho ripreso in mano Paranormalcy e ho visto con occhi nuovi la società creata da Kiersten White. Non mi è troppo congeniale la visione che l'autrice offre delle creature paranormali, però non posso fare a meno di ammettere che ne ha dato una personale interpretazione, abbastanza originale. Col tempo ho finito per farmi appassionare.
La protagonista Evie è una ragazza molto divertente e dai gusti di moda appariscenti e molto spesso mi sono ritrovato nel suo desiderio di appartenere a un contesto sociale reale e non solo in quello di cui fanno parte le creature paranormali che deve "arrestare". Anche le due figure maschili non sono niente male, sia nella caratterizzazione psicologica che in quella fisica-soprannaturale (come ho già accennato, la White dà peculiarità nuove alle creature che sembrano uscite dalle leggende). Non devo mancare di accennare alle due amiche della protagonista, anch'esse affabili e si comportano come due amiche dovrebbero (seppur non siano propriamente umane).
La cosa che non mi è piaciuta, oltre forse alla mancanza di maggior descrizione dei luoghi, è che alla fine non vengono fornite delle risposte, in particolare da Reth, il precedente quasi fidanzato di Evie. Il libro termina con la vicenda presentata risolta, con il lieto fine che il lettore si aspetta, ma c'è spazio per il seguito. A questo punto mi chiedo se l'assenza di tali responsi sia proprio un motivo per cui essere scontento, oppure l'autrice non è stata in grado, almeno per me, di dare un completamento soddisfacente a questo primo capitolo rinviando il lettore al libro successivo, avendo però provato a creare brama di sapere.
In tutta onestà devo affermare che il libro mi è piaciuto, mi ha catturato e mi sono ritrovato nella protagonista e la sua storia mi ha appassionato, ma ho trovato quelli che per me sono dei difetti. Consiglierei questo libro, ma non rientra propriamente nel gruppo dei miei libri preferiti. A questo punto dovrei dirigermi verso Supernaturally, anche se a quanto pare dalle recensioni degli altri lettori che mi hanno preceduto ci sono buone probabilità che mi lasci ancora più sconfortato. Si vedrà.

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venerdì 21 febbraio 2014

Recensione - Clockwork Princess by Cassandra Clare

Clockwork Princess (The Infernal Devices, #3)Clockwork Princess by Cassandra Clare
My rating: 5 of 5 stars


5 milioni di stelle luminose e scintillanti!

Nonostante ci siano pochissimi minuscoli aspetti di questo libro che mi hanno confuso, non si può negare che sia un superfantastico capolavoro masterpiece. Non mi sono mai sentito così al termine della lettura di un libro. Supera addirittura gli altri libri della stessa scrittrice.
Se si legge il mio commento al libro Deadly di Sara Shepard, si può pensare che la Shepard sia addirittura la mia scrittrice preferita, ma no, non è così. Il trio Rowling-Clare-Shepard con l'aggiunta di Bronte-Asher-Eco-Pitzorno-e chicchessia saranno sempre nel mio cuore, ma in questo momento non ho che occhi, a forma di cuoricino sognante, per lei, l'inimitabile Cassandra Clare. E fanculo a chi non riconosce il reale valore.

E' stato bello finire questo romanzo l'ultimo giorno della mia adolescenza. *sospiro*.




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Recensione - Ex-Mas

Ex-masEx-mas by Kate Brian
My rating: 3 of 5 stars




Questo è un romanzo così carino! Sarebbe da leggere nel periodo d'Avvento, ma il clima qui dalle mie parti è già glaciale, e poi io non ho bisogno di altro per immegermi nel Natale. Così l'ho letto, dopo averlo iniziato e abbandonato per mancanza di concentrazione -e dimestichezza con l'inglese- il dicembre scorso.
L'idea di fondo mi ricorda, metaforicamente, una tazza di cioccolata bianca. Lungo la storia ci sono momenti di noia e spesso ho sentito la voglia di leggere altro, per la tenerezza che è insita non si trova spesso. La parte iniziale promette bene e il finale è superfantastico.
Non mi piace dove abitano i protagonisti, in California, perchè non c'è la neve in inverno (ma che schifo, dico io!), però alla fine del viaggio on the road, con meta Seattle, al nord l'ambientazione natalizia mi è familiare. Peccato che ci rimangano poco!
Il fratellino della protagonista, Cooper, in principio mi ha fatto venire l'urgenza di ucciderlo, però alla fine si fa volere bene.
I due ragazzi protagonisti sono caratterizzati proprio bene, e per loro vale ciò che ho scritto per Cooper: sono antipatici nelle prime pagine -o almeno lo è Beau-, ma poi ho sentito il bisogno di abbracciarli, e non mi succede spesso.
Tra le cose che non ho sopportato c'è l'usanza della famiglia Beckwith di addobbare l'albero la sera della Vigilia: per me è inconcepibile! Io lo faccio i primi giorni di dicembre. :) Inoltre la superficialità dell'ex fidanzato di Lila, di sua sorella e delle amiche della sorella è da ritenersi proprio squallida, così poco conforme allo spirito natalizio! Meno male che Lila, prevedibilmente, se ne distacca.
W Santy Claus!

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Recensione - Hidden

Hidden (House of Night, #10)Hidden by P.C. Cast
My rating: 2 of 5 stars

2 1/2 stelle.

Sì, ho ancora voglia di proseguire la saga. Siamo al decimo capitolo, non ci si può fermare quà.
L'always forever and never love non lo sopporto. Il falso moralismo che ne proviene mi provoca di quei movimenti peristaltici da annoverare. Perchè il world-building dipinto dalle Cast è fondamentalmente piuttosto perverso. Si tratta di un ribaltamento di tutti i valori ideologici e non cui tutti sono legati.
Erin, che diventa un pò zoccola, è vista come la probabile causa del male nel mondo, ma in realtà si distingue solo dalla massa di loser falso-moralisti che una volta erano i suoi amici. Zoey può farsi tutti i ragazzi più fighi nella scuola negli stessi momenti, ma Erin non può andare con uno solo? E Shaunee che trova disgustoso il vedere l'ex amica con il fidanzato (vabbè, se si vede un'amica fare roba in pubblico può creare disagio, ma la vampiretta ha questa reazione perchè il ragazzo in questione è diventato cattivo, dopo essere stato scaricato dalla precedente fidanzata che se la faceva con un Raven Mocker, mezzo ragazzo e mezzo corvo).
Erik, che è figo e non così falso-moralisto è visto anche lui come un debole e voltagabbana. Ma adesso per essere una persona buona si deve mettere da parte i propri sogni e le proprie ambizioni? Bah. E che peccato che difende Shaylin, falsa-moralista numero nove, da insulti giusti e legittimi di Erin e Dallas.
Aphrodite è il personaggio migliore della saga e di tante altre. La sua ironia tagliente e volgarotta mi ha conquistato da subito. Neferet, la villainess, è un pò meno figa di prima, perchè non fa altro che farsi bere il sangue da tentacoli di Tenebra volersi far montare dal Toro bianco. Dai, che schifo!
Un'altra cosa che mi ha infastidito è il cambio di idea di Nicole. Da troia numero tre e sputacchiosa killer è diventata una tiepida sfigata falso-moralista numero dieci ancora in potenza (spero che ridiventi la stronza di prima e che quantomeno schiaffeggi Stevie Rae, visto che non è riuscita a ucciderla, ma ne dubito; oppure che Stevie Rae la uccida. Ma qualcosa deve succedere!
Rephaim è il loser emarginato della scuola. Non so che dire. Kalona, l'immortale suo padre, è anche lui diventato devoto al Bene in poco, e via!, tutti gli altri 485545757060987 figli ancora cattivi sono spariti, ciao!
Erebus non è per niente descritto bene! E' più la versione speculare idiota di Kalona.
Stavolta il cerchio magico è stato un pò più interessante del solito.
CHissà cosa riserverà Revealed? Intanto il titolo Redeamed del capitolo finale non mi fa pensare niente di buono. Non sarà mica che Neferet capirà i suoi sbagli e vorrà purgare le sue colpe? SPERO PROPRIO DI NO!


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Recensione - Cosa accadde realmente in Perù

What Really Happened in Peru (The Bane Chronicles, #1)What Really Happened in Peru by Cassandra Clare
My rating: 2 of 5 stars


E' stata una lettura imbarazzante. Si sa -o si dovrebbe sapere- che io adoro follemente i capolavori di Cassandra Clare, ma questo "libro" non mi ha coinvolto in alcun modo significante.
Ed è presto detto: non l'ha scritto Judith Rumelt! In effetti What Really Happened in Peru sembra più una fanfiction, ovvero un racconto breve scritto da un fan che non ha tempo nè voglia di imnpegnmarsi in un'opera completa e complessa e di simulare lo stile narrativo del libro primario. E' il primo scritto che leggo di Sarah Rees Brennan, e non è stato un buon inizio. Di sicuro i suoi libri veri sono qualitativamente migliori di questa "cosa", ma per ora ritengo di poter dire poche cose buone del suo lavoro (riferendomi a questa novella).
Tutto si svolge in modo super affrettato, tanto da risultare anche confuso. I personaggi sono OOC, per usare un'espressione da fanfiction, cioè molto distanti dai libri originali -anche se in effetti Ragnor non si vede nelle saghe di Cassandra, e Catarina molto meno di Magnus.
A parte qualche frase intensa, il testo sembra stato scritton in fretta per essere pubblicato il più presto possibile. Però se il livello degli altri racconti è questo, non credo che l'edizione cartacea che li conterrà tutti potrà essere molto migliore, anche se io me la procurerò lo stesso.
Forse queste cronache riguardanti il personaggio letterario migliore delle serie Shadowhunters e per me, forse, di sempre, sarebbero dovute essere scritte unicamente dalla sua creatrice, Cassie, in più tempo, magari, ma con risultati ben migliori.


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Recensione - 34 Pieces of You

34 Pieces of You34 Pieces of You by Carmen Rodrigues
My rating: 3 of 5 stars

3.5 stelle.

E' un romanzo che si fa a leggere con un certo interesse, riuscendo a coinvolgere nella storia, nonostante alcuni momenti di lieve confusione o smarrimento. La conclusione, però, sembra non portare a ciò che ci si aspetterebbe, o meglio la meta attesa non è ampliata come dovrebbe.
Non è da paragonare a Thirteen Reasons Why, perchè non ha l'ambizione di mostrare i motivi o le persone che hanno causato il drammatico gesto con la stessa potenza del libro di Jay Asher.




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Recensione - The Christmas Wish

The Christmas Wish (A Snowflake Triplet Short)The Christmas Wish by Alexandra Lanc
My rating: 4 of 5 stars


Non mi piacciono molto i racconti troppo brevi, perchè non c'è la possibilità di entrare veramente nella storia, ogni aspetto di essa è ridotto e questo non mi permette di appassionarmi. Però se si tratta di un racconto breve che rappresenta un'aggiunta di un romanzo allora mi interesso di leggerlo.
The Christmas Wish è diviso in due parti; la prima è il prequel di Clara Claus, la seconda l'esatto sequel. Proprio per questo motivo do quattro stelle, perchè è come se fosse l'appendice di Clara Claus. E anche perchè è sempre piacevole leggere di quei personaggi, i protagonisti Jack e Clara, e gli abitanti del Polo Nord.

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Recensione - The future of us

The Future of UsThe Future of Us by Jay Asher
My rating: 4 of 5 stars

Freaky Weeky.

Thirteen reasons why è tutta un'altra cosa. L'intensità e il ritmo incalzante di quello splendido romanzo -opera prima di Jay Asher- qui non si trovano. The future of us è una storia molto leggera, ma molto gradevole.
Anni novanta. America. Toy Story.
E' un periodo in cui sono profondamente triste e malinconico, perciò durante la lettura di questo libro ho rischiato di piangere. L'amicizia che dura dall'infanzia, le relazioni tra i personaggi, la possibilità di scoprire il proprio futuro... come mi piacerebbe avere un migliore amico, o amica, dall'infanzia; molto! Ma le cose che ho in comune con Emma e Josh sono i film preferiti. Toy Story e Titanic avranno sempre un posto nel mio cuore! (Non capisco perchè Emma non riconosca il film sulla storia del Titanic che la lei di quindici anni dopo ha aggiunto tra i preferiti di facebook: esistono decine di film sulla vicenda, lo sforzo per riconoscerlo non mi pare così grande, anche prima che esca il capolavoro di James Cameron). Poi, un'altra piccola incongruenza l'ho trovata: nel 1996 non esistevano cellulari che potevano ricevere sms; allora perchè Sidney di tanto in tanto controlla il suo? Solo per conoscere l'ora?
Il tema del viaggio nel tempo mi affascina molto, ma qui più che viaggio è una lettura, i protagonisti scoprono per caso un particolare metodo per scoprire e modificare parte del loro futuro.
Prima di scrivere cose di troppo, devo dire che la tematica sarebbe potuta essere trattata molto meglio, la stori arriicchita, ma già così si tratta di un racconto divertente, dolce e in qualche modo appassionante.




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Recensione - Hex Hall

Hex Hall (Hex Hall, #1)Hex Hall by Rachel Hawkins
My rating: 3 of 5 stars

Contrariamente a quanto afferma Kirkus Reviews su questo libro, non si vede da nessuna parte Veronica Mars, perchè non c'è alcuna investigazione, e neppure l'ombra di Percy Jackson, che a me va meglio così. Concordemente con Publishers Weekly, però, Hex Hall è un debutto in grado di intrattenere.
Non è molto di più, comunque. Per un ragazzino è un libro consigliabile, in quanto risulta una storia spensierata, divertente e in qualche modo magica, ma soffre di crisi di infantilismo e non mancano situazioni che mi hanno procurato delle perplessità.
[Spoiler]. Per esempio, come si fa a non rendersi conto che un fantasma che non è della stessa consistenza degli altri spiriti e che è in dotazione di poteri magici più forti di quelli di streghe molto potenti è qualcosa di altro? Se proprio non ci si pongono dubbi, ci sono le strane espressioni che Alice ha di fronte a certi discorsi con la pronipote.
Inoltre, se la preside della scuola ha sempre saputo della costituente demoniaca della protagonista, perchè non si è mai posta il dubbio che fosse lei la causa degli attacchi alle studentesse? Perchè avere dubbi solo su una vampira? Il fatto che suo padre sia a capo del Concilio non significa proprio niente, considerando che la nonna ha dato dimostrazione di comportamenti propri di una natura demoniaca, no? Probabilmente perchè la prima ragazza uccisa è stata vittima prima dell'arrivo di Sophie nella scuola, ma potrebbero essere di più i colpevoli, per una persona esterna.
Perchè se Sophie arriva nella scuola per Prodigi quando l'anno scolastico regolare è già nel suo corso, trova molti altri adolescenti soprannaturali a iniziare la frequentazione lì quel giorno? Non viene spiegato questo fatto.
Infine, perchè avere ancora tanta paura di un ragazzo che si è scoperto fare parte di un gruppo di cacciatori di Prodigi se si è venuti a sapere che non è stato lui la causa delle aggressioni e non ha tentato di porre violenza alla protagonista? Quest'ultimo dato è quello che effettivamente rende meno perplessi, perchè si può fare riferimento alla paura nei confronti di quel gruppo di cacciatori, ma non cambia il fatto che Archer non ha mai cercato di violentare o uccidere Sophie e lei, spinta dal timore, ha reagito in modo un pò drastico, forse.
In ogni caso, il personaggio migliore è la vampira Jenna, che è adorabile! <3

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Recensione - E finalmente ti dirò addio

E finalmente ti dirò addioE finalmente ti dirò addio by Lauren Oliver
My rating: 4 of 5 stars

Viene citato "Il giorno della Marmotta". Questa è la traduzione letterale di un film che in italiano porta il nome "Ricomincio da capo". E' un'evidente imprecisione della traduzione, perchè provoca confusione. Non si tratta della tradizione dell'osservare la marmotta alla fine dell'inverno, presente in Stati Uniti e Canada, perchè non avrebbe senso nella storia, ma proprio del film.
Io questa cosa l'ho scoperta per puro caso, e di sicuro mi ha infastidito.

Inoltre, un'altra dimostrazione della meticolistà italiana nell'evitare spolier è il titolo, che non lascia scampo, ovvero si sa già da prima di iniziare la lettura cosa avverrà. Quello originale, Prima che io cada, non implica necessariamente quel finale, e nel corso della lettura uno spiraglio si apre, però basta ritornare alla copertina e ci si ricorda che per Samantha non fnirà bene.

Comunque questo libro, che è noioso quasi quanto osservare crescere una piantina, mi è piaciuto mano a mano che si scivolava nel finale. Quindi per me non sono quattro stelle, ma si avvicinano.

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Recensione - The Liar Society

The Liar Society (The Liar Society, #1)The Liar Society by Lisa Roecker
My rating: 2 of 5 stars


Lo ammetto: mi affascina l'immagine della protagonista, una simpatica ragazza liceale dai capelli tinti di rosa e qualche giro di perle attorno al collo.
Però, sempre per essere sincero, devo dire che questa libro non ha rappresentato molto per me. Se ha un capo, non sono riuscito a trovare una coda.
Si tratta di una scrittura mediocre, di personaggi senza spessore, di una vicenda affrettata. Se le avventure di Kate, la protagonista, prevedono un mistero da svelare, questo mistero non ha tensione nè grande mordente. Mi verrebbe da paragonare questa storia a Deadly Cool, che ho letto l'anno scorso, non certo a Pretty Little Liars, il cui titolo somiglia a questo, che mi ha conquistato fin da subito.
Kate non sa che domande porsi, che collegamenti logici effettuare, che risposte aspettarsi. La matematica non è un'opinione, per quanto poco mi interessi, eppure le incongruenze in questo senso non mancano. C'è anche pane per i latinisti: Kate deve affrontare una serie di frasi nella lingua antica, ma il fatto mi ha divertito poco, all'interno di questa caccia agli indizi che conducono a delle scoperte ottenute attraverso lo scorrere delle pagine esattamente prevedibili, e racchiudibili, praticamente tutte, nel titolo stesso. Sì, nel titolo in copertina.
Particolarissima è, invece, la relazione con Seth & Liam, i suoi due compagni di ricerche, diventati tali per bisogno o per interesse.
Perciò, se il libro fosse a sè stante non varrebbe una cicca. Però ha due seguiti -e mi chiedo di che cosa potranno trattare- che mi sono già procurato. Si vedrà.

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Recensione - L'accademia dei vampiri

Vampire Academy (Vampire Academy, #1)Vampire Academy by Richelle Mead
My rating: 2 of 5 stars

2.5 stelle

PRIMO COMMENTO:

Rose non ama la musica degli anni ottanta? Fuck yourself, fucking bitch. IMPERDONABILE!
Lissa mi è più simpatica. E pure Natalie. ;P
Sì, Natalie è molto simpatica. LOL.

COMMMENTO POST LETTURA:

Sommariamente questo libro non mi è piaciuto granchè. Ma mi è stato assicurato che i seguiti saranno migliori, perciò io mi fido e proseguo nella lettura.
Sarebbe potuta essere una storia ben più intensa, ma la scrittura di questo primo capitolo di saga mi è sembrata mediocre. Non voglio essere troppo critico, però mi ha dato idea di uno stile popolare, facilmente fruibile, o meglio popolare. Avendolo letto in lingua originale, posso confrontarlo con quello di Sara Shepard, altra autrice di cui ho letto in inglese diversi libri. E la Shepard, che fino ad ora consideravo molto semplice, è più complessa della Mead; o almeno così è sembrato a me.
Non c'è un vero sfondo, perchè ogni descrizione è privata della sua linfa: diversi fatti posso succedersi nel giro di poche righe. Anche i personaggi potrebbero essere tratteggiati meglio. Persino il retroscena misterioso avrebbe potuto godere di maggior rilievo.
La mitologia vampirica è tanto interessante quanto dubbia. I Moroi non sono molto vampiri, ma più umani particolari. Cioè, bisogna ricordare questo, perchè sono soggetti a tutti i sentimenti umani, alla perdita della popolarità, al dolore fisico e alla depressione. I dhampiri sono più forti in senso fisico e interiore (è per questo che svolgono il mestiere di guardiani).
Addentrandomi nell'appunto sui personaggi, il rapporto tra Rose & Lissa è molto tenero, ma alle volte mi ha dato modo di vedere la prima come una guardiana possessiva, l'altra una ragazzina incapace; poi i ruoli mutano e spero che il rinnovamento continui in meglio.
In generale, è un libro che potrei definire worth reading, ma dagli altri mi aspetto molto di più.

ps: Il libro Il Bacio della Morte di Marta Palazzesi è tristemente molto simile a questo, dall'inizio alla fine, differenziando di pochi dettagli; leggere l'uno è come leggere l'altro, si potrebbe pensare. Però no, questo vale moooolto di più (e non solo perchè è stato scritto prima).
Ciao.


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Recensione - The Iron King

The Iron King (The Iron Fey, #1)The Iron King by Julie Kagawa
My rating: 2 of 5 stars


Questa è la storia di Meghan, una fata dell'estate a metà -nata a causa dell'eccesiva libido del re della corte Seelie, di un fatino dell'inverno -cavaliere della corte Unseelie, di un folletto dell'estate e di un gatto parlante - un Caith Sith. Bisogna aggiungere un tipo di fata più malvagio e moderno che fa fare agli altri la figura dei vintage.
E' stata per me una strada di noia quella che mi ha portato da pagina uno a pagina trecentosessantatre, tanto che a un certo punto ho abbandonato il libro per poi riprenderlo e scoprire che sì, sono riuscito a finire di leggerlo, ma il mio gradimento non è cambiato poi molto. E' una storia noiosa perchè manca nella maggior parte degli elementi che rendono un racconto travolgente. Non si trova una trama forte, perchè è perlopiù costituita di incontri casuali, di dei ex machina e di avvenimenti dimenticabili; i personaggi non sono profondi: probabilmente qualcuno può pensare che per essere una fata nata da un sogno Ash sia abbastanza affascinante, allora io devo ribattere che l'idea che ci si fa all'inizio non basta a creare un personaggio, e con un "perchè non appare ciò che sogno io?"; lo stile narrativo mi pare semplice e proprio poco ricercato, privo di grandi figure retoriche.
Tutto avviene in modo piuttosto evanescente senza lasciare in me alcun segno, ogni piccola frase sulla pagina è scivolata via senza adagiarsi nei miei ricordi eppure con grande fatica -sarà mia la colpa, una mia incapacità verificatasi in questo caso di leggere in lingua originale? La realtà è che mi aspettavo di più o, meglio, altro.


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Recensione - Il circolo segreto/I diari delle streghe

I Diari delle StregheI Diari delle Streghe by L.J. Smith
My rating: 3 of 5 stars


Sarebbero più 2.5, ma indico

3 stelle perchè a Natale si può fare di più. Certo, il giorno di Natale è già passato, ma siamo ancora in quel periodo dell'anno in cui un pò di buonismo è di buon gusto.
In sostanza, la storia narrata ne Il circolo segreto -perchè mi rifiuto di chiamare questo libro I Diari delle Streghe- è una storia molto semplice, adatta più a dei ragazzini o comunque a lettori che non abbiano affrontato già letture più movimentate. Probabilmente nell'anno in cui questa trilogia-in-uno uscì, il 1992, non erano disponibili libri del genere con più spessore.
Tra comportamenti incoerenti, frasi di circostanza, una protagonista che è il personaggio peggiore della vicenda e lezioni (queste interessanti) su cristalli e radici, il racconto si fa leggere, e magari anche un pò riesce a coinvolgere.
Non è una storia di streghe, quanto più di esperti di pietruzze, piantine e candele che amano chiamare loro stessi streghe e distinguersi dai non appartenenti al loro circolo, etichettandoli come esterni. In realtà le streghe a cui tutti sono abituati nella narrativa sono capaci di altre cose, ma questo non guasta eccessivamente.
Certo, talvolta la lettura è un pò imbarazzante, e non voglio dire che si tratti di un libro fantastico, di un capolavoro. Semplicemente è un romanzo-in-tre-(quattro) che si fa leggere in mancanza di altro o per dovere morale in caso di regalo.
Però la piega avventurosa della storia si fa prepotente solo nel terzo libro e come una bolla di sapone scoppia ancora prima di averne assaporato tutte le sfumature della superficie.
Il mistero che si è dipanato, in modo anche molto banale, nel corso dei tre libri è risolto grazie a nient'altro che a una fortunata intuizione. La scrittrice, molto ingenuamente, inizia a fare cenni su questo personaggio, che prima era stato descritto distrattamente, messo un pò in disparte dalla protagonista e dagli altri compagni. Io, dal canto mio, avevo capito del suo coinvolgimento senza quegli indizi, ma lei, la Smith, dal suo canto, avrebbe potuto ricreare più suspance e tensione.
Fondamentalmente, è una lettura che lascia quello che trova, o almeno così è stato per me, ma potrebbe non esserlo per altri lettori; ma d'altronde non mi aspettavo molto di più, cxonoscendo già la Smith dalla serie de Il Diario del Vampiro (e stavolta il titolo italiano è adatto).


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Recensione - Morti viventi a Dallas

Living Dead in Dallas (Sookie Stackhouse, #2)Living Dead in Dallas by Charlaine Harris
My rating: 2 of 5 stars


Di Living Dead in Dallas avevo visto parte della serie televisiva quando non avevo ancora l'età adatta per poter esserne uno spettatore. Avevo odiato la figura di Godric e la vicenda in sè mi era sembrata troppo esagerata, come se i suoi protagonisti si prendessero troppo sul serio.
Prima ancora della trasposizione televisiva, mi sono avvicinato alla saga di Charlaine Harris quasi cinque anni fa, quando non avevo avevo l'età adatta per esserne lettore. Avevo trovato noiose e un pò irritanti le scene di unione carnale della protagonista con il vampiro Bill.
Tempo fa mi è tornata la voglia di leggere questa saga, ancor più che in là con le vicende si affacciano alla trama le fate, e a me le storie di fate hanno sempre affascinato (mentre dei vampiri mi si è affievolita la passione).
Lo ammetto: non ricordavo che la prosa di questa scrittrice fosse così brutta. Va bene, non è il libro migliore della saga e più si va avanti più la storia si fa accattivante, ma avrei preferito gradire questo libro. Così non è stato.
O ho letto una copia taroccata, oppure ogni aspetto del romanzo è trattato in modo decisamente affrettato, visto dal punto di vista di una Sookie che appare più egoista e sciocca che mai. La trovo sciocca perchè si fa trattare come un oggetto dal suo caro fidanzato, esageratamente geloso e morboso, e perchè si considera così colta in quanto conosce il significato del termine "confutare". Qualcuno dovrebbe dirle che essere una cameriera non significa che debba pensare solo a servire i clienti che le toccano il sedere e ad arrabbiarsi per questo e a credersi tanto colta quando invece non lo è. Trascorrere la vita tra lavoro come cameriera e letto con un vampiro è un pò limitante, direi.
Non si può, inoltre, dare onore al merito del mistero all'interno di questo libro perchè, a differenza del capitolo precedente, non è un vero mistero con conseguente svelamento. La suspance del caso è inesistente e una risoluzione poco sentita.
Perchè, poi, dare poco spazio a eventi importanti come l'attacco della menade, la morte di Godric (che, tra parentesi, nel libro non è nemmeno colui che ha trasformato Eric) -che avviene con tre parole, "e prese fuoco."- e la diffusione della follia in alcuni degli abitanti di Bon Temps (e non come nella serie tv in tutta la città per diverso tempo)? La fretta di queste descrizioni ha significato minore trepidazione.
Una delle poche cose belle del libro è Eric, che spero si scoprirà in tutto il suo fascino nei capitoli seguenti.

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Recensione - Clara Snow

Clara Snow (Snowflake Triplet #2)Clara Snow by Alexandra Lanc
My rating: 5 of 5 stars


Io sono il tipo di lettore che se ama un libro gli attribuisce cinque stelline. Non importa se il libro in questione è plausibilmente un briciolo inferiore a livello qualitativo di altri letti precedentemente, e giudicati con il voto massimo. E' il caso di Clara Snow, secondo capitolo della Snowflake Triplet (se non si contano la novella e le due novellette) di Alexandra Lanc.
Io sono sempre stato un pò ossessionato da tutto ciò che riguarda l'Inverno e il Natale (e anche le altre festività della stagione, seppure non rientranti nel complesso delle mie tradizioni) e questa saga non può che interessarmi abbondantemente; o meglio, dopo averla scoperta. Perchè in seguito alla lettura di Clara Claus, primo volume della storia, sapevo che l'avrei amata.
Questo secondo libro è a mio dire più bello ed entusiasmante del primo, che già è un ottimo libro natalizio (e romantico e fantastico).
I difetti che ho riscontrato in Clara Claus qui vengono smorzati e allo stesso tempo ci si abitua. L'autrice ha un modo di narrare davvero raro. Si può dire che la gran parte della storia abbia luogo nella mente dei protagonisti, mentre nel restante spazio i personaggi interagiscono tra loro nella vicenda, più incentrata nel rapporto amoroso di Clara & Jack nel primo libro e nel confronto con due villain ritornati dal passato nel secondo.
Non ci sono, in linea generale, molte descrizioni, ma qualche infodump, e l'organizzazione del Polo Nord si basa un pizzico sulla tecnologia (ma veramente un minimo), cosa che mi ha ricordato i libri di Artemis Fowl di Eoin Colfer, che non ho apprezzato particolarmente, al contrario di Alexandra, due elementi, questi, che mi azzarderei a definire negativi, ma sul piano personale. Sostanzialmente, si tratta di una lettura leggere e veloce, assolutamente delicata e tenera.
Consiglio a tutti coloro che si riconoscono nei requisiti da me inseriti la lettura di questa saga. Io attendo con impazienza i prossimi capitoli. <3

ps: sarò io, ma a Clara mi è parsa come la personificazione del fiocco di neve. Così come Candycane Claus, personaggio del libro North Pole High: A Rebel without a Claus, la prosopopea del bastoncino di zucchero caramellato (candy cane).

-°-°-

Aggiunta! Ho dimenticato di scriverlo in precedenza, ma io adoro il fatto che l'autrice inserisca alla fine del libro delle lettere in cui è contenuta la sua esperienza di scrittura in generale e in particolare sul libro. Mi ispira nel mio fantasticare e mi dà una spinta nel mettere in parole una storia.

-°-*-°-*-°-

I found this adorable drawing of Clara. So cute!



And of Jack. Nice!



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Recensione - Clara Claus

Clara Claus (Snowflake Triplet #1)Clara Claus by Alexandra Lanc
My rating: 4 of 5 stars

Fondamentalmente io e Alexandra siamo molto simili. E' un interesse viscerale, il nostro. Il Natale e la costruzione folklorica che vi è stata costruita attorno hanno sempre significato molto per me. E a quanto pare anche per l'autrice di questo libro, che è stata ispirata dalla visione di un film a tema; una spinta che l'ha spronata a usare delle parole per creare una storia sul Natale, la speranza, l'amore, l'avventura. Io stimo tanto Alexandra e già lo sfondo dell'opera mi piace. E' da anni che sono fissato con la figura mitologica di Jack Frost, ancora da prima che la Dreamworks la rendesse famosa a tutte le fasce d'età. Molto spesso sono un pioniere, e a quanto pare lo è anche Alexandra.
Così mi sono dedicato alla lettura di quest'opera.

Pro (Tesi, hegeliamente):
-Lo sfondo. Il Polo Nord, il Natale, il Concilio dell'Inverno... ottimale.
-Il nome della protagonista: Clara è simile a Clary, protagonista di una delle mie saghe preferite, The Mortal Instruments di Cassandra Clare.
-L'aspetto di Jack Frost: dai capelli bianchi e nevosi e gli intensi occhi blu, rappresenta lo stereotipo del Jack Frost che conosco (bella roba).
-La mitologia interessantissima. Non dico di più.

Contro (Antitesi, hegeliamente):
-Le descrizioni sono veramente minime. Il Polo Nord è visto come una città di edifici, tra cui bar, la casa e il laboratorio di Santa Claus, negozi, il parco. Molto interessante, ma io volevo maggiori dettagli.
-Jack è molto umanizzato, anche se all'inizio è solamente cinico e distaccato. Umanizzato nel senso che non è abbastanza sfuggente come me lo immaginavo.

(o è un pro?)-La vicenda è composta da tre eventi, nessuno di più. La maggior parte del procedere avviene attraverso i pensieri dei protagonisti, i loro sentimenti largamente espressi.

Sintesi, hegeliamente: E' una buona storia, che sa catturare, interessare, al di là dei difetti sostanziali. Come già detto la mitologia espressa intessuta ai pensieri dei personaggi costruisce una storia da tenere ben presente. E poi questo è il primo capitolo di una saga che, stando alle trame dei seguiti e da come questo è terminato, sarà molto movimentata e coinvolgente.

-°-*-°-*-°-



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Recensione - North Pole High: A Rebel Without a Claus

North Pole High: A Rebel Without a ClausNorth Pole High: A Rebel Without a Claus by Candace Jane Kringle
My rating: 4 of 5 stars


What an imaginative fantasy comedy! It is delightful and Christmassy, but also hilarious and tender, perfect for this time of the year and I like it a lot. I hated, instead, Santa Claus in person, who is a total moron, or at least while he is having his toothache.
I loved its infinite Christmas inside jokes, references and puns and I'm wholly glad I read this book. So, I definitely recommend you it.

{Today is the last 2013 days. Bye bye, old year and welcome young one!}



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